Attualità #Commercio #Economia

LA CULTURA FA IMPRESA CINEMA E TEATRO GENERANO UN VALORE AGGIUNTO

Non solo spesa al botteghino, ma shopping, trasporti e  pasti fuori triplicano la spesa culturale di base: ogni euro in  biglietti di ingresso a cinema e teatro genera 2 euro di spese extra. Nei consumi  extra degli spettatori, a fronte di 5,3 miliardi di spese, si  genera  un valore aggiunto annuale da 4,7 miliardi di euro, una  produzione aggiuntiva da 10,8 miliardi, oltre a 99 mila unità di  lavoro. Allo stesso modo, nei consumi extra degli spettatori dei  festival, a fronte di 181 milioni di spese, si genera  un valore  aggiunto annuale da 160 milioni di euro, una produzione aggiuntiva  da 369 milioni, oltre a 3.400 unità di lavoro. In particolare è  pari a 4,7 miliardi di euro il valore aggiunto generato da 4 best  practice italiane del cinema e del teatro, e a 160 milioni di euro  l’indotto in arrivo da 5 grandi festival nazionali. A dirlo è la ricerca “Misurazione dell’impatto socioeconomico che le sale  cinematografiche e gli eventi culturali producono nell’economia dei territori”, a cura dell’Agis, di Impresa Cultura Italia-Confcommercio, dell’Università IULM  di Milano e della Camera di commercio di Milano Monza Brianza  Lodi. La ricerca è stata condotta con la collaborazione dell’Istituto Makno e mette in luce come gli eventi culturali  attivino processi virtuosi di incremento della domanda di beni e  servizi e siano in grado di dare una spinta allo sviluppo  dell’economia del territorio.

“La cultura è l’energia vitale e trasversale della nostra società, in particolare di Milano. E  la cultura – ha dichiarato Carlo Sangalli,  presidente della Camera di commercio e di Confcommercio Milano – rafforza l’attrattività del territorio. I dati della  nostra ricerca, infatti, dimostrano l’indotto rilevante generato  dal settore culturale e creativo a beneficio del turismo.  Investire nella cultura significa investire nella crescita sociale  ed economica del nostro Paese e significa, soprattutto, investire nel futuro”. Per Carlo Fontana, Ppresidente Agis e Impresa Cultura  Italia-Confcommercio, “la ricerca mette in luce  alcuni aspetti di grande rilievo. Uno dei dati più interessanti  è quello ‘anagrafico’: la maggioranza degli spettatori che  frequentano gli spazi culturali, infatti, è compresa nella fascia  di età tra i 35-40 anni. A questo si aggiunga come la ricerca sia  un’ulteriore e significativa conferma di quanto il settore della  cultura, in tutte le sue forme, sia un volano economico  fondamentale per il Paese, con un ritorno sempre superiore  rispetto alla spesa investita”.

I risultati 

Il 68% degli spettatori intervistati dichiara che l’uscita per il cinema o il teatro diventa occasione per effettuare altre spese. Infatti, oltre al costo dei biglietti di ingresso, si stima una spesa aggiuntiva pro capite media di 53 euro, tra shopping, cene, aperitivi, servizi ecc., un dato oltre cinque volte maggiore al prezzo del biglietto di ingresso al cinema e circa due volte rispetto al biglietto per lo spettacolo teatrale. Considerando l’incremento di valore che si verifica nella produzione e distribuzione di beni e servizi finali fruiti dagli spettatori,  rispetto ai beni e alle risorse primarie iniziali, necessarie alla produzione di uno spettacolo, si genera sul territorio un valore aggiunto di 4,7 miliardi di euro. Nel caso della partecipazione a festival, la spesa aggiuntiva pro capite degli spettatori oscilla tra  i 65,5 euro se la partecipazione avviene in giornata  e i 200 euro al giorno se lo spettatore è anche turista e pernotta fuori. E il valore aggiunto generato dal turismo legato agli spettacoli ammonta a circa 160 milioni di euro. Anche le spese di  gestione delle strutture cinematografiche e teatrali  e di organizzazione di festival mettono in moto un analogo volano di sviluppo. Per cinema e teatri il valore aggiunto generato è di circa  11 milioni di euro. Per i festival considerati il valore aggiunto è di 18,9 milioni di euro.

Le abitudini degli spettatori

Dalla ricerca emerge che si va meno al cinema e a teatro: oltre la metà degli intervistati (circa il 56%) ci va anon più di 1 o due volte l’anno, mentre 1 su 4 (circa il 25%) va almeno una volta a settimana. Il 94,3% del campione si dichiara ampiamente soddisfatto della qualità delle strutture dello spettacolo frequentate, con voto superiore a 6 per circa il 60% degli intervistati. Lo spettacolo e’ innanzitutto occasione di socialità: il 94% degli spettatori intervistati va abitualmente al cinema con qualcuno: il partner (44%), gli amici (33%) o la famiglia (23%). I festival mostrano un crescente successo ed attraggono un pubblico affezionato: chi partecipa a questi eventi lo fa più di una volta l’anno, la partecipazione arriva a 3,7 manifestazioni all’anno.  Oltre la metà degli spettatori di cinema e teatro ha tra i 35 e i 45 anni. I festival tendono ad avere un pubblico più giovane: oltre un terzo di chi segue queste manifestazioni ha meno di 35 anni. Dopo i 45 anni la fruizione di spettacoli diminuisce progressivamente. I giovanissimi rappresentano una quota inferiore all’11% degli spettatori.

Il paniere delle spese

Tra le voci del paniere di spesa dello spettatore di cinema e teatro, al primo posto la c’è la ristorazione per la quale si spendono quasi 18 euro a testa, seguita dallo shopping (24 euro, tra acquisti per i bambini, per sé e/o altri familiari o altro), dalle spese al bar (quasi 6 euro) e dal parcheggio ( circa 2 euro). L’auto è usata da oltre il 72% degli spettatori delle sale cinematografiche e teatrali. Oltre il 73% degli spettatori dei festival pernottano fuori con una spesa media di 61,5 euro a notte, il soggiorno diventa, poi, occasione per effettuare altre spese o svolgere altre attività: spendono in media: 28,8 euro  per la ristorazione e 36,7 euro in  altre spese (acquisto prodotti tipici, prodotti editoriali e merchandising collegato allo spettacolo, servizi offerti in loco, eccetera).

Tipologia di spettatore

Gli spettatori tra i 35 e i 44 anni confermano una buona capacità di spesa, pari a 69 euro contro la media di 53 euro, concentrati soprattutto in shopping e acquisti per bambini e la famiglia. A sostenere la spesa maggiore per cene e parcheggio sono gli spettatori tra i 65 e i 75 anni (28 euro per il ristorante contro la media di 17,6 euro, e 5 euro per il parcheggio contro la media di 2). A livello territoriale , si spende di più nelle regioni del Nord Ovest (63 euro, 10 euro in più rispetto alla media), meno nel Nord Est (42,6 euro)

Attualità #Cinema

IL PRIMO RE – 753 AB URBE CONDITA AL CINEMA

Solo negli ultimi tre anni è tornato nel mondo del cinema italiano qualcosa che mancava da tempo i film di genere. Guardando “Il primo re”, opera quarta di Matteo Rovere, sembra di trovarsi di fronte al Mel Gibson di dodici anni fa che con “La passione di Cristo” e “Apocalypto” aveva ricostruito una credibile realtà storica dovuta principalmente all’uso della lingua locale del tempo. Rovere fa la stessa cosa con un protolatino arcaico con contaminazioni di indoeuropeo laddove era praticamente impossibile ricostruire la lingua, ovviamente un lavoro sottotitolato.

Protolatino perché il film parla delle origini di Roma, la storia di Romolo e Remo e la nascita di ciò che sarebbe poi diventato l’impero più famoso della storia. Rovere ha voluto dare una connotazione realistica all’opera, spogliandola dell’alone mitico, privando elementi come la lupa e la discendenza divina, e anche grazie alla magnifica fotografia la vecchia provincia romana  sembra tornare all’ottavo secolo a.C.

Nonostante la somiglianza ai lavori storici di Gibson, sono altre le maggiori influenze alla pellicola, soprattutto “Revenant”, per quanto riguarda impostazione di scenario, alcuni tipi di riprese e caratterizzazioni dei personaggi simili; e “Valhalla rising”, per la violenza, sangue e misticismo (che non è mitico). Visto l’enorme budget a disposizione (nove milioni), per una produzione italiana (e belga), ma pochi in verità per una hollywoodiana, serviva il volto noto per richiamare pubblico in sala, scelta ricaduta su Alessandro Borghi, che è si uno dei due protagonisti del film ma non quello del mito, infatti interpreta Remo, mentre Romolo è impersonato da Alessio Lapice.

Entrambi sono molto bravi e con il carisma di Borghi si esaltano in particolar modo in un monologo a metà film, dove seppur parlando una lingua morta e arcaica, è riuscito a zittire le persone che in sala si facevano gli affari loro, da applausi. Un pregio che non è enorme, ma fondamentale, è la colonna sonora, che non sempre, ma soprattutto nei momenti concitati fa venire la pelle d’oca. Il trucco poi su alcuni personaggi è incredibile, riesce a farli apparire totalmente diversi. Tutto tecnicamente è reso perfetto.

Dal punto di vista della psicologia il film è attualissimo, contrasti d’idee tra un fratello che si crede superiore rispetto a tutti coloro che ritiene deboli, persino alla divinità e un altro che trovo nel gruppo unito senza distinzioni la forza necessaria a creare un luogo di vita sicuro. Da seguire con attenzione i titoli di coda. Lo spettatore esce dalla sala con la convinzione che si sia realizzato un film che non si direbbe italiano ma hollywoodiano, quando abbiamo mezzi ma soprattutto buone idee riusciamo sempre a creare qualcosa di straordinario.

Attualità #Eventi & Musica

CINEMA GRATIS PER I PIU PICCOLI OGGI AL SOCIALE

Nut Job 2, sequel di un fortunato film di animazione del 2014, è la pellicola prescelta per il terzo appuntamento con la minirassegna natalizia di cinema per bambini e ragazzi. E’ la storia dello scoiattolo Spocchia che guida una rivolta di animali contro la costruzione di un luna park al posto del giardino pubblico che è la loro casa. L’appuntamento al teatro Sociale Villani è oggi al due gennaio alle 16. L’ingresso è libero fino a esaurimento posti. L’ultimo appuntamento con la rassegna è venerdì 4 gennaio con “Belle e Sebastien”.

Attualità #Cinema

GUIDA AI FILM NELLE SALE. SE NON AVETE VISTO BOHEMIAN RHAPSODY SAPETE CHE FARE

Alcuni consigli della nostra redazione sui film in uscita nelle sale biellesi:

– Consigliati :

Bumblebee: Da molti definito il miglior film sui Transformers, i robottoni passano da essere  ipertecnologici a giocattoli ambulanti, come dovrebbe essere, portando una storia di formazione con antagonisti degni di tal nome e ricordando molto i classici “Cortocircuito”, “Il gigante di ferro”, diventandone la versione per questa generazione.

Spider-man: Un Nuovo Universo: Film d’animazione su Spiderman con Peter Parker co-protagonista e mentore di Miles Morales, in un film divertente e intricato adatto a tutte le età, con battute adatte a bambini e molte sottili per gli adulti che forse potrebbero divertirsi  di più.

Bohemian Rhapsody: Intrattenimento puro con la rock band per eccellenza, con un Rami Malek che è impersona divinamente Freddie Mercury, probabilmente vi farà saltare sulla poltrona e inizierete a cantare anche voi.

Ben is back: Film introspettivo con Julia Roberts che il cui figlio ritorna per le feste dalla comunità per tossico dipendenti in cui era, questo è interessante ma forse a Natale è meglio qualcosa di più allegro.

Se proprio volete andare a vederlo:

Un piccolo favore: Dovrebbe essere un thriller con un po’ di commedia con la sparizione di una donna e la sua ricerca da parte dell’amica, abbastanza scialbo ma può piacere, forse.

Il ritorno di Mary Poppins: Presentato come sequel del film degli anni 60, in realtà è un remake non dichiarato, cambiano solo interpreti ed effetti, il resto è identico, non offre nulla di nuovo.

Il grinch: Versione animata del Grinch della Illumination, quindi tendenzialmente riguarda i bambini, giustamente, ma gli adulti potrebbero annoiarsi, per entrambi è meglio Spider-man

Il testimone invisibile: Film giallo italiano che è probabilmente il migliore tra i forse, ma è condizionato da una recitazione non all’altezza, d’altronde c’è Scamarcio, quasi un buon film.

Non dite poi che non ve lo avevamo detto

La befana vien di notte: Fantasy nostrano con la Cortellesi, pesantemente truccata, che interpreta la Befana, l’idea può essere carina, ma tra pochi effetti speciali non all’altezza e il livello di trash del film televisivo con Babbo Natale impersonato, niente popodimeno che  da Lino Banfi, era proprio il caso ?

Amici come prima: Coppia Boldi-De Sica in un cinepanettone, serve aggiungere altro? Forse bisogna sottolineare che oltre essere un plagio ibrido di “Quasi amici” e “Mrs Doubtfire”, potrebbe essere la migliore commedia italiana uscita questo mese, anche perché peggio di “Natale a 5 stelle” non può esistere nulla, o forse sì?

Attualità #Cinema

TFF 36 HIGH LIFE UN FUTURO IMPROBABILE

“High life”, primo film in lingua inglese di Claire Denis, che non solo crea l’intreccio temporale peggio gestito finora nel mon do del cinema, ma che sfrutta anche le leggi della fisica e dello spazio come meglio crede, a propria convenienza, nel periodo dei terrapiattisti ormai siamo veramente abituati a tutto.

Robert Pattinson è un detenuto che viene mandato nello spazio insieme ad altri criminali per missioni di ricerca da cui è impossibile fare ritorno. Tra i membri della missione c’è anche una dottoressa la cui missione scientifica consiste nel far nascere esseri umani in un ambiente estremo in una navicella spaziale alla deriva (Gulp). Grosso problema: Ci sono cinque linee narrative di cui due inutili, una che si sviluppa alla fine e stiamo ancora cercando di capirne il senso, mentre le ultime due, sono quelle principali ma lo stacco da una all’altra è come un graffio alla lavagna, fastidiosissimo.

I pochi pregi riguardano le scelte tecniche e la resa di una tecnologia non troppo innovativa ma ci lascia perplessi la scelta della fisica soprattutto quella legata ai buchi neri e allo spazio. Sappiamo, o dovremo saperlo, che nello spazio non c’è la gravità, qui invece è a seconda della bisogna, all’inizio dei corpi “cadono” proprio fuori dalla nave, a tre quarti del film invece galleggiano. Sarà un omaggio a “Doctor Who” ? Se ci spostiamo poi sull’interpretazione del protagonista beh probabilmente anche lui sarà rimasto confuso tra le varie linee temporali. Insomma se il futuro è questo meglio estinguersi

Attualità #Cinema

TFF 36 GLI EMULI DI SAM RAIMI

C’è una casa nel bosco, un’altra, l’ennesima, ormai nel cinema di genere horror questa meccanica è dagli esordi del buon Sam Raimi che viene usata in continuazione “Dead night” è il film d’esordio di Brad Baruh, che cerca di fare una rivisitazione del “La casa” di Raimi, mescolando i personaggi isolati che hanno a che fare con entità sovrannaturali con l’indagine a posteriori di un programma che esplora i crimini insomma se siete fan del genere e la guardate in tv siete di fatto sintonizzati sul canale 9

Tutto inizia con una sorta di prequel dove si vedono persone isolate in montagna perseguitate da aderenti a una setta che li brutalizzano. Cinquant’anni dopo una famiglia che vuole passare le vacanze in una baita su quella stessa montagna ha a che fare con strani personaggi e possessioni demoniache, il tutto è intervallato da un programma televisivo che sfrutta la situazione presente e indaga su un passato che in realtà è lo stesso presente.

I personaggi sono sicuramente stereotipati ma non sono fastidiosi nei loro ruoli, la fotografia buia aiuta nella messa in scena delle situazioni tipiche dell’horror mascherando bene i limiti dei pochi e artigianali effetti speciali, molto funzionali e realistici per un classico b-movie come questo. La casa innevata sarebbe stato un titolo più azzeccato, molto evocativo è anche la locandina del film che richiama moltissime pellicole degli anni ottanta, soprattutto “La cosa” di John Carpenter.

C’è però un problema troppo grosso nel film: La resa della trama e dell’intreccio. La trama semplice non è mai un difetto, lo diventa soltanto con una resa troppo contorta per la conclamata semplicità iniziale, questo porta a un crescendo sconclusionato. Guardiamo ad esempio il programma televisivo e la sua collocazione temporale, al tempo stesso sia flashforward che realtà immediata e che crea citando lo chef Bruno Barbieri, un mapazzone incredibile. Occasione mancata con ottimi spunti iniziali un vero peccato

Cinema

TFF36 THE WHITE CROW LA BIOPIC DI NUREYEV

Rudolf Nureyev, detto Rudi, è un ballerino sovietico che durante una trasferta della compagnia dove si esibisce a Parigi, sfugge al controllo delle autorità sovietiche e chiede asilo politico in Francia The White Crow è l’opera terza per Ralph Fiennes alla regia, che prova a raccontare la storia del famoso ballerino alternando però nel suo racconto troppe linee temporali che hanno il difetto di realizzare una gran confusione, ma al di la di questo ne esce un prodotto godibile. Il titolo è un riferimento, neppure troppo scontato, alle persone dotate di un animo che si contraddistingue per non avere filtri ed essere subito riconoscibili.

Il protagonista durante il racconto lo vediamo bambino, quando inizia a frequentare l’accademia specializzata, e poi nell’attualità degli eventi. I detrattori di Nureyev puntano sull’egocentrismo del personaggio ma questa qualità dalla pellicola non emerge del tutto anzi i troppi salti temporali probabilmente fanno perdere qualche riferimento. I personaggi di contorno forse sono riusciti meglio, anche se le introspezioni psicologiche degli stessi a volte lasciano a desiderare. La regia è funzionale ma ci saremmo aspettati probabilmente qualche riferimento (inquadratura e spazio) al mondo della danza quello in cui vive e si ritrova il protagonista. Considerando la liason con Freddy Mercury potrebbe essere utile magari vedere entrambi i film compreso quello che lancia la band dei Queen in uscita giovedì prossimo.

Attualità #Cinema

36 TFF PRONTI AL VIA. BIELLACRONACA C’E’

Apertura con il film ‘The Front Runner – Il vizio del potere’ di Jason Reitman, con Hugh Jackman, Vera Farmiga, J.K. Simmons e Alfred Molina e chiusura con ‘Santiago, Italia’ il documentario di Nanni Moretti, per la 36ma edizione del Torino Film Festival , dal 23 novembre al 1° dicembre. Ci saranno 133 lungometraggi, 23 medio metraggi, 22 cortometraggi e 59 anteprime italiane, realizzati con un budget di 1.946.000 euro, leggermente inferiore a quello dell’anno scorso. Ci sarà anche “Ride” di Valerio Mastandrea, l’unico film italiano tra i 15 in concorso. E questo in un’edizione nel segno della “varietà e dell’eterogeneo” come l’ha definita la direttrice artistica Emanuela Martini alla presentazione alla Casa del Cinema di Roma e alla conferenza stampa al Cinema Massimo di Torino.

Tra i film in concorso da segnalare poi “Wildlife”, esordio alla regia di Paul Dano con Jake Gyllenhaal e Carey Mulligan, mentre Pupi Avati sarà il Guest Director della rassegna Unforgettables che racconta le sue passioni musicali e cinematografiche con cinque titoli, da The Glenn Miller Story a Thirty Short Films About Glenn Gould. Il Gran Premio Torino sarà consegnato quest’anno all’attore francese Jean-Pierre Léaud. Molti i film italiani. Nella sezione Festa Mobile ci sono: ‘Bulli e Pupe’ di Steve Della Casa e Chiara Rondini, viaggio negli archivi italiani del secondo dopoguerra; ‘Il gusto della libertà – Cinema e ’68’ di Giovanna Ventura, ovvero cosa accadde a festival come Venezia e Cannes durante il ‘68; ‘The Man Who Stole Bansky’ di Marco Proserpio, viaggio nei territori occupati in Palestina nel segno del misterioso artista Bansky ; ‘I nomi del signor Sulcic’ di Elisabetta Sgarbi con musiche di Battiato; ‘Ovunque proteggimi’ di Bonifacio Angius tra melò e road movie; ‘Ragazzi di stadio quarant’anni dopo’ di Daniele Segre sul fenomeno ultras italiano e, infine ,’Sex Story’ di Cristina Comencini e Roberto Moroni, rivoluzione dell’immagine della donna dagli anni Cinquanta a oggi. Sempre a Festa Mobile, Ash is Purest White, interpretato da Zhao Tao, attrice cult e moglie del presidente della giuria di quest’anno, Jia Zhangke; The White Crow di Ralph Fiennes e ‘Pretenders’ di James Franco, storia di due giovani amici innamorati della stessa ragazza per un decennio.

Omaggio poi a Ermanno Olmi con la rassegna dal titolo ‘Lunga vita a Ermanno Olmi’, un’intera giornata dove verranno proposti i suoi film e documentari.Nella sezione After Hour ci saranno poi “High Life”, primo film di fantascienza di Claire Denis con Robert Pattinson e Juliette Binoche e l’horror splatter Mandy con Nicolas Cage.

Lanciato nel 2008, il TorinoFilmLab, un’iniziativa del Museo Nazionale del Cinema, sostiene filmmaker emergenti da tutto il mondo attraverso attività di formazione, sviluppo di progetti e finanziamento alla produzione e alla distribuzione. È sostenuto dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, dalla Regione Piemonte, dalla Città di Torino, promosso dal Museo Nazionale del Cinema e dalla Film Commission Torino Piemonte, e finanziato dal programma Creative Europe MEDIA dell’Unione Europea.

Commercio #Economia

INVESTIMENTO IN CINEMA E TEATRI GENERA ECONOMIA – CONFCOMMERCIO

“Creare una catena del valore dell’industria culturale e dello spettacolo è un passaggio importantissimo nello sviluppo economico del territorio e delle città”. Carlo Fontana, per 15 anni sovrintendente al Teatro alla Scala di Milano e da cinque anni presidente dell’Agis, l’Associazione nazionale dello spettacolo, commenta così un’indagine condotta da Agis e Università lulm in collaborazione con la società Malmo. I dati della ricerca evidenziano l’effetto “moltiplicatore” che la spesa per spettacoli teatrali, cinematografici e concertistici produce sull’ambiente economico circostante. “La fruizione di uno spettacolo è capace, in alcuni casi, di quintuplicare il valore economico iniziale rappresentato dal semplice costo dell’ingresso”, spiega. Per questa ragione, secondo Fontana, il sostegno alle imprese culturali e creative e l’incentivo al consumo culturale sono efficaci per alimentare questo meccanismo virtuoso. La ricerca evidenzia, più nel dettaglio, che ogni euro speso nella gestione di una struttura cinematografica o teatrale genera 1,7 euro di produzione di beni intermedi sul territorio e 2,4 euro di valore aggiunto. Numeri che a livello nazionale costituiscono grandezze rilevanti se si considera che lo scorso anno la spesa complessiva in Italia ha sfiorato i 6 miliardi di euro. “Tra i benefici indiretti del consumo culturale ci sono le ricadute sull’immagine internazionale di una città legate alla programmazione di festival ed eventi artistici”, aggiunge Fontana. L’età media degli spettatori? Per circa un terzo uomini e donne di età compresa fra i 35 e i 44anni.

fonte corriere della sera – confcommercio

Attualità #Cinema

VISTI PER VOI: VENOM (2018)

Il mondo ha abbastanza supereroi, questo dice la locandina di “Venom”, affermazione più che credibile visto che ormai si è perso il conto di tutti i film supereroi degli ultimi dieci anni, per questo motivo la Sony ha deciso di puntare sugli antieroi, ovverosia personaggi dalla morale dubbia e dai modi violenti che non disdegnano una puntata nel buonismo. Non si tratta però di una novità del genere: “Logan” e “Deadpool” andavano già in questa direzione. Venom è nato in quanto personaggio, come nemesi di Spiderman, che però, per una questione di diritti, maledetto marketing,  non è presente nel film, ma l’assenza non crea impiccio.

Eddie Brock è un giornalista d’assalto che cerca la notizia sensazionalistica nella compagnia Life foundation, che si occupa di medicina ed esplorazione spaziale. Dopo essere stato rovinato dalla società per la sua pervicacia nel cercare le notizie, decide di infiltrarsi in essa per cercare e trovare le prove di sperimentazioni con cavie umane su parassiti alieni detti simbionti. La ricerca porta però un simbionte direttamente a contatto con Eddie, donandogli forza e cattiveria, insomma insieme diventano il mostruoso Venom. Annunciato inizialmente come uno dei film più violenti mai visti, a poche settimane dall’uscita ha visto abbassare il rating a seguito del taglio di quaranta minuti di film, i più violenti, ma così ha perso tutte le premesse su cui era stato costruito Scelta incomprensibile da parte di Sony, che per evitare di andare in perdita, ha preferito ampliare il pubblico ma così ha snaturato il progetto.

La regia di Ruben Fleischer non è sublime, troppi cambi di inquadratura forzati e inutili. Il protagonista  Tom Hardy non è in formissima ma nelle nostre sale è penalizzato dal pessimo doppiaggio di Adriano Giannini (decisamente sbagliato), buone le scene di dualismo col simbionte che sono le meglio riuscite. La sceneggiatura e l’evoluzione dei personaggi non sono al massimo, sembra sinceramente un po’ troppo raffazzonato. Non è brutto come ha descritto la critica d’oltreoceano, però è una delusione soprattutto per le premesse che erano ottime.

Il prossimo progetto di questo universo di personaggi particolari sarà quello incentrato sul vampiro Morbius, interpretato da Jared Leto e qui scatta la curiosità.

nik