My car my data: occorre una legislazione per i consumatori

di | Febbraio 15, 2022

Le auto connesse sono sempre più diffuse e questo è prima di tutto un bene: mai come oggi guidare è un’esperienza confortevole e integrata, in cui tutto è a portata di mano sia per chi guida che per i passeggeri. In questi giorni però la FIA (Fédération Internationale de l’Automobile) accende i riflettori su qualcosa che effettivamente si tende a pensare poco: i guidatori non hanno nessun controllo sui dati immagazzinati e prodotti dalle nostre auto.

FIA lancia dunque la campagna “My car my data” per richiedere alla Commisione Europea una normativa più stringente al riguardo. La ricerca che sta alla base di questa campagna afferma che 9 persone su 10 sono convinte di avere la proprietà dei dati generati dalla propria auto e che 8 persone su 10 crede di non avere alcun controllo su di essi.

Sono dati preoccupanti che in effetti fotografano una situazione altrettanto eclatante, su cui per la prima volta si cerca di puntare il faro. Ne abbiamo parlato insieme a Matteo della Concessionaria Grignani.

Auto sempre più connesse

Febbraio 2022. Entriamo nella nostra nuova auto acquistata 6 mesi fa, ma arrivata oggi a causa della crisi del settore dovuta alla poca reperibilità dei chip necessari per i sistemi automotive. La prima cosa che facciamo è accenderla e configurare il computer di bordo. Creiamo un account, inseriamo i nostri dati personali, probabilmente scarichiamo anche un’applicazione sul telefono per controllare certe cose anche da remoto.

Su quel computer useremo il navigatore, telefoneremo i nostri amici, faremo guardare dei video ai nostri figli e ascolteremo della musica. Tutte queste attività sono tracciate. Non solo: assieme a tutti i dati relativi al nostro utilizzo, la macchina ricorda tutti gli spostamenti che fa, la velocità in ogni momento, lo stato delle componenti, le nostre abitudini di guida e tanto altro ancora. Non ci pensiamo, ma tutti questi dati non sono di nostra proprietà e vengono trasferiti direttamente alla casa produttrice che quell’automobile l’ha costruita e venduta.

La privacy degli automobilisti non viene tutelata

Lasciamo che sia Laurianne Krid, Direttore Generale della Regione I di FIA, a raccontare le motivazioni che hanno spinto l’associazione a lanciare la campagna “My car my data”:

“Il nostro studio conferma, ancora una volta, che, quando si parla di dati generati alla guida di un veicolo, i cittadini Europei non hanno abbastanza potere. È urgente adottare un quadro normativo solido che permetta un accesso equo ai dati, basato sul consenso informato dei consumatori”.

Noi chiediamo alla Commissione – ha concluso Krid – di integrare, il prima possibile, la normativa trasversale con la tanto attesa legislazione specifica di settore. Esistono sempre più evidenze che dimostrano quanto i modelli proprietari proposti dalle case costruttrici non generino l’innovazione di cui gli Europei hanno bisogno per abbracciare la connettività”.

La normativa da integrare è il famoso GDPR, il Regolamento Generale per la Protezione dei Dati. Oggi il Regolamento effettivamente tace sul settore dell’automotive, lasciandolo un po’ a se stesso.

La soluzione alla privacy degli automobilisti sembra facile e soprattutto esiste già. Si tratta della piattaforma S-OTP, che sta per Secure On-Board Telematics Platform. Questo software è facile da implementare in tutte le auto ed è in grado di far decidere al proprietario dell’auto quali tipi di dati desidera condividere e con chi.

Si può per esempio decidere di condividere solo i dati sullo stato di salute dell’auto con la casa madre e i costruttori per ricevere assistenza in caso di guasti. Oppure si può optare per la condivisione totale di tutto ciò che facciamo sulla nostra vettura. Condividere i propri dati non è sempre una cattiva idea, anzi, spesso permette alle aziende di fornirci un servizio decisamente migliore. Semplicemente, secondo la FIA, è necessario che chi quei dati li produce possa effettivamente scegliere cosa farne.

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