NECESSARIE MISURE URGENTI PER I LIBRAI

Proponiamo l’intervista a Paolo Ambrosini presidente dell’Associazione italiana Librai rilasciata al Fatto quotidiano

“Abbiamo bisogno con urgenza di tutele rispetto a un mondo, quello dell’editoria, che ha fatto pagare a noi le proprie scelte aziendali”. Parola di Paolo Ambrosini, presidente dell’Associazione italiana Librai. Molti sono stati gli incontri politico-istituzionali per provare a salvare un “patrimonio”: “Le librerie dovrebbero tornare a essere un punto di riferimento per ogni quartiere, un luogo di aggregazione sociale prima ancora che culturale. E invece quelle che non appartengono ai grandi marchi editoriali stanno morendo”.

Ambrosini, non stare esagerando?

Prenda la storica libreria scientifica Pisanti, nella cittadella universitaria di Napoli: le saracinesche si sono abbassate, ufficialmente per ristrutturazione (ma c’è chi parla di una futura riapertura come ristorante, ndr). Ed è solo l’ultima di una lunga serie: pensi a tutte quelle che si sono dovute trasferire in periferia perché i grandi marchi hanno aperto nei centri storici.

Avete incontrato alcuni rappresentanti di governo e parlamento. Cosa avete chiesto?

Siamo stati da Luigi Gallo, presidente della commissione Cultura della Camera, e da Vito Crimi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’editoria. Abbiamo avanzato due proposte di emendamenti urgenti alla Legge Levi (che disciplina la vendita di libri, ndr). La prima riguarda la limitazione del cross merceologico al 15%.

Cosa significa?

Quando lei compra un libro online, le viene proposto uno sconto del 15% su quel libro ma anche un ulteriore buono per l’acquisto di un altro prodotto. Che può essere un detersivo o qualsiasi altra merce. Questo ha messo fuori mercato le librerie, che non vendono detersivi. Quindi chiediamo che non vengano applicate altre offerte rispetto a quel 15%, così come previsto dalla legge Levi.

E il secondo emendamento proposto?

Riguarda l’editoria scolastica. Oggi noi guadagniamo il 15,50% su ogni libro venduto. Venticinque anni fa erano dieci punti percentuali in più. Le ricordo che il prezzo dei libri lo stabilisce l’editore, non il libraio. Vorremmo che l’aggio ritornasse al 20 per cento.

Ma la scolastica è già quella che vi fa guadagnare di più…

Non da quando abbiamo la concorrenza di Amazon o delle altre piattaforme. Le spiego come funziona: le famiglie vengono a prenotare i libri scolastici e nella mia e in molte altre librerie non versano acconto. Io raccolgo un certo numero di ordini e poi vado materialmente in automobile presso il magazzino di distribuzione. Anticipo il denaro per l’acquisto (oltre ad averci messo la benzina e il pedaggio autostradale), ma non sempre porto a casa tutti gli ordini, perché magari qualche volume non è arrivato. Per cui passa il tempo, devo anche ritornarci… E se il cliente nel frattempo ha trovato su Internet ciò di cui aveva bisogno? Io non posso annullare l’ordine, lo pago lo stesso. Ma non solo.

Che altro?

Le famiglie che vengono in libreria per i testi scolastici spesso si fermano a curiosare, i bambini chiedono di poter prendere anche la narrativa. E un incentivo all’acquisto. Però, poi, mi faccia dire: c’è un problema di fondo che non viene mai fuori. Quale? Su Amazon deve cercare un titolo specifico, oppure le vengono proposti libri da un algoritmo. Quando entra in libreria e non sa cosa scegliere, entra in gioco la professionalità del libraio, la sua sensibilità, la capacità di comprendere le esigenze del cliente.

II prossimo 21 gennaio è in programma un tavolo con tutti gli attori della filiera. Cosa chiederete?

Gli editori si sono già detti disponibili a una revisione delle promozioni, ma per esempio non hanno mai accettato di darci i libri in conto-vendita. Oltre agli emendamenti, al ministro chiederemo comunque una revisione totale della legge Levi. Se continuano a chiudere le librerie, poi non ci lamentiamo di avere un popolo di non lettori.

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