BIELLA 10-04-2016

70 E Più

Tutto cominciò da un gruppo coraggioso

Il presidente dell'Ascom Mario Novaretti durante la festa per i 70 anni ha ripercorso i fatti del 1944 che portarono alla nascita dell'associazione

Tutto cominciò da un gruppo coraggioso 2
(Foto Antonio Mantovan)

70 E Più è un motto con un profondo significato. Non esiste una data di battesimo dell’Ascom ma c’è una storia particolarmente significativa che ci porta idealmente a indicare nel 18 aprile del 1944, il seme dal quale ha germogliato la nostra associazione.

In quella data i vescovi del Piemonte, dal Cardina Maurilio Fossati al nostro Monsignor Carlo Rossi, indirizzarono, con gli auguri pasquali, una lunga lettera nella quale erano indicati i principi a cui ispirarsi nel preparare i futuri assetti del Paese dopo una guerra che si sperava stesse volgendo al termine

La lettera seguiva una serie di messaggi che regolarmente giungevano a un gruppo di biellesi che, noncuranti dei pericoli, si incontravano nelle disadorne sale dell’asilo di Biella Piano in quella che diventerà poi via Gramsci.

Erano un gruppo di persone tra i quali spiccavano l’architetto Trompetto, il membro cattolico CLN Guido Martignone, don Ferraris e un giovane professore universitario, Giuseppe Pella.

Proprio quest’ultimo era il collegamento tra Torino e Biella, tra i circoli cattolici della capitale piemontese (Bovetti e Colonnetti) e il gruppo del centro Rosminiano Biellese.

Un gruppo coraggioso che si incontrava a poche centinaia di metri da quella che diventerà la sede della Gestapo, Villa Schneider, dove Giuseppe Pella passerà due notti durante le quali cercherà di spiegare a tedeschi e repubblichini cosa, quasi quotidianamente, andava a fare a Torino. Fortuna volle che a Torino occupasse la cattedra di tecnica bancaria alla facoltà di Economia e Commercio e questa giustificazione, anche se  con qualche perplessità, venne ritenuta sufficiente dai suoi inquirenti.

Ma cosa conteneva quel messaggio del 18 aprile 1944? E perché riteniamo che quello sia stato il seme che ha fatto germogliare, in un gruppo di commercianti, la futura Ascom?

In quel messaggio più volte si sottolinea la necessità di non farsi travolgere dalla violenza e dalla arroganza dittatoriale e si esaltava lo spirito di fraternità e la necessità assoluta di essere solidali.

Molti dei commercianti presenti erano gli operatori grazie i quali molte famiglie, in situazioni di grave disagio per i famigliari al fronte o in montagna, riuscirono a sopravvivere ed era la risposta dello spirito cristiano alla logica della cooperazione marxista.

Con queste basi fu quasi naturale che pochi giorni dopo l’armistizio, i commercianti rappresentati in quei gruppi, fossero presenti alla costituzione ella Confcommercio nazionale che ai principi di libertà, di iniziativa economica e solidarietà faceva riferimento.

In ogni paese del Biellese il negozio di vicinato diventò il riferimento quasi politico in alternativa alla Alleanza Cooperativa. Spesso i commercianti che gestivano negozi con caratteristiche molto vicine agli attuali mini market e senza essere ancora vincolati dalle norme che regolamentarono il commercio negli anni ’50, furono in fondo, i banchieri delle famiglie in difficoltà o fornirono a molti lavoratori il credito al consumo “quindicinale” con lo storico “Libretto” che aveva un’analogia quasi con i titoli di credito.

Nelle sale dell’edificio di via Gransci mosse quindi i primi passi una struttura particolare, la cui ossatura era legata in modo preponderante ai panificatori (il primo vero sindacato di categoria dell’associazione).

Quelle sale non erano più sufficienti. I non commercianti le lasciarono per l’ex teatro Villani dove dettero vita al partito della Democrazia Cristiana e dove, un anno dopo, festeggiarono l’elezione del giovane professore universitario e commercialista Giuseppe Pella all’Assemblea Costituente.

In occasione della scissione della CGIL i locali ospitarono la nascita della CISL e così la giovane Ascom di Biella si trasferì in via Sabadell. Ben presto la crescita degli aderenti all’associazione fu tale da necessitare locali ampi, sale riunioni, uffici e fu inevitabile trasferire la sede in piazza Vittorio Veneto. Avendo raggiunto i duemila soci fu quasi scelta obbligata trasformare il consumo in investimento “mettendo su casa”.

Nel frattempo sono cambiati usi, costumi, consuetudini alimentari e il commercio ha visto rivoluzioni e involuzioni notevoli; purtroppo molti eventi hanno comportato una desertificazione commerciale  impensabile sessant’anni fa. I danni che ne sono derivati ci costringono a un impegno a volte anche estenuante per difendere le nostre borgate, le nostre valli, perché un negozio di vicinato, un centro di somministrazione sono un servizio sociale.

Un mio mastro politico sindaco di un piccolissimo comune della Valle Cervo, Nello Casale, mi ha insegnato che quando in una piccola borgata chiude l’ultimo bar, anche un astemio piange.

Il commercio degli anni 2000 accanto alla solidarietà, ala libertà e all’impegno vuole qualifiche e professionalità sempre più elevate e questi sono impegni ai quali l’associazione deve e dovrà, sempre, dare risposte il più esaurienti possibile.

La confusione tra liberalizzazione e anarchia ci costringe a chiedere alle istituzioni, a tutti i livelli, un impegno serio perché la legalità sia garantita. Non possiamo tollerare oltre la gestione delle pacche sulla schiena, del sì va bene ma bisogna capire, dei controlli a senso unico.

I nostri commercianti e i nostri negozi di vicinato non potranno vivere a lungo se mentre loro rispettano norme, obblighi e spesso cavilli, altri possono agire indisturbati forse con la paterna benedizione di enti conniventi.

Sicuramente la vecchia definizione di “imprese mercantili” cara ai docenti di ragioneria del secolo scorso, cioè che l’impresa mercantile riunisce i beni e i prodotti nel tempo e nello spazio per distribuirli in tempi e spazi diversi, con internet e  la globalizzazione è ormai superata. L’impresa mercantile è insostituibile ma a causa della sua trasformazione ci costringe a mettere a disposizione dei nostri soci formazione, informazione e innovazione.

Dobbiamo lottare per impedire che le concentrazioni di captali e le grandi lobbies finiscano per appiattire le offerte commerciali distruggendo il commercio di alta qualità e di nicchia; dobbiamo impedire che la finanza riduca gli spazi dei piccoli operatori commerciali finendo per annullare l’effetto moltiplicatore teorizzato da Keynes.

Sono passati più di settant’anni ma, questo mio intervento non vuole essere né una celebrazione né una commemorazione. Settanta e più anni fa nacque Ascom Biella per impegnarsi a costruire una società migliore, una società libera, una società solidale.

Siamo sicuri che nei prossimi settant’anni Ascom Biella continuerà a riunire con lo stesso spirito ma soprattutto sempre facendo riferimento ai valori suddetti impegnandosi a favore del nostro territorio e dell’economia della nostra provincia, senza demagogia e senza cercare facili consensi.

Mario Novaretti

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