SANTHIA' 28-06-2017

La Cascina truffaldina

Il gruppo di minoranza "Orgoglio Santhià" porta all'attenzione pubblica il problema dell'inquinamento dell'acqua dell'area denominata "Cascina Truffaldina". "Si tratta di un problema di salute e incolumità pubblica"

La Cascina truffaldina 2

"E' curioso come la bonifica di un'area inquinata che si è sviluppata in varie fasi e che ha già comportato la spesa di circa 2.400.000 euro, finanziati dalla Regione Piemonte veda tuttora incompleta l'analisi relativa alla discarica numero 3: non resta che definirla una cascina truffaldina": espone il problema senza tanti giri di parole il consigliere di minoranza Biagio Munì, del gruppo "Orgoglio Santhià", che insieme ai suoi ha sollevato il problema del fatto che ad oggi l'acqua della zona Cascina Truffaldina sita nel Comune di Santhià non risulta ancora a norma, come certificato da un'ordinanza sindacale del 2014, avente per oggetto la limitazione ad uso umano delle acque di falda superficiale. Ma vediamo di capire meglio cos'è successo nel corso del tempo.
 
"Tutto è partito con un Piano di Caratterizzazione approvato con delibera di giunta comunale del 2003, che prevedeva, tra l'altro, una fase di sperimentazione al termine della quale sarebbe stato predisposto il progetto definitivo, adottando una delle tre seguenti ipotesi alternative - spiegano da Orgoglio Santhià - vale a dire la bonifica dell'acquifero contaminato mediante uno dei metodi sperimentali verificati sul campo, oppure la messa in sicurezza definitiva dell'acquifero contaminato mediante l'applicazione di tecnologie che formino una barriera di tipo fisico e/o chimico immediatamente a valle dell'area di interesse, oppure il monitoraggio continuo dell'acquifero contaminato in modo da garantire la verifica costante del livello di contaminazione e della sua diffusione a valle". Tutte le operazioni descritte nel Piano in questione ammontavano a 488.200,69 euro, la cui relativa copertura è stata assicurata da un finanziamento della Regione Piemonte.
 
L'iter si blocca però nel novembre 2010, quando nel rapporto preliminare sugli esiti del Piano di Caratterizzazione, il geologo incaricato riferisce che non sarebbe stato possibile procedere alla progettazione definitiva in quanto l'entrata in vigore di nuove norme impone di procedere prima all'analisi del rischio-sito specifica.
 
"A questo punto la giunta comunale nel 2011 ha approvato il rendiconto delle spese, indicando l'importo complessivo di 78.162,86 euro quale saldo del compenso dovuto ai professionisti incaricati e nel giugno 2012 la Regione Piemonte ha richiesto la vidimazione delle parcelle da parte dei rispettivi Ordini professionali e ha formulato obiezioni su alcune voci di compenso - continuano a spiegare dalla minoranza - e a quel punto la giunta, anziché richiedere e trasmettere in Regione gli opportuni documenti e chiarimenti, ha annullato il rendiconto del 2011 e ha trasmesso gli atti alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Vercelli, ravvisando estremi di reato nel comportamento di un professionista e di un dipendente comunale. Accusa che si è fondata si una ricostruzione dei fatti talmente errata e lacunosa che il Giudice per le Indagini Preliminari ne ha disposto l'archiviazione nel novembre 2015, su parere conforme del Pubblico Ministero".
 
Il gruppo di minoranza lamenta quindi il fatto che dopo questa archiviazione, la giunta santhiatese si sia disinteressata della pratica, omettendo persino di richiedere la vidimazione delle parcelle, nonostante la lunga spiegazione della Regione sulla obbligatorietà di tale incombenza: "Così facendo è stato revocato il residuo finanziamento regionale di 85.606,16 euro di cui 78.162,86 euro destinati al saldo delle spese tecniche e 7.443,30 euro da imputare ad economia di spesa - precisa Munì - e quindi se la Regione Piemonte dovesse confermare il proprio rifiuto di nuovi finanziamenti, le residue spese tecniche verrebbero a gravare interamente sul Comune di Santhià, peraltro con obbligo di rivalsa, mediante denuncia alla Corte dei Conti, nei confronti degli amministratori e funzionari che appaiono avere agito con leggerezza e colpa grave".
 
E non è tutto: "L'aspetto ancora più grave della vicenda è dato dalla mancata conclusione del Piano di Caratterizzazione: da oltre sei anni e mezzo giace in Comune la relazione del geologo incaricato che informa della necessità di promuovere una specifica analisi del rischio-sito per valutare se nell'area interessata occorrono operazioni di bonifica, o di messa in sicurezza o di semplice monitoraggio - proseguono quindi dal gruppo - la Giunta ritiene sufficiente l'asportazione del percolato ed il monitoraggio del biogas e delle acque sotterranee contaminate, ma si tratta nuovamente di un grave errore giuridico ed amministrativo: infatti tali attività si limitano a tenere sotto controllo la presenza di sostanze inquinanti, ma non danno alcuna indicazione sulle forme e sulle modalità della bonifica, che per legge devono essere individuate mediante un Piano di Caratterizzazione, nel nostro caso già deliberato e costato alla collettività circa 500.000 euro ed ora bloccato nella fase finale senza che ne venga addotta alcuna ragione".
 
La minoranza ha quindi sollevato il problema perché ritiene che sebbene il Comune non disponga di poteri discrezionali, debba però rispettare una dettagliata normativa statale e regionale: in particolare, la definizione di “analisi di rischio sanitario e ambientale sito specifica” che è contenuta nell'art. 240, punto s, D. Lgs. 3.4.2006 n. 152 (c.d. Codice dell'Ambiente) ed i criteri generali per eseguire tale analisi e la caratterizzazione dei siti contaminati sono dettati negli allegati 26 e 27 a tale decreto legislativo.
 
"Non è nostra intenzione lanciare falsi allarmismi, vogliamo semplicemente che vengano eseguiti i dovuti accertamenti nelle forme di legge, senza scorciatoie o surrogati, dato che l'acqua nella zona non risulta ancora a norma, come certificato dall'ordinanza sindacale del 2014 - concludono infine - cosa che se non dovesse avvenire, ci porterà a valutare ulteriori misure adottare a tutela della salute e dell'incolumità pubblica".
 

 

a.s.

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