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BIELLA TASSA RIFIUTI, AGEVOLAZIONI PER LE FAMIGLIE IN DIFFICOLTA’ ECONOMICA

La giunta ha approvato i criteri per erogare i contributi al pagamento della tariffa rifiuti dell’anno 2017, riservati alle 230 famiglie in difficoltà economiche che ne hanno fatto richiesta e che risultano averne diritto. La quota pià alta spetterà ai nuclei di almeno sei componenti che hanno un Isee fino a 8mila euro: a loro sarà fatto uno sconto del 70% sulla parte variabile della Tarip. Le famiglie fino a 5 componenti con un Isee fino a 3mila euro avranno un ribasso pari al 60%, quelle con un Isee tra 3mila e 7mila euro del 50%. Sono a disposizione circa 50mila euro per gli aiuti che saranno dati in ogni caso solo a chi sarà in regola con i pagamenti degli anni precedenti.

L’anno scorso erano state 240 le famiglie che avevano avuto accesso al contributo. Chi ne avrà diritto non riceverà un’erogazione di denaro ma si avrà uno sconto sulla bolletta al momento del pagamento. Per esempio una bolletta di 120 euro, 60 di parte variabile e 60 di parte fissa, diventerà di 78 euro, se si ha diritto a un bonus del 70%. «Abbiamo scelto criteri» sottolinea l’assessore all’ambiente Diego Presa «che privilegiassero, tra le famiglie bisognose di sostegno, quelle più numerose».

Red BC

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BIELLA AL QUINTO POSTO IN ITALIA PER IL PAGAMENTO DELLA TASSA DEI RIFIUTI

I dati sono stati stilati nel report di Crif Raiting.

Biella è al quinto posto assieme a Padova, Lecco, Mantova e Lodi tra le province italiane per il versamento della tassa dei rifiuti. A dirlo è l’analisi di Crif Ratings condotta sui bilanci dei comuni italiani che ha analizzato i mancati incassi su base pro capite relativi alla tassa rifiuti del 2016, evidenziando le differenze emergenti a livello regionale, provinciale e di città metropolitane. Nella provincia di Biella mancano all’appello 3 euro per cittadino contro i 149 euro di Roma che si trova al polo opposto della classifica.

Tra le regioni virtuose si trovano quelle a statuto speciale del Nord Italia (Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige e Val d’Aosta), la Lombardia e il Veneto con mancati incassi pro capite inferiori a 10 euro (ovvero meno dell’4% dell’accertato).

Tra le regioni meno virtuose troviamo al primo posto il Lazio dove l’ammanco pro capite è di 121 euro, seguito dalla Sicilia (con 77 euro su un accertato del 38%), mentre al terzo posto si trova la Campania con 63 euro e la Calabria (circa 45 euro).

A livello nazionale, secondo il report di Crif Ratings, ogni anno manca all’appello il 20% dei corrispettivi dovuti, che tradotto in altre parole significa che una famiglia italiana su cinque non paga. L’ammanco ha raggiunto 1,8 mld di euro nel 2016 e si è attestato mediamente intorno ad 1,7 mld annui nel triennio 2014-2016.

I dati relativi ai mancati incassi, esposti in modo aggregato su base pro capite per l’ambito territoriale di riferimento, sono calcolati come differenza accertamenti della Tassa Rifiuti (‘TARI’) e l’ammontare effettivamente riscosso. In generale CRIF Ratings rileva che la TARI rappresenta in media circa il 30% del totale delle entrate tributarie e risulta essere il tributo che maggiormente si presta a non essere pagato dagli utenti data la natura “quasi universalistica” del servizio. Infatti, risulta difficile discriminare la raccolta per le utenze morose.

Sebbene la base del tributo sia legata al principio del “chi inquina paga” sancito dell’Unione Europea, il corrispettivo dovuto dall’utenza è legato esclusivamente ad elementi che esulano dall’effettivo utilizzo del servizio (ovvero superficie dell’abitazione e numero componenti del nucleo familiare), e pertanto tende ad amplificare le esternalità negative di comportamenti spesso “non etici”. Inoltre, dal punto di vista finanziario, l’applicazione della logica del tributo fa restare in capo ai Comuni il rischio di mancata riscossione.

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LA TASSA RIFIUTI E’ SEMPRE PIU’ SVINCOLATA DALLA QUALITA’ DEL SERVIZIO OFFERTO. UN’ANALISI

La Tari, la tassa sui rifiuti, risulta, secondo uno studio del Sole 24 Ore, sempre più svincolata dalla qualità del servizio fornito agli artigiani, ai commercianti e agli imprenditori. Nello studio è stato preso in esame l’andamento del tributo per metro quadro in 76 capoluoghi di provincia con almeno 50mila abitanti per quattro tipi di attività: un albergo, un supermercato, un parrucchiere e un negozio di ortofrutta. Sono state analizzate anche le caratteristiche principali e la qualità del servizio, la quota percentuale di raccolta differenziata, la Carta del servizio e infine l’attenzione alle imprese.

Nel 2017 si registrano rincari record in ben 27 capoluoghi come Andria, Cagliari e Chieti, mentre in altri trenta la tassa risulta ridotti e nei restanti 18 è rimasta stabili. Le cause sono molteplici, come commenta Donato Berardi, direttore del Laboratorio sui servizi pubblici locali di Ref Ricerche: “le regole non sono chiare su quali siano i costi ammissibili”, quindi spesso le tariffe finanziano anche spese estranee al servizio stesso. Molto dipende anche dal tipo di attività: gli albergatori, ad esempio, puntano su città con una Tari poco elevata, come ad esempio Belluno, Udinese e Cuneo, mentre i parrucchieri e le estetiste del Mezzogiorno registrano un salto notevole, arrivando anche a superare i 10 euro al metro quadro. Asti invece è stata designata come il capoluogo meno favorevole per l’ortofrutta, seguito da Venezia, Genova, Napoli, Roma e Brindisi, con più di 45 euro al metro quadro. La Legge di Bilancio 2018 ha assegnato all’Arera, l’Autorità di regolazione per energia, reti e ambienti, il controllo del ciclo dei rifiuti urbani. Il suo compito sarà dunque quello di definire la regolazione economica e di tutelare i consumatori fissando gli standard minimi di qualità del servizio.