Attualità #Economia

ANALISI IMPRESE ARTIGIANALI IN PIEMONTE IL CALO PIU’ DRASTICO NEL 2018 E’ A BIELLA

Le imprese artigiane costituiscono una fetta importante del tessuto produttivo regionale e nazionale. Le oltre 117mila aziende artigiane presenti sul territorio piemontese rappresentano circa il 27% delle imprese totali della regione. La presenza artigiana risulta più forte nel nostro territorio rispetto alla media delle altre regioni italiane. A livello nazionale, infatti, l’artigianato raccoglie il 21,5% delle realtà imprenditoriali. Dall’analisi dei dati del Registro imprese delle Camere di commercio piemontesi, emerge come l’anno appena concluso sia stato ancora critico per questa parte del sistema imprenditoriale locale: se le imprese piemontesi hanno registrato complessivamente, nel periodo gennaio-dicembre 2018, un tasso di crescita lievemente negativo (-0,45%), il comparto artigiano ha evidenziato, invece, una flessione più importante della propria base imprenditoriale (-1,1%).

Le imprese artigiane nate complessivamente sul territorio piemontese nel corso del 2018 sono state 7.793. Al netto delle 9.134 cessazioni (valutate al netto delle cancellazioni d’ufficio), il saldo appare negativo (-1.341 unità), dinamica che porta a 117.644 lo stock di imprese artigiane complessivamente registrate a fine dicembre 2018 presso il Registro imprese delle Camere di commercio piemontesi. Il bilancio tra nuove iscrizioni e cessazioni si traduce, come evidenziato sopra, in un tasso di crescita del -1,1%, dato identico rispetto a quello registrato nel 2017 e analogo rispetto al risultato medio nazionale del 2018 (-1,0%).

Disaggregando i dati in base alla natura giuridica, emerge come solo le società più strutturate, aventi forma di società di capitale, abbiano mostrato, nel periodo in esame, un tasso di crescita positivo (+5,0%). Le ditte individuali, che rappresentano poco meno dell’80% del tessuto artigiano, hanno purtroppo evidenziato ancora una flessione (-1,1%). Si registra una dinamica ancor più negativa per le società di persone (-3,0%) e le altre forme (-1,3%). A livello settoriale il primo comparto per numerosità di imprese artigiane si conferma, anche nel 2018, quello edile, con il 41,5% delle realtà imprenditoriali artigiane piemontesi. Questo settore, così rilevante per il comparto artigiano, registra nuovamente un dato pesantemente negativo (-1,6%). L’industria in senso stretto, con il 22,0% delle imprese artigiane della regione, mostra un tasso di variazione annuo dello stock pari a -1,7%, seguita dal turismo con una flessione di analoga entità (-1,7%). Gli altri servizi manifestano una sostanziale stabilità rispetto al 2017 (+0,0%) Le altre realtà artigiane realizzano risultati lievemente negativi e migliori rispetto alla media complessiva regionale: commercio (-0,7%) e agricoltura (-0,3%). Nel 2018, le criticità maggiori si sono riscontrate, come già avvenuto nel 2017, a Biella e Alessandria (entrambe subiscono una contrazione del 2,2%). Flessioni più o meno intense caratterizzano anche tutte le altre province, ad eccezione di Asti, che manifesta un tasso di crescita nullo (+0,0%). Il Verbano Cusio Ossola registra un dato pari a quello medio regionale (-1,1%). Le imprese artigiane di Torino, Novara e Cuneo calano dell’1,0%, mentre Vercelli si attesta al -0,8%.

 

Ambiente #Commercio #Economia

UN CONFRONTO SUL COMMERCIO A CERNOBBIO

Scenario internazionale, bilanci e prospettive a vent’anni dalla nascita dell’euro, banche e credito tra tradizione e innovazione: questi i principali temi al centro della ventesima edizione del Forum “I protagonisti del mercato e gli scenari per gli anni 2000” organizzato da Confcommercio, in collaborazione con Ambrosetti, che si svolgerà venerdì 22 e sabato 23 marzo prossimi a Cernobbio (Como) presso il Grand Hotel Villa d’Este. Il Forum avrà inizio venerdì 22 marzo, alle ore 11, con la conferenza stampa del presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, in cui verrà presentata un’analisi dell’Ufficio Studi di Confcommercio su come è cambiata l’economia europea in 20 anni di euro. Tra i partecipanti di venerdì 22 marzo: Susanna Camusso (responsabile politiche per l’internazionalizzazione Cgil), Anna Maria Furlan (segretario generale Cisl), Alec Ross (già senior advisor per l’innovazione nell’Amministrazione Obama), Massimo Rostagno (direttore generale politica monetaria Bce), Giulio Tremonti (professore di Economia, Università di Pavia), Vincenzo Visco (presidente NENS). Tra i partecipanti di sabato 23 marzo: Alberto Bagnai (presidente Commissione Finanze e Tesoro Senato), Carmelo Barbagallo (segretario generale UIL), Stefano Barrese (responsabile della Divisione Banca dei Territori Intesa Sanpaolo), Giovanni Sabatini (direttore generale ABI).

Nelle due giornate sono previsti gli interventi del vicepremier Matteo Salvini e del segretario del Pd Nicola Zingaretti.

Segui i lavori del Forum su twitter: #forumconfcommercio.

Attualità #Economia

LA VIA DELLA SETE PREOCCUPA GLI INDUSTRIALI

«Il porto di Trieste è l’unico in Europa in cui esiste un’area senza vincoli doganali: si tratta di una zona franca per circa 1,8 milioni di metri quadrati complessivi. Questo significa una possibilità, per i cinesi potranno, di portare in quell’area dei semilavorati di loro fabbricazione, assemblarli lì e metterci il marchio “Made in Italy”. Mi sembra evidente il rischio che corrono i nostri produttori di rubinetti e valvole, ma anche di altri importanti settori del “vero” Made in Italy». Lo ha dichiarato il presidente di Confindustria Novara Vercelli Valsesia (Cnvv), Gianni Filippa, durante il Consiglio generale del sodalizio, tenutosi ieri sera a Novara. Parlando di fronte ai colleghi, riuniti per la prima volta dalla nascita della seconda associazione del sistema Confindustria in Piemonte, che rappresenta quasi 800 aziende con 44mila dipendenti, Filippa ha espresso tutta la preoccupazione del mondo produttivo per alcuni contenuti del “Memorandum of Understanding” e dei paralleli accordi dell’Autorità portuale di Trieste che dovrebbero essere firmati la prossima settimana in occasione della visita di Stato in Italia del presidente cinese Xi Jinping. «Altro che “Via della seta” – ha aggiunto Filippa –: fatico davvero a pensare che la Cina voglia investire centinaia di miliardi per aiutarci a esportare i nostri prodotti in Oriente. Rischiamo di avvicinare pericolosamente, in un’area “free-tax” di dimensioni enormi, un dumping di Stato che da anni mette in difficoltà le nostre aziende. Di sicuro in questo modo non si difende il Made in Italy. Non si tutelano così gli interessi del mondo produttivo e dei lavoratori che ne fanno parte». A cavallo tra le province di Novara e di Vercelli, nel territorio compreso tra il Lago d’Orta e la Valsesia, si sviluppa il più grande distretto della rubinetteria e del valvolame in Italia, che è anche il più grande polo mondiale di trasformazione dell’ottone: copre più del 30% della produzione nazionale e quasi il 15% del mercato mondiale delle esportazioni di rubinetteria e valvolame. Qui centinaia di aziende attive nella produzione finale danno lavoro, insieme alle piccole imprese dell’indotto, a quasi 11mila persone, realizzando un fatturato aggregato di oltre due miliardi di euro, per i due terzi all’estero. «Esistono anche – ha concluso il presidente di Cnvv – altri due temi sui quali la politica continua a dimostrare scarsa attenzione al mondo produttivo: la questione del “salario minimo”, prima di pensare alla quale sarebbe molto meglio contrastare in modo serio il lavoro nero e finirla di porre vincoli alle aziende che sono in regola e che hanno bisogno di maggiore flessibilità del lavoro, e il tema delle infrastrutture. Sulla Tav si spendono fiumi di parole ma manca totalmente una visione sul futuro e sulle modalità di trasporto che lo caratterizzeranno. Abbiamo poi cantieri fermi per oltre 32 miliardi di investimenti: basterebbe sbloccarli davvero per dare occupazione e prospettive di sviluppo che sono improrogabili per il nostro Paese e per i suoi territori».

Attualità #Economia

PIU’ CHE RECESSIONE L’ECONOMIA E’ IN STAGNAZIONE

“Sulla base dei dati congiunturali, non soddisfacenti e ampiamente contradditori, la prima parte del 2019 si può classificare di stagnazione più che recessione”. Così l’Ufficio Studi confederale nell’ultimo numero di “Congiuntura Confcommercio”, in cui sottolinea anche che “sul fronte dei consumi, nonostante un andamento complessivamente non favorevole, si apprezza qualche elemento di vivacità, sintomo del tentativo delle famiglie di reagire ad una situazione di perdurante fragilità delle aspettative”.

PIL MENSILE

Per marzo, sulla base dell’andamento dei principali indicatori, debole ed incerto, l’Ufficio Studi una variazione congiunturale negativa (-0,1%) del Pil mensile, dato che porterebbe a un calo dello 0,3% rispetto allo stesso mese del 2018. Il primo trimestre 2019 dovrebbe quindi  registrare una crescita del Pil dello 0,1% in termini congiunturali, mentre il tasso di crescita tendenziale si attesterebbe al -0,1%.

ICC (INDICATORE CONSUMI CONFCOMMERCIO)

A febbraio l’indicatore dei Consumi Confcommercio (ICC) è sceso dello 0,1% in termini congiunturali e aumentato dell’1% nel confronto con lo stesso mese del 2018. In termini di media mobile a tre mesi, dopo il recupero degli ultimi periodi, l’indicatore flette leggermente.

LE DINAMICHE CONGIUNTURALI

La diminuzione registrata in termini congiunturali è sintesi di un aumento dello 0,2% della domanda relativa ai servizi e di una flessione di analoga dimensione per i beni.  Variazioni positive apprezzabili si sono registrate solo per i beni e i servizi per la mobilità (+0,5 % sul mese precedente) e per gli alberghi e i pasti e le consumazioni fuori casa (+0,4%). Per contro, la diminuzione più significativa si è registrata per i beni e servizi per le comunicazioni (-0,7 su gennaio), al cui interno ha rallentato la componente relativa ai beni. In diminuzione anche le spese per i beni ed i servizi per la casa e per gli alimentari le bevande ed i tabacchi (-0,5%). Per le altre voci di spesa, sostanziale stagnazione.

LE DINAMICHE TENDENZIALI

L’aumento dell’1% è sintesi di un’evoluzione positiva sia della domanda relativa ai servizi (+1,5%), sia della spesa per i beni (+0,9%). In linea con quanto rilevato nei periodi più recenti sulla tenuta di quest’ultima componente ha influito l’andamento della domanda di beni inclusi nella mobilità e nelle comunicazioni.  Queste due funzioni di consumo fanno segnare rispettivamente, a febbraio, variazioni pari al +6,4% e al +4,7%. Andamenti positivi anche per gli alberghi i pasti e le consumazioni fuori casa (+1,6%). Decisamente più contenuti i tassi di crescita per i beni e i servizi per la casa (+0,5) e per i beni e i servizi ricreativi (+0,3). La domanda per i beni e i servizi per la cura della persona è risultata stabile. Per contro, la domanda relativa agli alimentari, alle bevande e ai tabacchi (-1,5%) e all’abbigliamento e alle calzature (-0,2%) continua a segnalare una tendenza alla riduzione.

PREZZI: LE TENDENZE A BREVE TERMINE DEI PREZZI AL CONSUMO

Sulla base delle dinamiche registrate dalle diverse variabili che concorrono alla formazione dei prezzi al consumo, per marzo l’Ufficio Studi stima, rispetto a febbraio, un aumento dello 0,3%. Nel confronto con lo stesso mese del 2018 il tasso d’inflazione dovrebbe collocarsi all’1%, in modesta discesa rispetto a febbraio.

Attualità #Economia

A FEBBRAIO INFLAZIONE IN CRESCITA

A febbraio  l’Istat stima che l’indice nazionale dei prezzi al consumo per  l’intera collettività (Nic), al lordo dei tabacchi, aumenti  dello 0,1% rispetto al mese precedente e dell’1% su base  annua (da +0,9% registrato nel mese precedente). La stima preliminare indicava un +1,1%. I prezzi dei prodotti di largo consumo accelerano la crescita: i Beni alimentari, per la cura della casa e della persona passano da +0,6% a +1,6% e i prodotti ad alta frequenza d’acquisto da +0,8% a +1,5% (entrambi si portano al di sopra dell’inflazione generale). L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca) diminuisce dello 0,3% su base mensile (per effetto di un’ulteriore riduzione di prezzo dei saldi invernali dell’abbigliamento e calzature, di cui l’indice Nic non tiene conto) e aumenta dell’1,1% su base annua, in accelerazione da +0,9% del mese precedente. La stima preliminare era +1,2%. L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (Foi), al netto dei tabacchi, registra un aumento dello 0,1% su base mensile e dello 0,8% rispetto a febbraio 2018.

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PRODUZIONE INDUSTRIALE IN CALO NEL BIELLESE I COMMENTI

Camera di Commercio, Unione Industriale Biellese e Confindustria Novara Vercelli Valsesia hanno diffuso i risultati delle rispettive indagini, con l’obiettivo di monitorare l’andamento della congiuntura nelle province di Biella e Vercelli. Mentre i dati dell’ente camerale fotografano l’andamento del quarto trimestre del 2018, l’analisi confindustriale raccoglie le previsioni degli imprenditori per il primo trimestre del 2019.

“L’affanno di alcuni settori e le previsioni non certo ottimiste sul futuro di tanti imprenditori, che avevamo registrato nella scorsa indagine, si sono palesati con i segnali di rallentamento rilevati nell’ultimo trimestre del 2018. I recenti dati Istat confermano le difficoltà dell’attuale fase ciclica dell’economia italiana. Per i nostri territori, che sull’export vantano tradizione di rilievo, preoccupa anche il quadro economico internazionale, con i primi segnali di calo degli ordinativi dall’estero. Il clima di scarsa fiducia influenza negativamente le scelte imprenditoriali, in una fase in cui gli investimenti in innovazione sono fondamentali per i livelli di competitività” dichiara Alessandro Ciccioni, Presidente della Camera di Commercio di Biella e Vercelli. Il Vice Presidente dell’Unione Industriale Biellese con delega all’Economia d’Impresa, Emanuele Scribanti, commenta: “Gli scenari nazionali e internazionali continuano a risentire di un clima di profonda incertezza, a cui si sommano le previsioni indicanti un sostanziale arresto della crescita economica italiana. Inoltre la stagnazione dei consumi, causa e al contempo effetto, sta colpendo la gran parte dei settori dell’economia biellese accompagnata dal costo delle materie prime che si mantiene alto. In questo contesto è allarmante l’assenza di una politica industriale orientata alla crescita, allo sviluppo del Paese e all’apertura verso l’Europa anche dal punto di vista strutturale. Inevitabilmente tali prospettive si traducono, anche per le imprese biellesi, nell’impossibilità di mettere in campo strategie di più ampio respiro e nella conseguente necessità di rivedere in termini più prudenziali le proprie aspettative”.

BIELLA

Nel quarto trimestre del 2018 il sistema manifatturiero biellese registra un calo della produzione industriale globale, con dati non uniformi tra i diversi settori. Nel periodo ottobre-dicembre 2018, la variazione tendenziale grezza della produzione industriale rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente è stata pari a -1,9 punti percentuali, risultato peggiore della media regionale piemontese, anch’essa negativa (-0,4%) e che pone Biella come fanalino di coda della graduatoria provinciale del trimestre in esame. Nell’ambito del dato globale della manifatturiera biellese il segnale più incoraggiante è registrato dalle altre industrie tessili (+2,1%), più contenuta la crescita della meccanica (+0,9%). Stabile la filatura, mentre registrano un dato in contrazione piuttosto marcata la tessitura (-5,6%) ed il finissaggio (-4,1%); meno pesante la diminuzione rilevata dalle altre industrie (-1,6%).

Risultano in lieve calo gli ordinativi provenienti dal mercato interno (-0,6%), mentre è più marcata la contrazione da quello estero (-5,4%). Scende di poco il fatturato totale (-0,6%), in misura più alta quello estero (-1,7%).

Attualità #Economia

L’EXPORT PIEMONTESE NON DECOLLA

Nel 2018 il valore delle esportazioni piemontesi si è attestato sui 48,2 miliardi di euro, registrando una crescita sostanzialmente nulla rispetto al 2017 (+0,4%). Valutando le singole performance trimestrali, si rileva come l’andamento del valore delle vendite all’estero sia derivato da una dinamica decrescente registrata nei quattro periodi considerati. Al lieve sviluppo del I trimestre (+1,0%) e del II trimestre 2018 (+0,9%) ha fatto seguito la variazione nulla manifestata nel periodo luglio-settembre 2018 (+0,0%). Il IV trimestre il trend delle vendite all’estero delle imprese piemontesi si porta invece in negativo (-0,4%). Sul fronte delle importazioni, il 2018 ha registrato un incremento dell’1,6% rispetto all’anno precedente; il valore dell’import piemontese di merci ha raggiunto i33,9 miliardi di euro. Il saldo della bilancia commerciale, pari a 14,3 miliardi di euro, permane, dunque, di segno positivo, in diminuzione rispetto all’anno precedente, quando si attestava a 14,7 miliardi.

Il risultato evidenziato dal Piemonte nel corso del 2018 è nettamente peggiore rispetto a quello medio nazionale. Le esportazioni italiane hanno registrato, infatti, una crescita dell’3,1% rispetto all’anno precedente. Disaggregando il dato nazionale, si rileva un andamento positivo per tutte le diverse ripartizioni territoriali. Si conferma molto sostenuta per le Isole (+12,2%), superiore alla media nazionale per il Nord-est (+4,3%) e il Nord-ovest (+3,4%) e più contenuta per il Sud (+2,5%) e, in particolare, per il Centro (+1,0%). Tra le principiali regioni esportatrici, il Piemonte è quella che ha concretizzato nel 2018 la performance peggiore (+0,4%)L’Emilia Romagna ha realizzato un incremento delle vendite oltre confine del 5,7%, seguita dalla Lombardia che ha segnato un +5,2%. Il Veneto ha evidenziato un ritmo di crescita meno intenso(+2,8%), ma pur sempre più elevato rispetto a quello registrato dalla nostra regione. Nonostante la performance non brillante il Piemonte si conferma anche nel 2018 la quarta regione esportatrice, con una quota del 10,4% delle esportazioni complessive nazionali, dato più basso rispetto al 2017 (10,7%).

Il dato non entusiasmante registrato dal commercio estero piemontese ha risentito soprattutto del calo delle vendite evidenziato dal comparto dei mezzi di trasporto, che con una quota del 21,8% sul totale dell’export regionale e una variazione negativa a doppia cifra (-11,2%), segna pesantemente il risultato complessivo. All’interno dei mezzi di trasporto il dato più preoccupante è stato registrato dagli autoveicoli (-21,6%), seguiti dal ferrotranviario (-27,5%). Negative, anche se in misura minore, le variazioni dell’export della componentistica autoveicolare (-3,0%) e degli aeromobili (-0,9%). Migliore è stata la dinamica vissuta dagli altri settori. In particolare La meccanica, secondo comparto dell’export piemontese, ha incrementato i flussi all’estero del 2,2%. Ancora meglio è andato il comparto alimentare, con una crescita dell’8,7% rispetto all’anno precedente. I prodotti del tessile-abbigliamento, che si collocano in quarta posizione con una quota del 7,4% dell’export regionale, hanno segnato uno sviluppo delle esportazioni del 3,6%, mentre una crescita del 5,3% ha caratterizzato il comparto dei gomma-plastica. Analizzando la destinazione delle vendite piemontesi oltre confine si osserva come il principale bacino di riferimento risulti, anche nel 2018, l’Ue 28, verso cui è diretto il 58,4% dell’export regionale, contro il 41,6% destinato ai mercati extra-Ue 28. Va evidenziato come, nel 2018, il peso dei mercati comunitari si sia leggermente incrementato (era il 57,3% nel 2017), a fronte di una lieve diminuzione del peso esercitato dai Paesi extra-Ue (era il 42,7% nel 2017). La performance dell’export piemontese verso i mercati comunitari è risultata complessivamente positiva nel 2018, crescendo del 2,0% rispetto all’anno precedente. Il risultato è dovuto principalmente al trend positivo registrato dall’esportazioni piemontesi verso la Francia (+2,8%), primo mercato per le vendite all’estero della regione. Una crescita è stata registrata anche dall’export verso la Germania (+1,4%), secondo mercato di riferimento. Le vendite verso il Regno Unito sonocresciute del 6,2%, mentre quelle dirette in Spagna hanno segnato una flessione del 5,8%. Meritano di essere evidenziati anche i risultati dell’export verso la Repubblica Ceca (+8,9%) e  verso la Romania (-5,0%),  che seppur con trend opposti pesano sul risultato complessivo.

Le vendite piemontesi dirette ai Paesi extra-Ue 28 hanno mostrato, nel corso del 2018, un trend complessivamente negativo, registrando un calo dell’1,8%rispetto all’anno precedente. Su questo risultato hanno influito positivamente le dinamiche evidenziate verso il mercato statunitense (+10,3%), quello svizzero (+1,6%), quello brasiliano (+14,3%) e quello messicano (+10,2%), mentre sono apparse fortemente negative le esportazioni regionali dirette in Cina (-23,7%), in Turchia (-23,8%) e Giappone (-3,8%).

Attualità #Economia

FORMAZIONE SULLA PROGETTAZIONE EUROPEA A CURA DEL GAL

I finanziamenti europei come uno strumento di aiuto importante sia per le piccole e medie imprese sia per gli enti pubblici. Il Gal Montagne Biellesi ha organizzato e condotto un seminario su questo tema, offrendo a una platea di professionisti una giornata di formazione sulla progettazione dei bandi. Per le imprese, in anni nei quali le certezze diminuiscono, i contributi per poter acquistare attrezzature o accrescere in generale le capacità produttive, rappresentano talvolta un’occasione unica per realizzare investimenti in azienda. Ma anche le amministrazioni pubbliche, che devono fare i conti con risorse e trasferimenti sovente in calo, attingono oggi ai contribuiti per realizzare progetti che diversamente faticherebbero a vedere la luce.

In un contesto molto variegato di finanziamenti che vanno da quelli gestiti dalla Regione a quelli invece finanziati dallo Stato, passando dagli aiuti di diverse fondazioni, il Gal Montagne Biellesi, uno fra i quattordici Gal piemontesi che sostengono lo sviluppo dell’economia nelle zone rurali in ambiti quali l’agricolo e l’agroalimentare, il turistico e quello dei servizi alla persona, promuovendo al contempo progetti di rete, ha deciso di offrire un seminario nel quale fornire utili indicazioni per la partecipazione ai bandi ai professionisti del territorio che generalmente vengono contattati dalle imprese per presentare le candidature.

La giornata formativa destinata ad agronomi, architetti, geometri, ingegneri, commercialisti e periti si è svolta giovedì nella sala Becchia della Provincia di Biella e ha contribuito ad accrescere la consapevolezza di come approcciare ad una candidatura per attingere a finanziamenti europei. Il direttore del Gal Montagne Biellesi Michele Colombo, il responsabile amministrativo e finanziario Luca Pozzato e l’animatore Fabrizio Ceria si sono alternati, con la collaborazione di Davide Murgese, tecnico di Seacoop che da anni si occupa di offrire consulenze sul Piano di sviluppo rurale della Regione (Psr), nel fissare il contesto dei finanziamenti, nella prima parte della mattinata, e poi simulare nella sessione pomeridiana una vera e propria candidatura, paragonandola in tempo reale con alcune candidature esempio che costituivano buoni esempi su come affrontare un bando.

Inaugurando la giornata di formazione il presidente del Gal Montagne Biellesi Emanuele Ramella Pralungo ha spiegato come quella dei finanziamenti europei sia “una questione che non coinvolge il singolo tecnico professionista ma risulta essere più generale: la presenza di una buona base professionale sui territori permetterà l’accesso a risorse (sia nel settore pubblico sia in quello privato) che altrimenti qualcuno più preparato andrà a intercettare”. Il convegno ha fatto registrare un’ottima partecipazione, tanto che il presidente, consapevole che il tema meriterebbe approfondimenti maggiori, nel ringraziare gli ordini professionali che hanno collaborato alla buona riuscita dell’evento ha sottolineato che “nel futuro possano nascere altre iniziative in comune e condivise per contribuire ad accrescere il livello generale di conoscenza dei nostri professionisti locali sul mondo dei finanziamenti”.

Attualità #Commercio #Economia

56 MARCHI DI QUALITA’ PER IL TURISMO BIELLESE . DI QUESTI 13 SONO NEW ENTRY

Si è svolta oggi in Camera di Commercio la premiazione delle 56 strutture ricettive, ristorative, agrituristiche e rifugi del territorio biellese, di cui 13 nuove prime assegnazioni, insignite del marchio di qualità del turismo “Ospitalità Italiana” per l’anno 2018/2019. Complessivamente sono 11 hotel, 4 Bed & Breakfast, 28 ristoranti, 8 agriturismi e 5 rifugi. Con la loro adesione al bando pubblicato dalla Camera di Commercio, le strutture hanno scelto di adeguarsi volontariamente ad un preciso disciplinare (con relativo punteggio), condiviso a livello nazionale, che nasce dal confronto e dal dialogo di esperti di settore, rappresentanti pubblici, referenti territoriali e associazioni di consumatori.

La valutazione del rispetto di specifici criteri di qualità è rimesso ad un gruppo di esperti, facenti parte di un organismo terzo e indipendente, che valutano gli aspetti ritenuti più rilevanti per la soddisfazione degli ospiti: facilità di accesso, parcheggio, professionalità e ospitalità del personale, pulizia e funzionalità delle camere, genuinità dei prodotti, trasparenza dei menù, sostenibilità ambientale. “Il marchio di qualità “Ospitalità Italiana” viene ormai rilasciato da diversi anni da Isnart – commenta il Presidente della Camera di Commercio di Biella e Vercelli, Alessandro Ciccionie questa sua longevità, insieme agli aspetti che certifica e garantisce nelle strutture ricettive e ristorative, ha ormai costruito un’immagine distintiva apprezzata da clienti e turisti, che vi si affidano con fiducia. Per le attività che lo ottengono è quindi uno strumento di qualificazione e promozione non soltanto simbolico ma anche dagli effetti pratici, visto che il portale www.10q.it è un veicolo di conoscenza sia per i ristoranti italiani nel mondo che si sono certificati, ma anche per le strutture italiane che desiderano distinguersi tra le offerte del panorama di settore”. 

Il marchio, gratuito e rinnovabile, rappresenta qualcosa di più di un semplice logo di riconoscimento, consentendo alle strutture ricettive di poter godere di un vero e proprio alleato della qualità, che offre formazione ed elabora strategie di miglioramento ad hoc. Il sito www.10q.it, adattato per la consultazione su ogni dispositivo digitale, ospita tutte le strutture certificate con il marchio Ospitalità Italiana.

Attualità #Economia #In primo piano

PRODUZIONE INDUSTRIALE IN CALO. LA PEGGIORE E’ BIELLA PER IL PIEMONTE

L’analisi della dinamica della produzione industriale per classe di addetti evidenzia una situazione di fragilità per tutte le classi dimensionali. Patiscono di più le imprese di grandi dimensioni (oltre i 250 addetti), per le quali il calo produttivo si attesta all’1,3%. Le micro imprese (0-9 addetti) evidenziano una flessione dello 0,4%Stabile l’andamento della produzione delle piccole aziende (10-49 addetti) e delle imprese di medie dimensioni (50-249 addetti) che evidenziano rispettivamente una variazione tendenziale pari a 0,0% e 0,1%. Anche a livello settoriale il quadro è quello di un peggioramento generalizzato. Resta su valori positivi solo l’industria alimentare (+1,9%). Stazionaria l’industria chimica, petrolifera e delle materie plastiche (+0,2%), con il segno meno tutti gli altri comparti manifatturieri piemontesi. Le flessioni produttive meno intense appartengono alla meccanica (-0,2%), ai metalli e alleindustrie del legno e del mobile (entrambe segnano un -0,3%).

Cali più importanti, superiori alla media regionale, caratterizzano invece il comparto tessile (-1,8%), i mezzi di trasporto (-3,5%) e le industrie elettriche ed elettroniche (-4,0%). All’interno del comparto dei mezzi di trasporto la diminuzione più significativa appartiene allaproduzione di autoveicoli (-13,1%), negativo anche il dato dell’industria aerospaziale (-3,3%). Resta ancora positiva la variazione tendenziale della produzione registrata dalle aziende della componentistica autoveicolare (+2,0%). A livello territoriale si evidenzia una netta spaccatura tra i territori del sud Piemonte, che raggiungono ancora risultati positivi, e il resto della regione, che segna contrazioni più o meno marcate. Alessandria registra il dato migliore (+2,8%), seguita da Cuneo (+1,3%) e Asti (+0,5%).Torino segna un -1,0%, penalizzata dall’andamento dei settori di specializzazione produttiva. AncheBiella, a causa della flessione manifestata dall’industria tessile, cala del 1,9%. A Novara la produzione industriale si riduce del 1,6%. Meno intense le contrazioni produttive manifestate dal tessuto manifatturiero di Vercelli (-0,8%) e del Verbano Cusio Ossola (-0,3%).

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