BIELLA 04-11-2015

"C'è cooperativa e cooperativa"

Il segretario del Pd Paolo Furia risponde alla lettera aperta di Marvi Massazza Gal sulla questione asili

Il segretario del Pd Paolo Furia (Foto Mantovan)

Cara Marvi Massazza Gal,

Rispondo volentieri alla tua lettera, non tanto e solo per difendermi dalla non velata accusa di “aver cambiato idea” (perciò di non essere stato coerente), ma anche per riproporre alcuni ragionamenti che, senza voler persuadere nessuno, perlomeno mi piacerebbe venissero rispettati, in quanto svolti in perfetta buona fede da me e, credo, non solo.

Innanzitutto vorrei ricordare, e almeno questo dovresti riconoscerlo in prima battuta al PD e poi anche all’amministrazione comunale, che rispetto alla prima ipotesi di intervento sugli asili, comparsa alcuni mesi fa, siamo giunti a diversi punti di avanzamento. Penso innanzitutto alla scelta, maturata dopo ampie discussioni in maggioranza, di procedere per appalto e non per concessione. Scelta che sembra solo un fatto burocratico, ma che, invece, ha un valore concreto: il Comune, infatti, mantiene il controllo e copre gli oneri economici relativi alla manutenzione degli edifici e alle strutture, aumentando le possibilità di verifica da parte dell’ente pubblico sugli asili esternalizzati e, oltretutto, togliendo un alibi a eventuali ditte aggiudicatrici che dovessero giustificare indebiti ritardi nei pagamenti al personale o disservizi di qualche tipo appellandosi all’eccesso di oneri nella gestione degli asili stessi. Un altro punto di mediazione politica rilevante è che vengano previste alcune assunzioni di personale pubblico nel comparto asili del Comune sui prossimi anni. Questo perché vogliamo evitare che l’intero comparto venga esternalizzato. Come più volte è stato detto, e devo dire anche dal Sindaco e dagli assessori competenti, a nessuno di noi piace esternalizzare a caso.

Alla luce di queste migliorie del progetto di esternalizzazione, vorrei ricordare in breve quello che succederà: Biella avrà più maestre in circolazione e per un numero maggiore di bambini. Infatti, le maestre comunali riallocate negli asili non esternalizzati ridurranno il numero di educatrici per bambini, riportandolo alla soglia richiesta dalla legge (condizione che, vorrei ricordare, non era talvolta rispettata negli ultimi anni, proprio per mancanza di personale). Le ditte aggiudicatarie degli asili esternalizzati assumeranno solo maestre nuove e dovranno assumerne quel tanto da mantenere il medesimo rapporto educatrici/bambini di quelle degli asili non esternalizzati, che poi è quell’1 a 6 che stava anche, molto correttamente, tra le vostre condizioni nella trattativa. In definitiva, questo aumento di personale occupato nel comparto nidi produrrà una riduzione delle liste d’attesa ed un aumento dei posti per i bambini contro il trend degli ultimi anni che sarebbe peggiorato con i prossimi pensionamenti in vista.

Ora tocca a me rivolgerti una domanda per ciascuno di questi tre fatti:

-         È nell’interesse dei valori rappresentati dalla Camera del Lavoro, che autorevolmente rappresenti, che il servizio venga esteso anziché ridotto e che più cittadini possano accedervi?

-         E’ nell’interesse di quegli stessi valori che il servizio torni uniformemente in regola dal punto di vista del rapporto tra numero di educatori e bambini, cosa che prima, per via del poco personale, non veniva sempre garantita?

-         E’ nell’interesse di quegli stessi valori, infine, il fatto che i posti di lavoro aumentino in numero assoluto e che nessuna posizione contrattuale in essere venga messa in discussione, a differenza di quanto avvenne a suo tempo a Torino – differenza non da poco conto?

Poiché voglio bene al sindacato e credo fermamente nel suo ruolo, condividendone i valori di fondo, posso aspettarmi una risposta positiva a tutte e tre le questioni che ho posto: almeno, dovremmo partire da qui.

Sarei tuttavia disonesto se non ammettessi un punto critico che tu denunci e non provassi a darti anche in questo caso il mio punto di vista. E’ vero: gli educatori che verranno assunte dalle ditte aggiudicatarie per gli asili esternalizzati non avranno le medesime condizioni contrattuali del pubblico. L’altro problema, che io stesso aggiungo, è che non si siano fatte in questi anni le assunzioni necessarie per evitare, o ridimensionare, l’esternalizzazione che oggi ci accingiamo a fare.

A questi due propositi, vorrei sottolineare che in nessuna occasione pubblica, a differenza di molti altri, non manco mai di considerare esplicitamente ideologica l’idea che in Italia si debba ridurre l’investimento ed il personale impegnato nei servizi pubblici e pagato da Stato ed enti locali. Il blocco del personale imposto dalle politiche di bilancio ancora condizionate dall’Europa della Stabilità determina condizioni ora spiacevoli, come quelle delle esternalizzazioni forzate di servizi, ora assurde, come quando, per risparmiare su qualche assunzione, vengono appaltati alcuni servizi ad esterni (penso ai servizi informatici degli enti locali) che invece sarebbero potuti benissimo rimanere nel pubblico, con tra l’altro un minor esborso di risorse per l’ente locale medesimo. Non sarebbe forse ora di chiedere che vengano riviste le norme che regolano il blocco del turn over? Credo che gli enti locali, di qualsiasi colore sia il Governo, debbano venire valutati per come spendono, ma poi rispettati nella loro organizzazione interna e nella gestione delle loro necessità di personale, nell’interesse dei cittadini.

La seconda considerazione riguarda, e voglio dirlo senza infingimenti, il tema della cooperazione sociale. Esiste cooperazione e cooperazione, anche quando lavora col pubblico. Quella sporca, che ritarda i pagamenti ai dipendenti e non corrisponde gli oneri contributivi, avvantaggiandosi magari della scarsa propensione al controllo di certi uffici pubblici. E poi esiste quella pulita, che, senza neppure bisogno di regolamenti restrittivi applica la legge in materia di retribuzioni e diritti e magari anche qualche cosa in più rispetto ai minimi contrattuali. Resta il fatto che il Contratto Collettivo Nazionale delle Cooperative esiste e si applica in questo tipo di servizi. Torino ha applicato Federcultura per mantenere la continuità di reddito di maestre che si son viste cambiare il datore di lavoro: facendo valere il principio di diritto del lavoro della continuità salariale a parità di mansione, il capoluogo di Regione si è evidentemente messo al riparo da eventuali contestazioni della Corte dei Conti sul maggior esborso a carico del Comune, non necessario se considerati i contratti esistenti. Biella forse è stata troppo prudente, a questo proposito? Uno potrebbe pensarlo: però, se i contratti che le cooperative applicano vengono considerati sconvenienti in linea generale, in ogni caso, sarebbe giusto rivolgere la critica al legislatore nonché a chi sottoscrisse quella contrattazione collettiva, non all’amministratore locale costretto a ricorrervi per sopperire al personale mancante.

Spero di aver risposto, per quel che so ed ho capito. Ribadisco: non intendo convincerti della correttezza dell’operazione effettuata. Mi sembra però che nel complesso la Città abbia fatto di necessità virtù, trovando una soluzione dignitosa, accettabile e forse anche migliorativa rispetto a ciò che abbiamo visto negli ultimi anni. Avremo meno bambini in liste d’attesa, un rapporto migliore bambini/maestre, nessun servizio chiuderà e avremo più posti di lavoro in città.

Con immutata stima ed affetto anche da parte mia,

Paolo Furia

 

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