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I COMUNI MONTANI SONO RINNOVABILI

C’è tanta montagna nei “Comuni rinnovabili”, il dossier di Legambiente presentato nelle scorse ore a Roma che racchiude le migliori buone pratiche degli Enti locali, delle imprese, delle cooperative per rendere concreta la “generazione distribuita” sul territorio italiano. Uncem ha partecipato all’Auditorium dell’Ara Pacis al lancio dell’edizione speciale del dossier con le “100 storie dal territorio italiano“, coordinato dal vicepresidente Legambiente Edoardo Zanchini e da Katiuscia Eroe.

Vi sono le esperienze virtuose e all’avanguardia per la capacità di soddisfare i fabbisogni energetici attraverso risorse energetiche locali, gestite attraverso reti e sistemi di accumulo nei piccoli Comuni come nei grandi centri urbani di tutto lo Stivale, tra aziende agricole e università, condomini, ospedali o consorzi, tutti già pronti per affrontare il cambiamento energetico necessario per fermare i cambiamenti climatici”. Sole, vento, acqua, terra, biomasse, insieme. Tra i Comuni “100% rinnovabili”, tantissimi sono montani e sono “piccoli Comuni” capaci di mettere in atto azioni molto virtuose, di esempio per tutto il Paese

Lavoriamo per far circolare le buone pratiche e per sensibilizzare la politica a tutti livelli. Si parte dal nuovo Decreto rinnovabili, che deve permettere un’incentivazione sugli impianti piccoli e adatti alle nostre comunità, capaci di traguardare, se uniti e visti insieme in un unico piano, gli obiettivi europei. Grazie alla generazione distribuita, alla riduzione dei consumi, al risparmio energetico, alle smart gri, l’Italia è protagonista in Europa. Non si deve retrocedere nel percorsoAnche l’idroelettrico ci porta nel futuro. Lo dice bene Edoardo Zanchini, quando afferma che ‘tutta l’energia idroelettrica prodotta è parte importante nel paniere delle rinnovabili’. Ci crediamo in questo fuel mix verde e chiediamo al Governo di non retrocedere rispetto al passato. Alzare l’asticella nazionale è importante e il traguardo per noi è di stimolo per mettere in campo progetti virtuosi che fanno bene agli Enti locali e alle comunità, artefici insieme del cambiamento e delle risposte ai mutamenti questo il commento di Marco Bussone Presidente Uncem.

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INCENTIVI ALLE RINNOVABILI: SPARISCONO MINI-IDROELETTRICO E BIOMASSE FORESTALI, FAVORITI GRANDI IMPIANTI DELL’ENERGIA

UNCEM: “E I TERRITORI MONTANI? LE NOSTRE FONTI FUORI DAL DECRETO. PARLAMENTO INTERVENGA”
Niente incentivi al mini-idroelettrico e ai piccoli impianti alimentati a cippato di legno capaci di produrre energia termica ed elettrica. Uncem accoglie con sorpresa e sconcerto le ultime bozze del DM Rinnovabili che sono state trasmesse dal Ministero dello Sviluppo economico alle Camere, per l’esame nelle competenti Commissioni. Secondo le ultime indiscrezioni raccolte da Rinnovabili.it, il Ministero dell’Ambiente avrebbe inserito le proprie correzione alla bozza del decreto rinnovabili 2018 chiedendo l’eliminazione degli incentivi dedicati al mini-idroelettrico e al biogas da discarica. “Totalmente escluso dagli incentivi il piccolo idroelettrico, quello cioé ancora realizzabile nonostante i tempi eterni delle autorizzazioni rilasciate dopo cinque, sette, dieci anni di attesa dalle Province – sottolinea Marco Bussone, Presidente nazionale Uncem – Ora sparisce qualsiasi incentivo per volontà del Ministero. Come non troviamo traccia, nelle bozze circolate sulla stampa specializzata, di incentivi per i piccoli impianti cogenerativi capaci di produrre da cippato di legno energia termica ed elettrica. Entrambe le soluzioni tecnologiche sono molto adatte ai territori montani, ampiamente usate in Svizzera, Austria, Baviera, da noi perfetti anche per borghi alpini e appenninici, per consentire l’uso sostenibile delle risorse locali, grazie comunque a un incentivo che lo Stato, nel nuovo Dm, pare riservare ai grandi gruppi, ai big player, favorendo concentrazioni e sfruttamento massivo delle fonti, in poche mani. E mentre ancora non si capisce cosa succederà delle concessioni idroelettriche delle grandi derivazioni in scadenza, questo possibile azzeramento degli incentivi per il piccolo idroelettrico ci allarma. Avevamo suggerito di fare analisi e vedere quanto positivi siano i piccoli impianti, ancor più se promossi da Enti locali, Comuni, Comunità montane, Unioni montane, quanto sia importante il ‘ritorno’ economico per i territori, da aumentare. Si sono invece ascoltate associazioni pseudo-ambientaliste che preferiscono altre tecnologie e l’uso di fonti non locali. Chiediamo invece ai Ministeri, ma soprattutto ai Parlamentari che esamineranno il testo nelle Commissioni di Camera e Senato, di tornare sui loro passi. Di inserire premialità per i piccoli impianti su acqua fluente e sugli acquedotti, di agevolare meccanismi di incontro pubblico-privato, di fare apposite mappature con noi sulle aste e sui territori, di verificare i positivi progetti che i Comuni hanno nei cassetti, pronti, su idroelettrico di piccola taglia e su mini centraline a biomasse forestali da gestione attiva, quelli cioé che stanno in un container e rilasciano molte meno emissioni rispetto a caldaie e caminetti domestici. Aspettiamo di leggere il Dm ufficiale e aspettiamo l’incontro con gli stakeholder al Mise il 25 settembre. Ma se questa revisione che Uncem invoca non ci sarà, potremo dire addio all’idroelettrico e, ancor più, mettere una pietra su qualsiasi opportunità di sviluppo della green economy italiana con le nostre risorse, con i grandi pozzi di petrolio della montagna, che sono appunto legno e acqua“.

Red BC