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REVOCATA LA CONCESSIONE DEL TEMPIO CREMATORIO AI RAVETTI

A seguito della chiusura delle indagini da parte della Procura della Repubblica, il Comune di Biella ha avviato la procedura amministrativa nei confronti di Socrebi per addivenire alla risoluzione della concessione per la gestione del tempio crematorio.

La comunicazione di avvio del procedimento notificata nei giorni scorsi è il primo atto (“Un atto dovuto e necessario” sottolinea il sindaco Marco Cavicchioli, che l’ha firmato) che porterà, in tempi che a palazzo Oropa si augurano brevi, alla risoluzione dei rapporti con Socrebi e alla riapertura della struttura, di cui è stato annunciato il dissequestro dopo l’inchiesta giudiziaria che ha coinvolto i vertici della società che ne aveva la gestione.

La comunicazione di avvio del procedimento è un documento amministrativo ufficiale che, secondo quanto previsto dalle leggi vigenti, concede quindici giorni di tempo a Socrebi per eventuali contestazioni circa i gravi fatti che sono stati riscontrati dalla Procura delle Repubblica.

Con tale atto il Comune, in sede amministrativa, alla luce degli atti di indagine espletati in sede penale, che evidenziano una serie di condotte che hanno minato in modo irreversibile i rapporti con il concessionario, manifesta formalmente l’impossibilità di proseguire nell’affidamento dell’impianto a Socrebi e attiva pertanto le procedure amministrative conseguenti per la sostituzione del concessionario della struttura.

“In questa vicenda” spiega il sindaco Marco Cavicchioli “il Comune di Biella è parte lesa esattamente come i cittadini, di cui condividiamo sgomento e indignazione. Al contempo non si poteva avviare la procedura per la risoluzione della concessione fino alla chiusura delle indagini e all’acquisizione della relativa documentazione investigativa, per la quale si ringrazia il Procuratore della Repubblica per la fondamentale attività svolta in questi mesi e per la collaborazione che ha garantito al Comune di Biella”.

A.G.

Biella #Cronaca #In primo piano #Territorio

CODACONS CONTRO IL TEMPIO CREMATORIO RIDATO IN GESTIONE AI RAVETTI

Codacons  – si legge in una nota stampa – ritiene che il dissequestro del Tempio disposto dal GIP era più che prevedibile ed in linea con l’esigenza di tutela di un servizio pubblico ed essenziale come è la cremazione dei defunti. Ciò che scandalizza invece è il fatto che le chiavi della struttura verranno riconsegnate in mano alla famiglia Ravetti, che si è macchiata di condotte inaccettabili per qualsiasi concessionario, poiché nel frattempo non è stata prevista alcuna revoca del contratto ed individuato un altro gestore.

Non può certo ritenersi una garanzia di cambiamento che al posto dei fratelli Ravetti siano subentrate come socie la madre e la sorella.

Al di là del dato formale, nella sostanza questo gioco delle tre carte è un ulteriore e fragoroso schiaffo alla pretesa di moralità e rispetto delle famiglie.

Quando si terrà l’assemblea dei soci saranno veramente le nuove socie a decidere o leggeranno le istruzioni ricevute da casa Ravetti, dove peraltro è fissata la sede legale della Socrebi?

Le nuove socie sono dotate dei requisiti tecnici e delle specifiche competenze che hanno consentito alla Socrebi di vincere a suo tempo la gara pubblica?

Le famiglie che hanno letto le confessioni sugli oltraggi commessi in danno dei propri cari ad esclusivo scopo di lucro, potranno mai affidare un figlio, un fratello od un genitore alle mani della Socrebi nella sfortunata necessità di un nuovo evento luttuoso? Codacons, per conto delle circa 500 famiglie che rappresenta e che si rifiutano di chiudere gli occhi di fronte ad una tale indolenza, ha inviato una diffida ufficiale alla Socrebi S.r.l. e al Comune di Biella per far sì che impedisca – come è suo preciso dovere in qualità di concedente il servizio – la riconsegna della gestione del Tempio crematorio agli stessi Ravetti per interposta persona, per di più con soggetti che paiono privi delle necessarie competenze.

A.G.

Attualità #Cronaca #Società

CESSATE DI UCCIDERE I MORTI

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa lettera di un lettore che ben esprime il disagio per i fatti di cronaca che lo hanno toccato, anche personalmente, riferiti al Tempio crematorio cittadino

Giuseppe Ungaretti scriveva “Cessate d’uccidere i morti”, e quei versi mai come oggi sono di una attualita’ sconvolgente.

Mi riferisco alla vicenda del forno crematorio, e fatte salve le dovute garanzie,  se verrà provato nelle aule di giustizia che, i reati iscritti ed altre ipotesi di reato che dovessero emergere in ragione dell’operato di coraggiosi e seri penalisti, che ben conoscono le procedure penali, coadiuvati da tecnici di un certo spessore, e gli “attuali” indagati fossero colpevoli, vorrà dire che la morte fu stuprata. Ora, virtù del fatto che i morti non parlano, ritengo sia compito dei vivi (me compreso) dar loro una voce, e far sentire l’urlo straziante che grida giustizia nel nome di un “popolo” fatto di mogli, mariti, padri, madri, sorelle, fratelli, che hanno il dovere morale di agire nonostante la imperante disinformazione.

Atti, che sarebbero di una gravità tale e che sarebbero stati compiuti oltre ogni “umana” immaginazione, per motivi lucrativi, frodando i loro ignari clienti e per giunta come nel mio caso, in un momento di straziante dolore causato dalla morte di mia sorella.  Denaro, che non avrebbe nulla di “paradisiaco”, ma piuttosto, una vestizione Dantesca perché sporco delle ceneri, delle ossa e di quei resti che in parte sarebbero stati mischiati ad altri e/o smaltiti nei sacchi della spazzatura e scatoloni con il bene placito di persone che sarebbero coinvolti nelle pratiche di smaltimento.

Si, perché i corpi esanimi dei defunti, sarebbero stati spogliati della propria umana e terrena dignità, utilizzando strumenti di tortura medioevale, certi del fatto che le vittime non avrebbero certamente proferito alcun lamento, alcun urlo straziante di dolore, e tutto ciò per il “Dio” denaro, e se così fosse, questi atti avrebbero ferito in modo indelebile le anime non solo di quei morti, ma anche gli affetti di migliaia di persone ed il buon ricordo che costoro costudivano dei propri amati defunti, e tutto ciò sarebbe orribile ed inaccettabile.

Io penso, sia necessario riflettere sul senso di ciò’ che parrebbe essere accaduto e di chiederci se, in fondo, non sia tutto così “normale” che in una società che non rispetta i vivi non possa poi rispettare anche i propri morti. Ora, fatte salve le debite garanzie per gli indagati, questa vicenda profumerebbe, “se così si puo’ dire”, di un passato nefasto, in cui i corpi martirizzati degli ebrei uccisi dai Nazisti furono anch’essi struprati ed ammassati nei forni crematori o gettati con disprezzo nelle fosse comuni, con modalità non molto distanti da quelle che sarebbero state utilizzate in questa terribile vicenda, previo il fatto, che gli adepti al nazional socialismo certamente non avrebbero consegnato ai familiari delle vittime le ceneri dei defunti, a fronte di un congruo compenso per il servizio compiuto.

Esprimere un giudizio morale e lo sdegno per questa vicenda e rispetto a tutti i mercanti che trattano i morti fottendosene della loro sacralità e del dolore che dilania i familiari, e’ non solo un dovere morale ma e’ necessario. La vita, come la morte ed il senso di quelle rime struggenti di Ungaretti, stanno a significare proprio questo, i corpi dei morti debbono essere rispettati e non uccisi, perché la morte ci pone tutti sullo stesso piano, però una delle cose che ci distingue l’uno dall’altro e’ il rispetto della vita ma anche e soprattutto  il rispetto per la morte stessa che è alla base della cultura umana.

Penso agli antichi Egizi, che cercavano di conservare i corpi perché sopravvivessero nell’Aldilà, ai greci, che lavavano e profumavano i corpi dei loro cari, agli etruschi, che ricoprivano le pareti delle tombe con pitture raffiguranti il defunto ad un grande banchetto presieduto dagli Dei ed ai romani, che custodivano in casa le maschere di cera dei propri antenati e ne invocavano la protezione, proprio come le urne custodite da molti familiari coinvolti in questa vicenda, me compreso. Per mero spirito narrativo, utilizzando come d’obbligo il condizionale, vorrei citare altre vicende che parrebbero essere simili alla vicenda in oggetto, e queste si’ sono realmente accadute perché provate in giudizio in un recente passato in Italia e ne darò un breve cenno al fine di stimolare le coscienze delle persone che hanno la spudoratezza di ritenere che queste orribili vicende non possano mai essere accadute nel nostro paese.

Vicende, in cui soggetti privati e pubblici furono condannati per reati similari a quelli iscritti alla Socrebi Srl-Ravetti ed agli indagati, e di cui ribadisco non vi è’ alcuna certezza di colpevolezza fino al terzo grado di giudizio, ci mancherebbe altro, e quindi fino a prova contraria gli è’ dovuto il nostro rispetto nella speranza però che lo stesso rispetto sia stato da castoro dato a tutti  i nostri cari defunti.

Più specificatamente:

Comune di Massa, condanna e risarcimento ai familiari delle vittime. Roma, dove i giudici indagarono su diverse salme “dimenticate” nelle casse da morto in un magazzino per due anni mentre i parenti portavano “mazzi di fiori” al camposanto convinti che le ceneri dei familiari stessero definitivamente riposando in quel luogo. Padova, dove furono sequestrate le ceneri di tre persone buttate tutte insieme nello stesso contenitore dagli addetti alla cremazione di una ditta che si vantava d’avere ottenuto il riconoscimento di controllo di qualità “Iso 9000”. Segrate, dove sono state trovate otto casse contenenti ceneri mischiate di chissà quanti defunti e ottanta casse zincate con i resti ossei di centinaia di corpi ormai derubati totalmente della loro identità. È successo anche a Mirteto a Prato a Collecchio, Roccastrada, Vignola, Fornovo, Parma, Piacenza e, insomma, un po’ in tutte le località in cui la società “Euroservizi” multinazionale della cremazione e cioè una delle aziende più coinvolte, aveva ottenuto gli appalti per le cremazioni.

Fidenza, dove la società aveva ammassato in 60 sacchi dell’immondizia una tale quantità di ceneri di cui si stimo’ “appartenere a circa 2 mila corpi cremati”. Parrebbe esserci quindi una sorta di macabro vizietto nazionale per il quale le autorità dovrebbero intervenire con controlli mirati per porre fine, anzi una “morte” senza lode, senza onore e con molta infamia e ci mancherebbe altro. Inoltre, vorrei indicare che le spoglie di mia sorella Paola morta il 22/08/2018 furono affidate alla ditta Socrebi Srl/Ravetti ed in virtù di quanto ho precedentemente scritto, il mio atteggiamento rispetto agli indagati vuol essere assolutamente garantista, ci mancherebbe altro, previo il fatto però che senza alcun dubbio sporgerò querela e farò analizzare le ceneri contenute nell’urna, al fine di verificare la natura delle stesse e se quest’ultime siano effettivamente di mia sorella o meno.

Detto questo, con la viva speranza che gli indagati siano innocenti e che questa vicenda parafrasando quanto avrebbe indicato il Sig. Ravetti e riportato su un giornale locale, sia “tutto una sceneggiata” e che la sceneggiatura sia stata il frutto di mera fantasia indiziaria, e che la Procura abbia preso una clamorosa cantonata, tutto ciò significherebbe che le spoglie di mia sorella e di tutti gli altri defunti non furono oggetto di uno strupro e la ditta Socrebi Srl-Ravetti potra’ riprendere le proprie normali attività imprenditoriali e qual’ora gli venga concessa la autorizzazione dagli entri preposti,  addirittura implementare la struttura e la produzione crematoria con un secondo forno.

Inoltre, vorrei dirvi che mia sorella si rivolge a me, alla mia famiglia ed ai miei amici con tutto il suo amore e delle volte la sogno che mi guarda sorridente, perché al di là della giustizia nei tribunali, secondo gli antichi greci le persone malvagie che non portavano rispetto a un defunto venivano perseguitati più che dalla giustizia umana dalla propria anima fino a renderli pazzi, e se gli imputati dovessero essere condannati, li invito a riflettere sulla propria esistenza e sul senso della stessa per trarne le debite conseguenze proprio come ho riflettuto io a causa di questa vicenda ed in virtù della prematura morte di mia sorella. Con la speranza di vivere molto a lungo per poter godere fino in fondo delle mie umane,  molte e sanissime debolezze oltre agli innumerevoli piaceri della vita, con affetto e mi rivolgo a tutti i familiari che loro malgrado come me sono stati coinvolti in questa terribile vicenda, con l’augurio che giustizia sia fatta, e che emergano tutte le verità qualunque esse siano e che possano coincidere con le verità “processuali” e che vi sia una piena condanna o una piena assoluzione.

Concludo questa lettera, indicando, che “nel caso” di una mia morte prematura (facendo i debiti scongiuri!!!) prima che il terzo grado di giudizio abbia avuto esito e che siano definitivamente rivisti i termini per la prescrizione dei reati, vorrei pubblicamente indicare che gradirei essere serenamente cremato presso una struttura Elvetica (Lugano o Ginevra) alla tassativa presenza di un notaio, dei miei familiari ed amici (non si sa mai!!!) perché in Italia a quanto pare non c’è’ pace nemmeno per i morti, ed i morti e’ vero non possono ne parlare ne testimoniare (e nel caso difendersi e sporgere querela) se non nei nostri sogni o nei nostri incubi peggiori ed in tal caso, perseguitarci anche dall’aldila’ per il resto della nostra vita sino al giungere della nostra ineluttabile morte.

m.t.

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TEMPIO CREMATORIO LUNGA E DIBATTUTA COMMISSIONE CONSIGLIARE

Lunga e partecipata riunione ieri sera in Commissione Consiliare, quella presieduta dal consigliere di maggioranza Paolo Galuppi in cui il tema dell’incontro era quello legato alla gestione del forno crematorio e i rapporti con la società Socrebi, ma se era logico aspettarsi la presenza di tutti i consiglieri comunali, il parterre era decisamente affollato sia sul fronte giornalistico, tutte le testate di Biella presenti e anche alcuni ospiti come il segretario della Lega Mosca e a sorpresa Francesco Montoro. E stato il segretario del Comune Gianfranco Cotugno a spiegare la genesi del servizio di cremazione del comune

Siamo nell’ambito di un project financing che prevede la concessione di un servizio ad un privato in cambio della realizzazione dell’opera necessaria a quel servizio (progetto nato durante la giunta Gentile e aggiudicato a Socrebi a seguito di gara di appalto sull’offerta migliore). Questo genere di concessioni non prevede revisioni della convenzione e delle tariffe se il concessionario privato incrementa la sua attività, si tratta di un possibile sviluppo così come può capitare il contrario, in pratica è il rischio di impresa che il privato si prende, nel bene e nel male. Il piano di equilibrio finanziario serve esclusivamente a garantire il Comune rispetto alla capacità del concessionario di realizzare e costruire l’opera, e non rappresenta i ricavi attesi che hanno determinato la convenzione (rispetto alla quale, come si è detto, non si è pervenuti a seguito di trattativa ma di gara). Il fatto che Socrebi avesse realizzato nel 2017 molte più cremazioni rispetto a quelle preventivate rientra nei possibili sviluppi dell’impianto. Il bando e la convenzione originari prevedevano l’affidamento di un impianto crematorio, senza stabilire se composto da una o due linee e pertanto la richiesta di ampliamento era legittima e non comportava alcuna necessità di una nuova gara.

Ma proprio sul discorso non dell’ampliamento con concessione di una seconda linea operativa e non di supporto si è concentrata la replica del consigliere della Lega Moscarola, mentre il consigliere dei cinque stelle Rinaldi ha puntato l’analisi sugli introiti della struttura e i benefit maggiori che avrebbe potuto incassare il Comune di Biella da tale operazione. Inoltre da parte dell’opposizione è stata fatta notare l’incongruenza numerica su alcuni documenti ufficiali di Regioni e Asl in merito proprio al numero di cremazioni, mentre Foglio Bonda ha puntato il dito sul fatto che il Comune stante questi numeri non avesse richiesto una modifica al piano economico e finanziario. Da parte della maggioranza il consigliere Simone Rosso ha richiesto più attenzione nella futura gestione di un piano regolatore cimiteriale fatto anche di condivisione di notizie e di informazioni che, con tutta probabilità, toccheranno anche la nuova amministrazione che si andrà a insediare a giugno del prossimo anno.

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TEMPIO CREMATORIO: TUTTI I CONSIGLIERI UNITI PER TUTELARE IL COMUNE DI BIELLA E LA COMUNITA’ BIELLESE

Martedì sera si è tenuta la conferenza dei capigruppo del consiglio comunale di Biella alla presenza del Sindaco Cavicchioli, del Presidente del Consiglio Fabrizio Merlo e dell’Assessore Sergio Leone. All’ordine del giorno la situazione legata a quanto successo al Tempio crematorio. Una riunione ritenuta doverosa dal primo cittadino di Biella per informare sullo stato dell’arte e per confrontarsi con gli altri consiglieri. Tutti gli intervenuti hanno espresso unanime solidarietà e vicinanza alle famiglie coinvolte nel caso

Il Sindaco Cavicchioli ha rilasciato un comunicato stampa in cui dichiara: “Insieme ai capigruppo abbiamo condiviso la documentazione amministrativa che a partire dal 2010 ha condotto alla costruzione del tempio crematorio cittadino affidato in concessione a So.Cre.Bi. nell’ambito di una realizzazione in project financing, analizzando i vari passaggi che si sono succeduti in questi anni. In occasione dell’incontro ho ribadito la ferma intenzione dell’Amministrazione, con il consenso unanime di tutti i capigruppo, di adottare le misure necessarie a tutelare il Comune di Biella e la comunità biellese in ogni sede competente rispetto ai fatti che saranno accertati.”

red bi

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IL FORNO CREMATORIO DELLA VERGOGNA E DELL’ORRORE

Particolari agghiaccianti e raccapriccianti sono emersi dall’indagine dei carabinieri.

“Una lugubre catena di montaggio della morte a fine di lucro”, la definisce così il procuratore Teresa Angela Camelio la vicenda che ha sconvolto Biella. Il blitz di questa mattina, iniziato alle 4,30, dei carabinieri della sezione giudiziaria aliquota dei carabinieri di Biella con a capo il luogotenente Tindaro Gullo al tempio crematorio di Biella gestito dalla SoCreBi ha portato all’arresto, su ordine del Gip, di Alessandro Ravetti, amministratore delegato e Claudio Feletti, dipendente dell’azienda e residente a Ponderano, per i reati ipotizzati di distruzione, sottrazione e soppressione di cadavere, violazione di sepolcro, gestione pericolosa aggravata dei rifiuti e istigazione alla corruzione. Al solo Ravetti viene contestata anche quest’ultimo reato per aver dato denaro a un dipendente pubblico probabilmente per fargli smaltire ceneri e resti di corpi come rifiuti. Macabri e sconcertanti i dettagli forniti dal procuratore sulle modalità di cremazione delle salme. I militari hanno messo i sigilli alla struttura, all’area di 900 metri quadrati. E ancora sotto sequestro probatorio un’ascia, una roncola, due palanchini usati per le aperture delle bare, una mannaia, tre scatole contenenti ossa umane e ceneri oltre ad un altro contenitore aperto dal peso di 124,45 chili e due ossari esterni all’edifico posizionati a fianco di cassonetti dell’immondizia. L’indagine iniziata il 20 settembre è ancora in corso ed è stata il frutto di una serrata e capillare azione investigativa dei carabinieri. Un’intensa attività di osservazione notturna anche con l’installazione di video ambientali. Tutto questo ha portato alla luce la lugubre catena di montaggio della morte a fine di lucro. L’azienda da quando è entrato in vigore il progetto Pegaso, per il quale possono essere cremate anche salme in arrivo da altre province, ha incrementato il fatturato del 441%. Ad oggi sono 3600 le cremazioni. “Proprio questo dato -commenta il procuratore- ci ha indotto a porci dei quesiti”.

I PARTICOLARI. All’inizio dell’attività nel 2016 il numero delle cremazioni erano di 4 al giorno, ora si è passati a 15. Per arrivare a questo è stato ridotto il tempo medio di cremazione da circa due ore a un’ora e mezzo, strappando con apposito arnese lo zinco contenente all’interno delle casse da morto. Ma non solo, i particolari emersi sono agghiaccianti: le cremazioni erano sommarie rendendo disumane alcune operazioni. In molti casi sono state bruciate due casse insieme con la conseguenza di ottenere ceneri mischiate. Lo zinco eliminato insieme ai resti biologici sono stati accantonati fuori nel piazzale e ricoperti di fiori in attesa di una destinazione ancora in via di accertamento. Per un anno il forno crematorio ha funzionato dalle 4 di mattina a mezzanotte. Una vera macchina da soldi che, per accantonare denaro, doveva rendere il massimo. Dalle 4 cremazioni giornaliere si è passati a 15 o forse più usando metodi a dir poco raccapriccianti. Le immagini registrate dalle telecamere posizionate dai carabinieri sono state definite dal procuratore Camelio “di una crudezza allarmante”.

Fulvio Feraboli