BIELLA 25-01-2016

"Ecco perché sono innocente" VIDEO

L'a.d. di Seab Belletti ribatte alle accuse della magistratura. Nel pomeriggio il sindaco di Biella ne chiede le dimissioni

(Foto e video Antonio Mantovan)

Ribatte punto su punto alle accuse Sivio Belletti, amministratore delegato di Seab rinviato a giudizio, che da consumato politico (è lui stesso a ricordare i quarant'anni passati a occuparsi della cosa pubblica, aggiungendo amaramente “forse è ora che smetta”) ha deciso di passare al contrattacco, illustrando pubblicamente la propria linea di difesa, tentando forse di anticipare i tempi della giustizia, che ha fissato per il 24 novembre la prima udienza del processo e da cui si possono attendere pronunciamenti soltanto a distanza di anni.

Le accuse, come illustrato con dovizia di particolari nel documento inviato dal tribunale a tutti i sindaci biellesi, in modo da dare ai comuni la possibilità di costitursi parte civile, riguardano un abuso d'ufficio per tre assunzioni, una tentata concussione e due casi di tentata violenza privata. E sono queste ultime accuse, spuntate fuori soltanto nelle ultime settimane della lunga indagine, durata oltre quattro mesi, portata avanti dalla polizia giudiziaria della guardia di finanza, a far più male a Belletti, quelle per cui dice di dover prima di tutto pensare a tutelare la propria famiglia.

I casi riguardano i rapporti con tre dipendenti, con la prima sorpresa che una delle citate è presente in conferenza stampa, si tratta di Silvia Andreotti, che gestisce l'ufficio comunicazione di Seab e che secondo l'accusa sarebbe stata piegata da Belletti ai propri fini. “Attraverso una persuasione anche non verbale”a sentire l'accusa. Ma invece è proprio lei che ribadisce non essersi mai verificato nessun episodio e soèrattutto nessuno degli incontri extralavorativi che vengono citati nel provvedimento. “Un modo di pensare che si rifà a una cultura machista – ha spiegato Belletti - per cui una donna per ottenere qualcosa in ambito lavorativo deve per forza ricorrere a certi metodi. Le donne che lavorano in Seab non ne hanno bisogno”.

Anche il secondo caso secondo Belletti sarebbe inesistente. La persona citata avrebbe lavorato in Seab dal settembre al dicembre 2013, lasciando poi la società, dove aveva un contrato a tempo determinato, per passare in una struttura privata. “Avrebbe dichiarato che se n'è dovuta andare per i miei continui inviti a pranzo e cena. Invece, e possono testimoniarlo i suoi colleghi d'ufficio, le avrò parlato forse un paio di volte e poi certo, le ho detto: 'Se lascia la Seab difficile ci faccia ritorno', ma con un tono non minaccioso, tanto che prima di lasciare ha inviato alla società una lettera di ringraziamento per come è stata trattata, l'avrebbe fatto se l'avessi costretta ad andarsene? E poi tutto questo salta fuori solo dopo più di due anni?”.

Si dilunga poco sul terzo caso Belletti. “Riguarda una persona che ha lavorato con me in Cosrab e mi ha poi seguito in Seab. Sul tipo di rapporito che avevamo possono testimoniarlo tutti i dipendenti. Posso solo dire che dopo essere stata interrogata si è messa in mutua per un mese”.

L'altra accusa riguarda alcune assunzioni. “Tre su oltre 180 formalizate durante il mio mandato, e già questo chiarisce che il metodo utilizzato, cioè una prima graduatoria in base ai curriculum e poi una prova e successiva graduatoria è corretto. Per il resto non ho mai fatto parte delle commissioni che hanno stilato le graduatorie eppure sono l'unico accusato, soltanto perché sarebbero state persone che conoscevo, senza tener conto delle loro capacità e della serietà della commissione tecnica che li ha esaminati”.

In un caso contestato per una conoscenza di lunga data Belletti precisa. “Per un anno il curriculum inviato è rimasto fermo poi cercavamo una figura per il call center ed è stato ripescato. Nella graduatoia era arrivato primo ex aequo con un altro e io ho scelto di prendere l'altro”.

L'indagine, ha poi ricordato sul finale Belletti, è partita sulla base di una lettera anonima. “Di cui abbiamo individuato con ragionevole sicurezza l'autore, ne abbiamo informato la magistratura e aspettavamo che il nome venisse reso pubblico come successo in altri casi, solo quell'elemento avrebbe chiarito molte cose, invece non è successo nulla. Spero che tutti questi elementi diano adito a qualche dubbio su tutte le accuse che mi sono state rivolte e che vanno a intaccare quarant'anni di carriera nel mondo dell'amministrazione pubblica senza una macchia”.

Il finale è molto amaro. “In questo momento tutto il resto passa in secondo piano rispetto alla tutela della mia onorabilità e la cosa più importante è il sostegno che mi ha dato mia figlia”.

Nel pomeriggio un colpo duro attende però ancora Belletti, con il comune di Biella che ha deciso di chiederne le dimissioni anticipate. Lo annuncia il sindaco Marco Cavicchioli in un comunicato, in cui avvisa che porterà la questione domani all'assemblea dei sindaci, partendo però da una posizione ben precisa.

 

 

 

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