BIELLA 12-07-2016

La questione Atap spiegata

Quanto vale, perché si vende, chi potrebbe comprare, cosa potrebbe succedere. Tutto tralasciando le dichiarazioni dei politici (l'articolo è venuto lungo lo stesso)

La questione Atap spiegata 3

Della vendita delle quote Atap se ne parlerà nell’assemblea dei sindaci in programma il 25 di questo mese (ce n’è una anche questo venerdì ma l’argomento è Atap Gold, tutta un’altra storia). Vista la (voluta) confusione e le contraddizioni che si riscontrano nelle posizioni di esponenti politici e amministratori, dovute da un lato alla volontà di inasprire il confronto tra maggioranza e opposizione nel consiglio comunale di Biella e in parte a dispetti e rese dei conti all’interno del Partito Democratico locale, val la pena di riassumere la questione cercando di delinearmi i contorni ad ora piuttosto frastagliati.

La prima volta che si parla di cessione delle quote Atap, o almeno di parte delle quote, è in una delibera provinciale del 2009 che risponde a quanto richiesto dalla legge 244 del 2007 (poi aggiornata più volte) in cui da parte del Governo si chiedeva di effettuare una “ricognizione” sulle società partecipate. Tutto resta poi congelato fino al marzo dello scorso anno, quando il nuovo consiglio provinciale proprio in base a quella ricognizione, e facendo riferimento alla legge 190 del 2014, approva il piano di razionalizzazione delle partecipate, facendo il punto su cosa è realisticamente possibile vendere. La risposta è semplice, si delibera quindi di procedere con la dismissione del 35,060% delle azioni di Atap Spa (sono circa 5 milioni e 700mila) in possesso della Provincia. Le azioni vengono quindi di fatto messe sul mercato, con la provincia di Vercelli che subito dopo decide di fare lo stesso (le sue quote rappresentano il 26,44%).

Il presidente biellese Ramella a questo punto chiede al suo omologo (ma di centrodestra) Vercellese, Riva Vercellotti, di sottoscrivere un accordo per andare a una vendita unica, formulando la volontà di “espletare in modo congiunto l’alienazione delle quote”, il che aumenterebbe il valore della società (i due enti insieme rappresentano il 61,5% del totale).

Viene affidata a un professionista una perizia e una volta fatta la stima si punta a procedere con la vendita, con Biella che viene identificata come stazione appaltante. La proposta viene allargata anche alle altre amministrazioni, con reazioni diverse, la maggioranza, tra cui i comuni di Biella e Vercelli, o almeno le giunte che li guidano, si dichiarano d’accordo, altri comuni, come, tanto per fare qualche esempio biellese, Mongrando e l’Unione montana della Valle Elvo, sono invece contrari. Non che un 1 per cento (Mongrando possiede lo 0,4 e rotti delle quote, l’Unione molto meno) possa cambiare granché.

La domanda che un po’ tutti si pongono, dandosi risposte molto diverse è: quanto inciderà sul servizio la cessione? Secondo le previsioni poco o nulla, dal 31 dicembre di quest’anno diventerà effettivo il ruolo dell’Agenzia della Mobilità del Piemonte, che si occuperà in esclusiva di programmazione e concessioni e a cui andranno rivolte eventuali rimostranze e lamentele. Alle aziende di trasporti come Atap (chiunque sia il proprietario) non resterà che seguirne le direttive. O meglio, qualche margine di manovra resta, sulla ottimizzazione ad esempio, ma di cancellare qualche corsa non se ne parla o almeno così dovrebbe essere.

Il resto dipenderà essenzialmente dal piano triennale della Regione e dall’Agenzia che lo metterà in pratica. Il direttore, l’ingegner Paonessa, è già oggi un interlocutore per Atap con cui discute la programmazione del servizio.

Restano sul piatto i lavoratori, con i sindacati che hanno già lanciato l’allarme. Del resto di esuberi in Atap si parla da tempo (ultimo caso  il personale che oggi si occupa della funicolare del Piazzo). La loro situazione, soprattutto se l’acquirente fosse un’altra società pubblica (probabile, dopo vedremo il perché), non dovrebbe cambiare, restano tutelati dal codice civile ed effettuare tagli potrebbe rivelarsi costoso. C’è anche la questione delle competenze maturate in anni di servizio, ma meglio non contarci troppo visti esempi illustri e recenti, meglio dunque affidarsi alla tutela giuridica che resta garantita (dipende un minimo dai compratori ma ne parliamo più avanti). Chi rischia grosso sono i dirigenti, mentre il consiglio d’amministrazione verrà sciolto e (del tutto?) giubilato.

Sulla cessione quanto influirà il ricorso al consiglio di Stato per le linee extraurbane vercellesi? Se si dovesse perdere, molto di più di quanto farebbe pensare il chilometraggio mancante. La vicenda merita però una spiegazione. Quando la provincia di Vercelli ha messo in appalto le proprie linee extraurbane (non le urbane del capoluogo) a vincere il bando è stata Atap, il secondo classificato, l’operatore privato Baranzelli (che con Atap ha formato per parecchio un’Associazione Temporanea d’Impresa, poi sciolta nessuno sembra sapere bene perché) ha fatto ricorso al Tar, che gli ha dato ragione (entrando nel merito anche fuori dalle sue competenze, secondo la dirigenza dell’azienda), giudicando la cifra richiesta da Atap anomala. A quel punto Atap si è rivolta direttamente al Consiglio di Stato per il “giudizio di ottemperanza” cioè aver modo di spiegare l’anomalia.

Una eventuale perdita oltre a far traballare il bilancio Atap inciderebbe parecchio sul valore della società, che è circa di 26 milioni di euro, una cifra importante, che riduce di molto il numero dei possibili compratori (ad esempio operatori privati medio piccoli come lo stesso Baranzelli non hanno chance).

In più un decreto del presidente della Provincia di Biella a cui, ricordiamolo, è affidata la gestione della cessione, prevede che il bando per la vendita venga sospeso se si presentasse in qualità di acquirente una società a controllo pubblico. Questo perché si spera che a fare l’offerta decisiva sia la torinese Gtt, la cui maggioranza è in mano alla finanziaria del comune di Torino (il che con l’attuale governo del Movimento 5 Stelle potrebbe scompaginare i piani).

Perché Gtt dovrebbe investire 26 milioni su Biellese e Vercellese? Per fare sistema, tanto per usare una terminologia tanto in voga, visto che arriva a coprire il confinante Canavese, aprendosi la strada verso Novara, la cui azienda trasporti ha vissuto parecchie traversie, e inserendosi anche nell’elettrificazione della linea ferroviaria, settore che la municipalizzata torinese presidia con successo. Poi c’è anche il valore non indifferente del parco mezzi di Atap che, pare incredibile ma è così, è molto più aggiornato di quello di molti concorrenti, ma non sarà certo la variabile decisiva

Se la trattativa con Gtt dovesse cadere restano ben pochi possibili acquirenti, in Italia forse soltanto il colosso Riva, oppure qualcuna delle società francesi che hanno già cominciato a colonizzare il Nord Italia. Proprio quest’ultima ipotesi è quella che preoccupa maggiormente vista la tendenza a intervenire pesantemente nella organizzazione aziendale.

m.z.

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