UNA LEZIONE DI STORIA APPASSIONANTE QUELLA DI BARBERO DAGLI ALPINI

La storia quando viene raccontata con garbo e con certosina pazienza, non solo piace ma appassiona di brutto. Barbero in una sala conferenze della sede alpini gremita all’inverosimile spopola e tiene centinaia di persone attente alla storia di oltre un secolo prima.

Lo stimolo viene dato da Caporetto, ma, di fatto, è un lungo e appassionato excursus in tutta la prima guerra mondiale sul ruolo degli italiani e sulla capacità del nostro esercito di ribaltare una guerra persa. Dettagli a volte insignificanti, altre volte carichi di adrenalina, tengono con il fiato sospeso le persone in ascolto. Kobarid il monte Rombon, il generale Capelli, Cadorna e Diaz, con il sanguinario fucilatore Graziani (non è parente con quello della seconda guerra mondiale) sono l’utile contorno di una serata di ripasso di storia.

Barbero è molto bravo a stimolare la fantasia e a rendere credibile un argomento in principio molto intricato. Il linguaggio usato è quello moderno e in fin dei conti è così molto semplice raccontare una storia che, anche se frutto di un secolo prima, sembra la cronaca di un giornale del giorno precedente. La sua passione diventa la passione di tutti, e alla fine esci dall’incontro con la consapevolezza di un arricchimento personale. Inutile dire che il Presidente degli Alpini Marco Fulcheri non poteva iniziare al meglio le celebrazioni del centenario della vittoria.

 

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