SANREMO NON FINISCE MAI. CI SI VEDE ALLA PROSSIMA MA INTANTO PARLIAMONE

Va in archivio l’edizione del Festival della canzone italiana di Sanremo  numero 69. Lo fa con una vittoria inaspettata di Mahmood (personalissimo voto 7) e del suo brano dal respiro internazionale e dal titolo sintetico ‘Soldi’. Parlo di brano di respiro internazionale non a caso  non tanto per le sue origini egiziane, ma per sonorità che ricordano il  rap francese sempre più inserito nel contesto musicale europeo che, piaccia o no, guarda sempre più a questa forma giovane di fare i brani che profuma di cantautorato. Penso, quando dico questo, ai vari Hornet La Frappe, Sofiane e Hosse che, guarda a caso, nel suo album 2018 inserì anche ‘Money’, ‘soldi’
appunto. Sconfitto Ultimo (voto 8) che se la prende con i giornalisti in una polemica che a Sanremo, in fondo, non manca mai. Terza arriva la musica tradizionale de ‘Il Volo’ (8): in conclusione il mio pronostico di martedì sera dopo il primo ascolto, pubblicato su questa testata ne indovina 2 su 3. Il voto assegnatemelo voi lettori.

Fuori dal podio Bertè ( 6.5 ) idolo del pubblico dell’Ariston, mai come quest’anno partecipe con cori, applausi e balli (8) e il cui risultato fuori dal podio non è piaciuto. Volevano di più per la eterna Loredana, che comunque si prende una bella rivincita e piazzando a 68 anni le gambe più toniche del Festival (10 per la forma fisica a Bertè) nel panorama musicale che sta mutando ci darà ancora soddisfazioni canore dopo un lungo periodo più costellato da presenze tv, polemiche e parolacce che note musicali. Scorrendo la classifica trovo un po’ basso il risultato di ‘Nonno  Hollywood’ di Nigiotti, il mio brano preferito di questa edizione (9),  ma segnalo fin sa subito che le radio e il web avranno in ‘Per un milione’ dei Boomdabash (6.5) la canzone che spaccherà.
Volutamente non cerco significati e non espongo giudizi sulle implicazioni e sui significati cha la vittoria di un rapper di origine egiziane a Sanremo con un brano che inserisce anche una barra in lingua araba ( Waladi waladi habibi : mio padre, mio padre, il mio amato) trovando anche un po’ stucchevole i significati che in tanti cercano in maniera un po’ assurda di dare.

Dal secolo scorso la musica e lo sport anticipano i tempi della società e i suoi mutamenti e se il vento di cambiamento della Liguria (10) soffierà anche altrove lo vedremo. Per ora si parla di musica e ‘Soldi’ è moderno, internazionale, orecchiabile e non banale come appare e Mahmood giovane, competente e promettente. Le 5 serate dello spettacolo sono state troppo lunghe con quella dei duetti davvero ben riuscita: in particolare Tony Hadley, ex voce degli Spandau Ballet (9 a Tony) con Arisa (1) che quasi riesce a rimettere in pista il brano peggiore del Festival, Beppe Fiorello (9) con Paola Turci (7), Irene Grandi (8) con Bertè e Bungaro (10) con Renga (6). I tre conduttori si sono scioti un po’ dopo la terza sera : anche troppo Bisio (5.5 al suo festival) che mi è parso troppo sbracato e sopra le righe, quasi ansioso nel tentativo di emergere come dimostra un monologo sul figlio volgare, banale e solo salvato da Anastasio (8) in un bel rap finale.

Maluccio anche Virginia Raffaele (5.5), ma non per colpa sua : se si chiama una brava comica e clamorosa imitatrice non capisco perchè gli si fa fare la conduttrice classica. A quel punto meglio avere una Elisa Isoardi qualsiasi e via (10 al suo post su Twitter post vittoria di Mahmood : “Mahmood ha appena vinto il Festival di Sanremo. La dimostrazione che l’incontro di culture differenti genera bellezza #top #culture”.Baglioni (7) è sempre troppo ingessato, ma il suo voto è la media tra la capacità di essere direttore artistico (9) e conduttore (5) ; come cantante (8) non lo si può disutere, ma in certi frangenti Sanremo è sembrato ‘Baglioni and friens’ con troppe canzoni da lui cantate con i vari ospiti.Ospiti che in ordine sparso sono sembrati a volte fuori posto essendo estranei alla gara (5 a Ligaube e alla sua pessima gag da Re del Rock, 8 a Elisa e alla sua interpretazione di ‘Vedrai, vedrai’, 6 a Ramazzotti sempre più invecchiato, 7 ai Bocelli, 8 a Mengoni) in una formula ospiti-gara che andrebbe ricalibrata meglio. Ora spazio alla radio, al web, alla tv, ai video, perchè come sempre è lì che si decide il vincitore vero del Festival.

ANDREA GUASCO

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