UN BRINDISI ALL’ECCELLENZA ITALIANA, CON I VINI DI CAVE DU ROI

Per l’Anno nazionale del cibo italiano, Biellacronaca, in collaborazione con Ascom Biella, vi accompagna alla scoperta delle etichette italiane scelte e selezionate dal sommelier Eugenio Bigliocca.

Il Prosecco, la vite ad alberello di Pantelleria, i paesaggi della Langhe Roero e del Monferrato. Quando si parla del buon cibo italiano, non si possono dimenticare le eccellenze enologiche del nostro territorio, apprezzate e conosciute in tutto il mondo. Il 2018 come Anno nazionale del cibo vuole porre l’attenzione sulla valorizzazione di queste specialità, alcune delle quali già riconosciute dall’UNESCO come patrimonio dell’umanità: “Il nostro Paese può vantare una diversità ampelografica notevole. Qui si trovano varietà autoctone che ben descrivono il terroir da cui provengono, varietà che all’estero non rendono allo stesso modo, con risultati deludenti nelle performance gusto-olfattive. Un esempio? Il Nebbiolo prodotto in Australia o in America, senza paragoni con quello proveniente dalle zone vocate quali Gattinara, Barolo e Barbaresco”, parola di Eugenio Bigliocca, titolare di Cave du Roi nonché sommelier e giudice internazionale.

Dalla sua sede di viale Cesare Battisti a Biella, l’azienda, nata nel 2004, commercializza vini e distillati di qualità, per lo più italiani, non presenti nella grande distribuzione. Qui trovano spazio piccole eccellenze territoriali come il Ruché di Castagnole Monferrato de La Miraja, il Lacrima di Morro d’Alba di Stefano Mancinelli o il Gewurztraminer di Bellaveder, con un occhio di riguardo ai prodotti regionali: “Fra questi, piacciono molto i vini di Lodovico Barboni, il Nebbiolo Coste della Sesia, il Vespolina ed il rinomato Bramaterra. Molto richiesti anche il Gattinara di Mauro Franchino, il Ghemme di Mazzoni ed il Lessona di Villa Bramasole”.

Il comparto del vino rappresenta uno dei settori più importanti del panorama agroalimentare nazionale, registrando dati positivi come produzione ed esportazione. In questo scenario estremamente vario e diversificato, Eugenio predilige le piccole produzioni che lavorano nel rispetto della tradizione: “Degusto ogni singola annata ed ogni singola partita, scegliendo il produttore ed il prodotto col miglior rapporto qualità/prezzo”, commenta, “Oggi la mia clientela è più concentrata sulle sensazioni organolettiche del vino che su quei suffissi che spesso giustificano costi assurdi senza apportare un consistente plusvalore. Ormai anche i produttori convenzionali lavorano con sempre maggiore attenzione in vigna ed in cantina, limitando al minimo l’uso di sostanze (analisi alla mano, i residui sono ben al di sotto i minimi di legge)”.

Appurata dunque la qualità dell’offerta, non poteva esserci iniziativa migliore dell’Anno del cibo (vien da dire). L’Italia è evidentemente la patria regina per il turismo enogastronomico e oggi più che mai il cibo viene vissuto a livello internazionale come cultura e condivisione. Dove si è inceppato il meccanismo allora? “Il nostro problema è più che altro culturale: ci adagiamo sull’idea che i turisti vengano in Italia perchè è bella, trascurando la cura del servizio e dell’accoglienza”. Un’opinione personale, quella di Eugenio, ma anche il punto di vista di un viaggiatore che ogni anno vola in tutto il mondo per lavoro e per passione: “Cibo e vino sono volani importanti per sostenere l’economia ed il turismo territoriale perché polarizzano l’attenzione di una clientela colta, golosa e con capacità di spesa, tutto a nostro benefico. Bisogna però aspirare ad essere i migliori in termini di cortesia, customer service e professionalità, doti che spesso mancano ai player italiani”.

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