SINTERAMA, AVVIATA PROCEDURA PER 23 DIPENDENTI

Tessile ancora in sofferenza. Il reparto coinvolto è tesaurizzazione e cernita.
“La natura strutturale degli esuberi dichiarati da Sinterama rende impraticabile il ricorso agli ammortizzatori sociali straordinari, complicando ulteriormente la situazione dei lavoratori coinvolti dalla riduzione del personale” affermano dalla Uiltec il segretario Alessandra Ranghetti.  La direzione della Sinterama ha avviato il 19 aprile scorso la procedura per 23 lavoratori che coinvolgerà il reparto Testurizzazione ad aria e il reparto cernita ad esso connesso, denunciando così che l’economia dell’intero comparto è già caratterizzato da permanente stagnazione della domanda ed influenzata dalle crescenti ed incisive azioni di concorrenza operata dai paesi più emergenti, che attuano politiche economico-commerciali spregiudicate.
La Sinterama SpA nasce nel 1999, con sede e stabilimento a Sandigliano, la società capofila Sinterama è un gruppo di livello internazionale, con stabilimenti in Italia, in Bulgaria e nel resto del mondo (Brasile e Cina). L’azienda opera nel settore tessile, nel comparto delle fibre sintetiche di poliesteri; i filati prodotti dall’azienda sono utilizzati prevalentemente nell’arredamento, ad esempio tendaggi, tessuti operati, ecc. “Il mercato di riferimento ormai è quasi totalmente estero -precisa il segretario Uiltec-. L’azienda per sfruttare al meglio le sinergie legate alla stessa tipologia di lavorazioni ha deciso di concentrare la testurizzazione ad Aria nello stabilimento di Nova Zagora in Bulgaria”.
“Come sindacato -continua Ranghetti- ci troviamo di nuovo in una condizione difficile in un territorio che si trascina da anni in situazioni di crisi, dobbiamo considerare anche la limitatezza degli ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro, dopo le modifiche introdotte dal Job Act D.lgs 148/2015, i quali sono sempre più difficili da richiedere”
E ancora, “il nostro obbiettivo nel corso della fase di confronto sindacale con l’azienda, sarà quello di tentare la strada della ricollocazione per evitare il più possibile le ricadute della crisi aziendale sui livelli occupazionali, è impensabile che la sofferenza del mercato ricada esclusivamente sui lavoratori e sulle loro famiglie” -conclude Alessandra Ranghetti.
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