UN XXV APRILE DA RICORDARE

C’era Silvio Biasetti, 106 anni, la fierezza nel suo cappello da Alpino e nel tricolore legato al collo, accanto al palco dei relatori alla cerimonia di commemorazione della Liberazione che a Biella si è svolta, come è consuetudine, il 24 e non il 25 aprile, perché le milizie nazifasciste abbandonarono la città un giorno prima rispetto all’arrivo delle truppe alleate, sospinte fuori dalla controffensiva dei partigiani. Una rara pausa dal maltempo delle ultime ore ha fatto da cornice alla manifestazione ospitata nella piazza tra il municipio e il Battistero, che si è aperta con le parole del sindaco Marco Cavicchioli: “Ci sono giorni che ricordano eventi tragici, come quelli dedicati al ricordo degli eccidi di piazza Martiri e piazza San Giovanni Bosco, a giugno e a dicembre. Questo invece è un giorno di festa, la stessa festa che si riversò nelle strade di Biella il 24 aprile del 1945, con la gioia perché era stata riconquistata la libertà dopo vent’anni di tirannia criminale”.

Cavicchioli ha parlato di fronte ai labari e alle insegne delle associazioni d’arma e dell’Anpi. Tra le autorità, erano presenti il prefetto Annunziata Gallo, il procuratore capo della Repubblica Teresa Angela Camelio, il consigliere provinciale Riccardo Bresciani in rappresentanza dell’ente e i vertici delle forze dell’ordine. Dei cinque parlamentari eletti in provincia, era presente Gilberto Pichetto, con il consigliere regionale Vittorio Barazzotto e un nutrito gruppo di assessori e consiglieri comunali, oltre ai sindaci e ai rappresentanti dei Comuni della provincia. “Non mi piace parlare di derby” ha proseguito il primo cittadino, “ma se proprio bisogna restare nella metafora calcistica, il 25 aprile non è un derby tra fascisti e comunisti ma tra fascisti e democratici. Nella Resistenza c’erano dentro tutti, dai monarchici ai socialisti, dai cattolici alla destra liberale, e non solo i comunisti. C’erano coloro che si riconoscono, oggi come allora, in un ideale di libertà e democrazia, quello che ha dato vita alla Costituzione. Il vero lascito della Resistenza è proprio la democrazia. E, insieme a questa, l’esempio di uomini che, di fronte alla tirannia durata un ventennio, ebbero il coraggio di non abbassare la testa”.

Gianni Chiorino, presidente provinciale dell’Associazione nazionale partigiani, ha ricordato i 667 martiri che persero la vita durante la Resistenza nel Biellese e ha messo l’accento sull’ultimo episodio di sangue perpetrato dai militari repubblichini prima di ritirarsi, l’omicidio di tre persone civili in quello che ora è viale Matteotti, “ricordato con una lapide che anno dopo anno i sindacati tengono in ordine e adornano di fiori”. Anche Chiorino ha posto l’accento sull’eredità della Liberazione: “Fu Vittorio Foa, che patì il carcere come dissidente durante il fascismo e poi fu eletto parlamentare, a rimarcare la differenza quando un altro deputato, ex fascista, gli disse che ormai potevano chiamarsi semplicemente colleghi. E la differenza è che la libertà aveva reso possibile anche a lui, suo avversario di poter esprimere liberamente le sue opinioni. Anche in questa piazza, se qualcuno volesse dissentire, dovrebbe semplicemente alzare la mano e si aprirebbe un dialogo. Non un contrasto, ma un dialogo

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