biellacronaca #Economia

A GIUGNO ECONOMIA STABILE, MA CONSUMI IN CALO. GRAVE SEGNALE.

E’ un po’ migliore delle attese la stima del PIL mensile di giugno. Il secondo quarto del 2019 mostrerebbe una modesta crescita (+0,1% congiunturale) al pari del primo. I consumi tornano, però, in terreno negativo: male il mese di maggio (-0,2% congiunturale) dopo il nulla di fatto del bimestre marzo-aprile. Scompare l’inflazione al consumo. La variazione dei prezzi core si colloca dentro un canale 0,0-1,0% già dall’inizio del 2014, con una virata verso la parte inferiore dell’intervallo nel 2019. Rispetto all’Europa le tensioni sui prezzi sono in Italia tra mezzo punto e un punto costantemente meno vivaci. E’ il riflesso di una prolungata stagnazione della spesa delle famiglie. Per l’Italia, le possibilità a breve termine di una ripresa visibile a occhio nudo, cioè oltre il riflesso statistico, sono molto ridotte.

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FEDERALBERGHI VIRA VERSO LA CINA

Italia chiama Cina: prende il via l’accordo tra Tinaba, Alipay e Federalberghi, volto ad attivare un processo di semplificazione dedicato ai turisti cinesi in visita nel nostro Paese. Protagonisti dell’intesa con l’Associazione degli albergatori italiani sono Tinaba, che tramite la partnership con Banca Profilo consente ai turisti cinesi di pagare in Italia con il proprio smartphone, e il sistema Alipay, piattaforma leader nei pagamenti, società di Ant Financial Services Group, parte del Gruppo Alibaba. Tinaba e Alipay hanno messo a punto una soluzione che consente agli alberghi associati a Federalberghi di gestire agevolmente i pagamenti dei turisti cinesi usufruendo di un canale semplice da utilizzare, che annulla sia le barriere linguistiche sia le difficoltà legate all’uso del contante. “Sono oltre tre milioni i cinesi che ogni anno visitano l’Italia. Si tratta di numeri – commenta il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca -che rappresentano un potenziale inestimabile in termini di crescita per il nostro comparto. E’ un’opportunità che può essere colta al meglio, ma solo se si tengono ben presenti le esigenze dei viaggiatori cinesi, ormai abituati ad utilizzare strumenti di pagamento innovativi, e sempre più in cerca di una rete di servizi offerti nella loro lingua”. Matteo Arpe, fondatore e Amministratore Delegato di Tinaba, ha commentato “siamo molto orgogliosi di poter contribuire a dare alle strutture ricettive italiane una maggiore attrattività presso il pubblico cinese supportando, quindi, lo sviluppo del turismo del nostro Paese, settore che grazie alla sua contribuzione pari al 13% del Pil riveste una importanza strategica. Per Tinaba è un ulteriore riconoscimento che la tecnologia proprietaria che abbiamo sviluppato è un unicum nel panorama internazionale e questo la rende apprezzata da Alipay, il più diffuso sistema di pagamento mobile al mondo, e da importanti soggetti istituzionali italiani”. Chiu

de Pietro Candela, responsabile dello sviluppo di Alipay in Italia: “la ricchezza e la pluralità dell’offerta alberghiera italiana rappresentano un grande patrimonio che grazie a questo accordo potrà essere ancor più valorizzato dal turista cinese, sempre più interessato a scoprire il nostro paese ma anche in cerca di un intuitivo e semplificato contatto con la struttura ricettiva”. L’iniziativa “chinese friendly” prevede specifiche modalità di diffusione e vantaggi per gli associati; tra queste una commissione a carico dell’albergo di sicuro interesse e condizioni vantaggiose per la fruizione di ulteriori servizi quali ad esempio un servizio di traduzione dei servizi disponibili negli alberghi direttamente in app. Per usufruire dei vantaggi offerti dalla convenzione, le aziende devono compilare l’apposito modulo, vidimato dall’associazione territoriale degli albergatori aderente a Federalberghi, e inviarlo a Tinaba all’indirizzo business@tinaba.it.

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VENDITE AL DETTAGLIO IN CALO A MARZO

Le vendite al dettaglio hanno subito nel marzo scorso una diminuzione congiunturale dello 0,3% in valore e dello 0,2% in volume. In calo sia le vendite dei beni alimentari (-0,5% in valore e -0,3% in volume) sia, con intensità minore, quelle dei prodotti non alimentari (-0,2% in valore e -0,1% in volume). Lo ha reso noto l’Istat. Su base annua, le vendite al dettaglio diminuiscono del 3,3% in valore e del 3,7% in volume. La flessione complessiva è dovuta soprattutto all’andamento dei beni alimentari (-6,4% in valore e -7,3% in volume), mentre si registra una flessione più contenuta per le vendite dei beni non alimentari (-0,5% in valore e -0,2% in volume). Nel complesso del primo trimestre le vendite al dettaglio registrano un aumento dello 0,2%, in valore e in volume, rispetto ai tre mesi precedenti. Le vendite di beni alimentari crescono dello 0,2% in valore mentre restano stazionarie in volume, quelle di beni non alimentari aumentano dello 0,2% sia in valore sia in volume. Per quanto riguarda le vendite di beni non alimentari, l’aumento tendenziale maggiore riguarda il gruppo di prodotti Calzature e articoli in cuoio e da viaggio (+5,0%). Le flessioni più marcate si registrano per Cartoleria, libri, giornali e riviste (-4,6%) ed Elettrodomestici, radio, tv e registratori (-4,2%). Rispetto a marzo 2018, il valore delle vendite al dettaglio registra una diminuzione sia per la grande distribuzione (-5%) sia per le imprese operanti su piccole superfici (-2,2%). In crescita il commercio elettronico (+11,1%).

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I DATI DELLE DONNE IMPEGNATE NEL COMMERCIO

I divari del nostro Paese rispetto alla media europea in termini di quota di persone a rischio povertà o esclusione sociale sono ancora elevati: siamo al 5° posto in Europa nel 2017 (28,9%, la media europea è 22,4%). Le donne presentano ancora oggi maggiori difficoltà rispetto agli uomini, con quote superiori sia in Italia (29,8% vs 27,8%) sia in Europa (23,3% vs 21,6%). In questo contesto assume ancor più valore lo spazio che le donne ricoprono nel nostro Paese all’interno delle imprese. Secondo i dati Unioncamere, in Italia, a fine 2018, il 21,9% delle imprese sono femminili (ovvero condotte o a prevalenza di conduzione da parte di donne): 1,3 milioni in termini assoluti, in aumento del 2,7% rispetto al 2014. Nelle attività commerciali e turistiche si arriva al 24,9% (alloggio e ristorazione 29,4%), quasi 500.000 unità, cifra costante rispetto al 2014, con una crescita però della dimensione media da 2,1 a 2,2 addetti per impresa. Questo “motore rosa” genera occupazione: oltre 3 milioni di addetti trovano lavoro all’interno delle 1,3 milioni di imprese femminili, corrispondenti al 14,2% del totale degli addetti del settore privato. Nel commercio e nel turismo gli occupati in imprese femminili sono oltre 1 milione, pari al 18,4% del totale addetti del settore (si arriva al 22,6% nel settore dell’alloggio e della ristorazione). Ciò detto, esistono ancora spazi da colmare per l’imprenditorialità femminile: se in Italia registriamo 105 femmine per 100 maschi in termini di abitanti, abbiamo 72 occupate per 100 occupati, 45 donne titolari o socie per 100 maschi e infine 28 imprese femminili per 100 maschili.

Tra le imprese femminili le imprese giovanili incidono di più rispetto alle maschili (12,4% contro 8,6% per il totale economia, 13,6% contro 10,2% per commercio e turismo). Ma le imprese femminili “vivono” anche meno anni rispetto a quelle maschili (precisamente 2,3 anni in meno, sia per il totale economia, 10 anni rispetto a 12,3, sia per commercio e turismo, 10,5 anni rispetto a 12,8). E’ esattamente il contrario di ciò che accade in demografia, dove le donne hanno una speranza di vita di ben 4,5 anni superiore a quella degli uomini. Una indagine diretta realizzata da Confcommercio-Gruppo Terziario Donna su un campione di 369 imprenditrici e imprenditori del commercio, del turismo e dei servizi ha consentito di approfondire motivazioni distintive alla base del fare impresa. Dall’indagine emerge come la spinta a intraprendere per le donne sia dettata più da opportunità che da necessità, ovvero dalla voglia di valorizzare le proprie competenze e le proprie idee innovative puntando al successo personale ed economico (47% per le donne vs 38% uomini) piuttosto che dalla necessità di trovare lavoro o insoddisfazione per un precedente lavoro (indifferente dal punto di vista del genere). E tutto ciò evidenziando segnatamente anche il ruolo del passaggio generazionale (27% per le donne vs 23% uomini). Le donne dichiarano di aver incontrato meno difficoltà nel fare impresa nel commercio, nel turismo e nei servizi rispetto agli uomini (58% vs 70%), evidenziando problemi analoghi a quelli citati dalla componente maschile (fisco e burocrazia in primis), ma aggiungendo in modo particolare anche i fattori legati al mercato (complessità, concorrenza sleale, ecc.) e la conciliazione lavoro-famiglia

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IL COMMERCIO E’ DONNA

Oggi a Roma si è tenuta la sesta edizione del Forum “Donne motore della ripresa” organizzato da Terziario Donna Confcommercio, che questo anno è stato dedicato al ruolo dell’Europa. Ad aprire i lavori è stato il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli: “Ogni politica che propone il niglioramento del mercato – ha detto Sangalli – riguarda l’imprenditoria femminile. Dove c’è impresa femminile migliora il mercato. La piena integrazione delle donne nel sistema economico e sociale è il passo fondamentale per l’innovazione”. Secondo l’analisi “Donne imprenditrici in una economia e in una società che cambia”, realizzata da Confcommercio in collaborazione con Unioncamere, le imprese  femminili in Italia ad oggi sono 1,3 milioni, in aumento del 2,7% rispetto a 5 anni fa. Questo “motore rosa” genera occupazione per oltre 3 milioni di addetti. Le aziende guidate da donne “vivono” meno anni rispetto a quelle maschili. E’ esattamente il contrario di ciò che accade in demografia, dove le donne hanno una speranza di vita di ben 4,5 anni superiore a quella degli uomini. Tra le imprese femminili, quelle definite giovanili, under 35, incidono di più rispetto alle maschili (12,4% contro 8,6% per il totale economia). Il 47% delle donne che fanno impresa nel terziario sono spinte dal desiderio di valorizzare le proprie competenze e puntano al successo personale più che economico contro il 38% degli uomini. Il 14% delle imprenditrici soffre la conciliazione lavoro e famiglia e il 55% investe nella relazione con i clienti. Il 52% delle donne a capo di un’impresa ha a cuore il benessere dei dipendenti. Le donne che diventano imprenditrici hanno un effetto moltiplicativo sui consumi più degli uomini che diventano imprenditori: 2,2 volte rispetto a 2,1. Inoltre se le potenziali imprenditrici diventassero effettive genererebbero 1 miliardo in più di consumi rispetto all’analogo caso per gli uomini.  Commentando i dati della ricerca, il presidente di Terziario Donna, Patrizia Di Dio,  ha sottolineato che “dalla ricerca emerge che la spinta a intraprendere per le donne è dettata più dalla voglia di valorizzare  le proprie competenze e le proprie idee innovative  quindi più dall’opportunità che dalla necessità. Quando le motivazioni sono più forti più forte è la probabilità di avere successo personale ed economico perché  laddove c’è motivazione c’è maggiore possibilità di successo. Possiamo dire che non solo riteniamo che la donna possa essere il motore della ripresa ma che lo è anche per l’economia visto che   rappresenta un volano anche dei consumi superiore rispetto agli uomini”. Per il vice segretario generale di UnioncamereTiziana Pompei“l’impresa al femminile continua a diffondersi nel nostro Paese e ha un peso sempre più importante nella nostra economia. I dati presentati oggi mostrano l’impatto del fare impresa al femminile: più di 1,3 milioni di attività condotte da donne e 3 milioni di addetti pari ad oltre il 14% dell’occupazione del settore privato. Numeri importanti, anche grazie al contributo di tante giovani donne che attraverso l’impresa desiderano realizzare le proprie aspirazioni

Attualità #Commercio

NOVA COOP SI FERMA PER IL 1° MAGGIO

Oggi i supermercati e gli ipermercati della rete vendita di Nova Coop resteranno chiusi al pubblico per offrire la possibilità ai dipendenti di celebrare la Festa dei Lavoratori. <Rinnoviamo anche quest’anno quella che è ormai diventata per Nova Coop una tradizione, quella di tenere i nostri punti vendita chiusi nella giornata del 1° maggio al fine di consentire ai nostri dipendenti di celebrare una ricorrenza che richiama l’impegno e la passione dei lavoratori, in coerenza con i principi e i valori che da sempre ispirano il mondo cooperativo – dichiara Ernesto Dalle Rive, presidente di Nova Coop – si tratta inoltre di un segnale di attenzione e riconoscimento nei confronti dei nostri dipendenti che con impegno e passione contribuiscono al benessere e alla solidità della Cooperativa>.

Il 1° maggio è soltanto una delle date nelle quali Nova Coop prevede la chiusura dei propri ipermercati e supermercati. Per la Cooperativa è infatti tradizione fermare il lavoro anche nelle giornate del 25 e del 26 dicembre per consentire ai dipendenti di trascorrere le festività natalizie in famiglia.

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AZIENDE IN CALO NEL BIELLESE: MALE COSTRUZIONI, COMMERCIO E INDUSTRIA

Il sistema imprenditoriale biellese e vercellese registra un tasso di crescita negativo nel corso del primo trimestre 2019. Il bilancio anagrafico delle imprese biellesi è, infatti, pari a -152 unità e quello delle imprese vercellesi è pari a -116 unità. Il risultato è il saldo delle 293 nuove iscrizioni e delle 445 cessazioni per Biella e delle 327 nuove iscrizioni e delle 443 cessazioni per Vercelli, al netto delle cancellazioni d’ufficio che nel trimestre in esame non hanno avuto ricorrenze. Il bilancio tra le imprese “nate” e le imprese “cessate” si traduce, pertanto, in un tasso di crescita pari al -0,86% in provincia di Biella e pari al -0,72% in provincia di Vercelli, dati allineati rispetto al dato medio regionale (-0,71%) e superiori al livello nazionale  (-0,36%). Lo stock di imprese complessivamente registrate presso il Registro delle imprese al 31 marzo 2019 ammonta a 17.612 unità biellesi e a 16.000 unità vercellesi. “L’analisi dei dati del primo trimestre di ogni anno è tradizionalmente condizionata dalla concentrazione di chiusure al 31 dicembre. Gli indicatori economici che il sistema camerale analizza, congiuntura industriale e andamento delle esportazioni, segnalavano purtroppo la frenata del sistema locale. Inevitabili le difficoltà per le aziende più deboli, in un periodo in cui le dinamiche economiche sono legate alla necessità di innovazione e ricerca di nuovi mercati, che richiedono risposte e capacità di adattamento altrettanto rapide. Non a caso sono le imprese individuali e di più piccola dimensione a registrare i saldi in negativo. Occorre comprendere come l’investimento sulle nuove generazioni in termini di diffusione della cultura e della capacità di scommesse imprenditoriali vincenti sia l’obiettivo per i nostri territori“ commenta Alessandro Ciccioni, Presidente della Camera di Commercio di Biella e Vercelli. BIELLA Analizzando il tasso di variazione percentuale dello stock per settore, si nota che tutti i comparti produttivi mostrano un trend in negativo, in particolare quello delle costruzioni  (-1,82%), del commercio (-1,49%) e dell’industria (-1,06%). Fisiologico, considerato il periodo in esame, l’andamento degli altri settori.

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AUMENTO DELL’IVA GIA’ A LUGLIO SAREBBE UN DURO COLPO ALL’ECONOMIA

Il piano del ministero dell’Economia per un aumento dell’Iva di un punto percentuale dal luglio prossimo ha messo in fibrillazione le categorie produttive del Paese. E se gli industriali non appaiono preoccupati, artigiani e commercianti non hanno nessuna intenzione di mollare la presa per impedire che l’operazione possa andare in porto. “Aumentare l’Iva è inaccettabile”, accusa Sergio Silvestrini, segretario generale della Cna. “Se non si disinnescano le clausole Iva — incalza, a sua volta, Carlo Sangalli, numero uno di Confcommercio — avremo una stangata fiscale da 50 miliardi che si scaricherà sui consumi”. Alla base della reazione dei vertici delle due confederazioni la proposta, messa a punto al Mef, di prevedere, con la prossima legge di Bilancio, un incremento di un punto delle due aliquote principali (quella ordinaria, dal 22 al 23 per cento e l’altra dal 10 all’11), per mettere in cassa almeno 8 miliardi dei 23,1 da coprire nel solo 2020. Con la possibilità ulteriore di un anticipo del rialzo fin da luglio prossimo, per mettere in cascina, per questa via, un bel pezzo della manovra-bis per l’anno in corso. Una doppia ipotesi che nelle stanze del dicastero di via XX Settembre considerano sempre più probabile, anche se nessuno ufficialmente l’ammetterà fino a dopo il voto europeo.

Da qui anche l’allarme e la preoccupazione delle categorie produttive del commercio e dell’artigianato. “Il nostro Paese soffre, da tempo, di due grandi malattie croniche — spiega Sangalli — la debole domanda interna e scarsi investimenti infrastrutturali. Se non si disinnesca definitivamente la “mina” delle clausole di salvaguardia per il 2020 e 2021, gli aumenti Iva si tradurrebbero in oltre 50 miliardi di euro di maggiore prelievo fiscale finendo per colpire duramente i consumi e le componenti più fragili della società. Un’eventualità che segnerebbe l’inizio di una nuova e più drammatica crisi economica”. Sulla stessa linea Silvestrini della Cna: “Ci sono tante strade per trovare risorse da destinare allo sviluppo e agli investimenti, a partire dalla lotta agli sprechi e all’inefficienza della spesa pubblica. Toccare l’Iva potrebbe aggravare una stagnazione che sta diventando, ogni giorno che passa, recessione. Una operazione di mero aumento dell’imposizione fiscale farebbe peggiorare la fase di difficoltà che la nostra economia sta attraversando. Abbiamo assoluto bisogno di risorse per alimentare la crescita. Questa è la sfida. Il resto sono solo parole e polemiche senza fondamento”. Non a caso Sangalli insiste che “per questo, dal prossimo Def sarà necessario delineare un percorso rigoroso per evitare il rischio di un aggravio del prelievo Iva. Per fare questo occorre rimettere in moto investimenti e crescita e trasformare in cantieri ed opere gli oltre 100 miliardi di euro programmaticamente disponibili nel nostro bilancio pubblico per interventi infrastrutturali. E agire su spending review, dismissione di patrimonio immobiliare pubblico e contrasto e recupero di evasione ed elusione fiscale”. Il problema, però, è che si dovranno recuperare 50 miliardi di euro in due anni. E da più fronti si parla di impresa impossibile senza ricorrere all’Iva.

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L’INNOVAZIONE E’ IL MOTORE DEL COMMERCIO E DEL TURISMO

Nella Sala Valduga della Camera di Commercio di Pordenone-Udine si è tenuto il 29 marzo il convegno “Innovazione, motore di crescita del commercio e del turismo”, al quale ha partecipato il presidente nazionale di Confcommercio, Carlo Sangalli (qui la sintesi del suo intervento). I lavori hanno riguardato il tema dell’innovazione come motore di crescita del commercio e del turismo. “Come Confcommercio regionale – ha detto il presidente Giovanni Da Pozzo – con gli amici presidenti delle altre province abbiamo deciso di organizzare quest’anno quattro eventi, uno per capoluogo, per approfondire temi cruciali dell’economia di oggi. Il primo, proprio qui, sull’innnovazione, quindi a Pordenone su tematiche europee, a Trieste sul tema attualissimo delle infrastrutture, soprattutto alla luce della cosiddetta via della Seta, questione affascinante con prospettive ma che richiede grande attenzione, e infine a Gorizia su territorio e cultura”. Da Pozzo ha collegato l’innovazione attuale con quella di qualche secolo fa, con la figura di Jacopo Linussio, uno dei più lungimiranti imprenditori carnici del Settecento, che trasformò con intelligenza il modo di lavorare e fare impresa nella montagna friulana e coniò anche una sua moneta, “una sorta di bitcoin ante litteram”, ha detto Da Pozzo, ricordando come l’innovazione sia una chiave di sviluppo con radici molto forti sul nostro territorio. “Oggi – ha aggiunto – siamo arrivati alla sharing economy e alla digital economy, che stanno rivoluzionando tutta l’economia, il lavoro, la finanza, la società. Si aprono scenari ancora inesplorati ma assolutamente affascinanti e con enormi potenzialità che, come sistema di piccole e medie imprese, dobbiamo conoscere e saper cogliere per crescere ed essere più competitivi”. Un concetto ripreso dall’assessore Sergio Emidio Bini, che ha portato il saluto della giunta regionale, evidenziando come la rivoluzione digitale possa spaventare, ma sia un fenomeno che non si può fermare e vada necessariamente gestito. Per Bini, vanno date regole chiare e certe, anche dal punto di vista dell’imposizione fiscale. In questa situazione, ci vuole una Pubblica amministrazione attenta, rapida, veloce, in grado di assecondare il mercato che cambia e insieme tutelare le imprese presenti. Soprattutto le piccole imprese – ossia il 95% delle imprese del Fvg – vanno aiutate, stimolate e accompagnate verso il futuro, e l’impegno della Regione va proprio su questo fronte, operando concretamente, con misure come il credito d’imposta per ricerca e sviluppo, con interventi di supporto per la gestione dei big data e per la cyber security. Temi su cui si è soffermato anche il presidente del consiglio regionale, Piero Mauro Zanin, evidenziando la sfida della semplificazione che, anche con le nuove tecnologie, l’amministrazione Fvg si è posta come obiettivo e ricordando che la prossima settimana il consiglio sarà chiamato a votare una serie di norme volute dopo una fase di ascolto della comunità, piccoli interventi che però serviranno a superare una serie di complicazioni e a semplificare. Sull’importanza della sensibilizzazione e diffusione dell’innovazione nell’economia e nella società sono intervenuti in avvio lavori anche il presidente della Fondazione Friuli Giuseppe Morandini e il sindaco di Udine, Pietro Fontanini.

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A MARZO INFLAZIONE STABILE

I dati preliminari dell’istat indicano che a marzo il tasso d’inflazione resta stabile all’1%, lo stesso livello già registrato a febbraio. Su base mensile invece l’indice segna un aumento dello 0,3%. La stabilità dell’inflazione è la sintesi di dinamiche contrapposte”, spiega l’Istat: da una parte l’accelerazione dei beni energetici non regolamentati (da +0,8% a +3,3%), su cui pesa il rincaro dei carburanti per mezzi di trasporto; dall’altra il rallentamento dei prezzi dei beni alimentari non lavorati (da +3,7% a +2,0%), su cui invece ricade l’attenuazione degli aumenti registrati per la verdura; e dei servizi relativi ai trasporti (da +0,9% a +0,4%) e dei tabacchi (da +4,5% a +4,0%).  L’aumento congiunturale dell’indice generale è dovuto principalmente alla crescita dei prezzi dei Beni energetici non regolamentati (+1,6%), dei Tabacchi (+1,3%) e dei Servizi relativi ai trasporti (+1,2%), solo in parte bilanciata dal calo dei prezzi dei Beni alimentari non lavorati (-1,5%). L’inflazione accelera per i beni (da +1,3% a +1,5%), mentre per i servizi rimane stabile a +0,7%; pertanto rispetto al mese di febbraio il differenziale inflazionistico negativo tra servizi e beni si amplia (da -0,6 nel mese precedente a -0,8 punti percentuali). L’inflazione acquisita per il 2019 è +0,4% per l’indice generale e pari a zero per la componente di fondo. Dinamiche divergenti si registrano per i prezzi dei prodotti di largo consumo: quelli dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona decelerano da +1,6% a +1,3%, mentre quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto accelerano da +1,5% a +1,6%, registrando in entrambi i casi un’inflazione più alta di quella complessiva. Secondo le stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca) aumenta del 2,3% su base mensile e dell’1,1% in termini tendenziali (stabile rispetto a febbraio). Il marcato rialzo congiunturale è in larga parte dovuto alla fine dei saldi invernali di abbigliamento e calzature, di cui il Nic non tiene conto.