AOSTA 29-11-2015

MONTAGNA

"Una opportunità per il mestiere di guida alpina"

Così Anna Torretta, biellese d'origine, tra i protagonisti del reality Monte Bianco, giudica la trasissione

Anna Torretta

Quarta puntata per il reality game di Rai 2 Monte Bianco - Sfida Verticale. Il programma, prodotto da Magnolia TV, e condotto da Caterina Balivo e dalla guida Simone Moro, si avvia verso il finale, la quinta vedrà la proclamazione del vincitore, con ancora una biellese in gioco.

La trasmissione, con un milione e 369 mila telespettatori e 5,58% di share, non ha riscosso il successo di pubblico aspettato ma ha suscitato un animato dibattito tra gli appassionati di montagna. Moltissime sono state le voci critiche arrivate da alcune associazioni tra le quali Mountain Wilderness. secondo i detrattori troppo alto il rischio di spettacolarizzare la montagna e di banalizzarla.

A contendersi la vittoria sette cordate, costituite da un personaggio famoso e da una guida alpina. in ogni puntata si assiste ad una sfida diretta che porta all’eliminazione di una delle squadre in gioco.

Una contro l’altra, nella puntata della settimana scorsa, si sono trovate Giovanna Mongilardi, triverese di nascita, con lei l’ex calciatore Gianluca Zambrotta, e Anna Torretta, torinese ma la cui famiglia materna ha radici in valle Cervo. Legato con lei il karateka Stefano Maniscalco. Ad essere eliminati sono stati questi ultimi.

Biellacronaca ha incontrato Anna Torretta..

Com’è cambiata la tua vita da quando hai partecipato al reality? Effetti derivati da una maggior notorietà, richieste di amicizia sui social (fb)? Interesse di clienti o comunque persone che intendono avvicinarsi alla montagna? Rapporti con i colleghi?

"La mia vita non è assolutamente cambiata, direi che i tempi sono ancora brevi. Ho solo molte più richieste di amicizia su fb e 'mi piace' sulla mia pagina, oltre che a visite a www.annatorretta.comSi certo, qualcuno che non conoscevo, mi ha riconosciuto per avermi visto e sentito in trasmissione, ma siamo sempre nell'ambito degli scalatori. Qualche richiesta in più del solito di clienti le sto ricevendo. I miei colleghi non sono di molte parole, qualcuno apprezza, gli amici condividono, altri si astengono dal giudizio. Ma nel complesso la trasmissione è apprezzatala perché la figura della Guida Alpina viene portata nelle case degli italiani e questo per noi vuole dire molto, non era mai capitato".

Il reality ha sollevato un importante dibattito, quasi filosofico, su quale sia il corretto approcciarsi alla montagna. Recente una durissima presa di posizione di Mountain Wilderness. Cosa ne pensi? Serviva alla montagna arrivare al grande pubblico della TV?

"Ti riporto una mia breve risposta a Carlo Alberto Pinelli di Mountain Wilderness che ho pubblicato su fb, e che invito a leggere soprattutto per i commenti, speciale quello della Guida Alpina Paolo Tassi. Pinelli lo conosco personalmente, perché grazie a lui ho realizzato la mia prima spedizione in Afghanistan, ecco la risposta: Caro Carlo Alberto, ti rispetto per la persona che rappresenti, ma non per queste frasi, piene di tanta cattiveria, per le quali mi sento offesa. Noi guide alpine e i nostri clienti non possono condividere le parole di questo scritto, perché l'80% di loro non ha, o non aveva cultura di montagna. Oggi grazie al nostro lavoro, costoro, possono apprezzare e godere di beni di cui prima neanche sapevano l'esistenza. Con rispetto questi beni non sono solo di chi ha fatto come te la "gavetta" in montagna, ma anche di tutti coloro che si affidano da inesperti ad una Guida Alpina. Cordialmente

E ti assicuro che i motivi che spingono oggi la gente ad andare in montagna, soprattutto quelli che vogliono salire in cima al Monte Bianco, sono i più disparati, ben lontani dai nobili pensieri dei conquistatori e di quelli che pensano i luminari di Mountain Wilderness: andiamo dalla scommessa tra amici (classico), a quello che ha appena divorziato e cerca nuove emozioni, a chi deve aggiungere punti al suo curriculum aziendale e andiamo avanti di questo passo, pochi sono quelli, che leggono i libri e hanno sempre sognato di avventurarsi nel tempio dell'alpinismo.  Poi il rispetto per l'ambiente, il riportarsi a casa la spazzatura, è una questione di cultura, e noi in parte contribuiamo ad insegnarlo ai nostri clienti, ma il discorso è molto più ampio, e proprio nulla ha a che fare con il reality. L'Italia è coperta dal 35% da montagne! ma in televisione si vedono sempre e solo mare e colline. Il programma penso che sia stata una gran pubblicità per la Valle d'Aosta e un'opportunità per la nostra professione che non ci era mai stata data. Per questo ho partecipato".

Qual è la tua filosofia di montagna. Si dice "la montagna chiama". Tu quando hai sentito questa chiamata?

"Non ho avuto nessuna 'vocazione' per la montagna, semplicemente ho sempre provato piacere ad andarci, sin da bambina. Ho studiato architettura, e ho sempre cercato di unire le mie passioni, per il disegno, la creatività e la montagna, così mi sono laureata con una tesi in disegno industriale, con il progetto di un 'Bivacco in alta quota'. Poi da Torinese sono andata ad abitare in mezzo le montagne a Innsbruck e la passione per la montagna è prevalsa, anche se per molti anni mi sono mantenuta facendo progetti di muri di arrampicata e parchi gioco, per una ditta austriaca. Fare il corso per diventare Guida Alpina, è stato per me il naturale corso degli eventi. Ho anche gareggiato per quasi 10 anni in Coppa del Mondo di arrampicata su ghiaccio, sono stata vice campionessa del Mondo di questa specialità. E' stata tutta una piacevole combinazioni di eventi che ha costruito la mia vita".

Ogni esperienza ci lascia qualcosa dentro. Questa cosa ti ha lasciato? Tu seri in cordata con Maniscalco. Immagino che prima lo conoscessi solo di fama per essere un grande karateka. Conoscendolo di persona cosa ti ha trasmesso?

"Maniscalco è un grande atleta, uno che ha dedicato la vita al sacrificio dell'allenamento, abituato alle regole del karatè. Sul Monte Bianco non era sul tatami e mi ha considerato come la sua guida, solo nelle situazioni che non poteva dominare, come le arrampicate in parete. Mentre nelle situazioni in cui pensava di poter gestire, ha fatto di 'testa sua', e ne ha pagato però le conseguenze. Abbiamo avuto un rapporto di amore e odio. Questo atteggiamento mi capitava, molti anni fa quando nessuno mi conosceva e io avevo appena cominciato a lavorare come guida alpina con certi clienti del 'sesso forte': bastava però metterli in situazioni al di sopra delle loro capacità per ristabilire la gerarchia nelle decisioni".

Una volta il mestiere di guida era prettamente maschile. Ora siete sempre di più donne anche in questo campo. Cos'è cambiato? All'inizio c'era diffidenza nei vostri riguardi?

"Per quanto riguarda la nostra professione 'al  femminile' ti posso assicurare che non siamo sempre più donne, ma qualche eccezione che conferma la regola, purtroppo. Sia a livello nazionale, che regionale le Guide Alpine donne sono l'1-1,5%, non raggiungiamo le quote rosa. Tra i formatori in Italia non c'è nessuna donna e neanche nel direttivo nazionale. Sono sicura che qualche figura femminile presente in questi ambiti cambierebbe la situazione. Io nel corso di 10 anni ho provato 3 diverse selezioni per diventare istruttore, ma anche quando avevo tutte le carte in regola per passare ... non sono passata, e non è valso nessun reclamo; nessuna altra donna ha mai provato ad affrontare questo percorso in Italia".

La paura. Che rapporto hai con questo sentimento? La tua via più difficile?

"La paura c'è sempre anche quando lavori, è quella che ti salva da certe situazioni, ma è anche bello superarla e dominarla.  L'esperienza, il giudizio, ma anche il 'sesto senso', in montagna, sono doti fondamentali, doti che ti ha insegnato la paura. La via più difficile non esiste, è sempre la prossima metà, e quando l'hai raggiunta, stai già guardando a quella dopo.  Ci sono delle vie a cui sono particolarmente legata per le emozioni che ho vissuto, come la salita del Capitan in solitaria, per la via Zodiac, o la salita sempre in solitaria, dell'Ama Dablam".

Tu hai una casa a Piedicavallo e la tua famiglia è originaria della Bursh. Ci vieni spesso? Hai un luogo nel cuore, nel Biellese?

"Abbiamo una casa a Rosazza, perché la famiglia di mia mamma, Neja Peraldo, è originaria della Valle del Cervo. Io ho passato le vacanze estive della scuola a giocare nella Pragnetta, al parco della valligiana e, regolare, alle 16.00, a servir messa nella chiesa di Rosazza. L'annuale gita alle Desate con la polenta nella baita dello zio, la gita alla Sella e la processione ad Oropa, sono tra i miei ricordi di infanzia".

Secondo te il Biellese ha delle chance per diventare meta turistica per appassionati di montagna?

"Il Biellese lo vedo come meta per un turismo famigliare, a misura d'uomo, come lo sono le sue montagne".

 

a.f.

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