TRIVERO 25-10-2016

Lo spostamento dell'Alberghiero spiegato

Dall'alluvione del 2014 alle recenti polemiche, come si è arrivata alla scelta di Mosso e un'idea di Ramella per il futuro della Caulera

Lo spostamento dell'Alberghiero spiegato 3

I problemi veri per l’Istituto Alberghiero della Caulera di Trivero, che il prossimo anno verrà trasferito a Mosso, con conseguente codazzo di polemiche tra comune di Trivero e Provincia, rinforzate da qualche punzecchiatura del consigliere regionale Vittorio Barazzotto rivolta al suo compagno di partito, il presidente della Provincia Emanuele Ramella, iniziano con l’alluvione del 2014, che danneggia pesantemente la struttura, tanto che ancora sono ben visibili i buchi praticati nel pavimento del pianterreno per drenare l’acqua. Il peggio però riguarda l’intera parete nord dell’edificio, che poggia direttamente sul fianco della montagna, senza intercapedini o muri di contenimento. Forse per colpa dell’alluvione terra e rocce si “appoggiano” sempre più al muro, così quando piove le infiltrazioni su tutti i piani sono copiose, con l’acqua che corre sul pavimento, gocciola sulle cucina al piano terra, fa scattare e danneggia l’impianto elettrico.

A questo si aggiunge un problema ormai giudicato endemico all’impianto di riscaldamento, esploso quest’anno in tre punti, il che ha richiesto nuovi buchi nel pavimento, una decina, coperti poi da piastre di metallo, questo perché i tubi sarebbero stati posati direttamente sul terreno e quindi marciti nel corso degli anni. Anche la caldaia principale, a cippato, dopo 15 anni, richiederebbe una revisione profonda.

L’ultimo guaio risale sempre a un paio di anni fa, ma gli eventi atmosferici non c’entrano, la palestra dell’istituto, sistemata nell’ex Ipab davanti al corpo principale è stata gravemente danneggiata da vandali che l’hanno in pratica semidistrutta.

Per la prima questione il gruppo di studio sul problema ha trovato soltanto una soluzione: separare scuola e montagna realizzando uno scavo alto dai sei agli otto metri (si arriva fino al secondo piano) per buona parte del perimetro, poco più di 250 metri. A quel punto si potrebbe isolare il muro della scuola. Poi basterebbe rifare l’impianto elettrico e quello di riscaldamento (in totale un investimento da un milione di euro forse qualcosa in più.

Per la palestra è tutto più difficile, dato che riparando quella attuale si dovrebbe poi provvedere a un nuovo collaudo che ha poche speranze di essere approvato, dato che si tratta di una struttura interrata con qualche problema legato alle uscite di sicurezza, in più la chiusura e la conseguente poca manutenzione hanno creato qualche problema al tetto. Andrebbe rifatta in toto, magari in dimensioni ridotte, con un costo previsto di un altro milione.

In alternativa il Comune ha proposto di pagare un servizio di navette che portino gli studenti a fare educazione fisica in palestra a Trivero. Soluzione che l’istituto sarebbe disposto ad accettare soltanto in via transitoria, dato che i tempi di trasporto andrebbero pesantemente a incidere su tempo dedicato alle lezioni, il che potrebbe scatenare le ire di genitori e istituzioni scolastiche.

Vista la situazione il preside Cesare Molinari lancia l’allarme, anche sui media, e la politica si mette in modo.

Subito partono gli incontri tra scuola, Provincia e Comune, allora retto ancora dal sindaco Massimo Biasetti. Nei tavoli viene inserita anche la famiglia Zegna, il cui parere a Trivero conta più di qualcosa, e che del resto è quella che la struttura dell’Alberghiero l’ha donata all’amministrazione. La prima ipotesi di spostamento viene espressa da Ramella, o meglio, viene lanciata la questione: se si trovano i due milioni partono i lavori altrimenti ci si sposta. La Provincia dal canto suo chiarisce subito che non investirà in una struttura non di proprietà, il Comune non dispone della somma, la famiglia Zegna fa sapere ufficialmente che per questioni di bilancio e l’avanzare della crisi non potrà provvedere per una simile cifra.

L’ipotesi che prevale è dunque quella di trasferire il tutto a Mosso, che resta un comune della Valle, montano, dove c’è un edificio scolastico di proprietà della Provincia, che è stato rinnovato e ampliato nel 1989 e ora viene sottoutilizzato, ospitando qualche classe staccata del Bona. Da un breve calcolo emerge che i lavori di adeguamento necessari sono in pratica soltanto le cucine, quindi l’investimento necessario è di 300mila euro, spesi in uno stabile di proprietà dell’ente.

Gli uffici della Provincia fanno emergere anche tutta una serie di altri vantaggi: la differenza climatica dalla Caulera permetterebbe un significativo risparmio sulle spese di riscaldamento, per lo stesso motivo ci sarebbero meno problemi per lo sgombero neve (la scuola si trova in centro a Mosso). Dal canto suo il comune di Mosso potrebbe contare su di un significativo incremento legato ai negozianti dell’area, mentre alla Caulera non ci sono bar, negozi o simili. Si tratta a una prima stima di 500, 600 euro al giorno (i ragazzi sono trecento), abbastanza per cambiare volto al paese.

Su questa base si riparte a discutere non appena sono passate le ultime elezioni amministrative. Il nuovo sindaco Mario Carli, che nella precedente amministrazioni era il vice di Biasetti, partecipa a un incontro ufficiale con Provincia, presidi di Alberghiero e Bona, Unione Montana (il presidente Grosso è il sindaco di Mosso) e famiglia Zegna, dove viene ribadita la situazione. Poco convinto Carli, che chiede un sopralluogo, accordato ed effettuato tre giorni dopo. Solo che di soluzioni oltre a quelle già citate non ne arrivano e siamo già a ottobre, mese in cui Carli e la sua giunta lanciano l’allarme e si mette di traverso sul progetto. Senza però riuscire a smuovere il presidente Ramella che conferma: “Il prossimo giugno l’Alberghiero non sarà più lì”.

Resta una questione: cosa succederà all’ex Albergo della Caulera che è comunque una struttura molto bella?

Anche su questo Ramella pare avere le idee chiare.  “Perché non riconvertirlo in un albergo, magari con una bella spa? A quel punto mi impegno a spingere l’Alberghiero a stipulare una convenzione per la gestione diretta affidata direttamente ai ragazzi nell’ambito della scuola lavoro. Legandolo all’Oasi Zegna e magari cercando dei finanziamenti attraverso il gal (di cui è presidente sempre Ramella ndr)”.

Per i soldi necessari alla trasformazione si guarderebbe sempre alla famiglia Zegna, decisa a puntare ancora sull’Oasi. “Ma in questo caso con concrete probabilità di rientrare nell’investimento” chiude Ramella.

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