MEDICI DI BASE, BARAZZOTTO: “MI AUGURO CHE LA REGIONE ABBIA PREDISPOSTO UN PIANO”

Per sopperire alla carenza di medici di famiglia nel prossimo futuro.

Il medico di medicina generale o medico di famiglia rappresenta il primo riferimento per la salute dei cittadini. Lo si sceglie nel momento in cui ci si iscrive, anche temporaneamente, al Servizio sanitario nazionale, e il rapporto tra il paziente e il medico di famiglia è fondato sulla fiducia. Si tratta di uno specialista che presta attività in ambulatorio da lunedì a venerdì e per i pazienti impossibilitati a recarsi in studio effettua anche visite domiciliari. In Piemonte, però, le prospettive per questa importante professione non sembrano rosee. Spiega il consigliere Vittorio Barazzotto, che ha presentato questa mattina un’interrogazione che sarà discussa in aula a settembre, con la ripresa dell’attività dopo la pausa estiva, per sapere se la Regione ha predisposto un piano di programmazione, finalizzato a individuare adeguate soluzioni al problema della carenza di medici di base in Piemonte.

«Secondo quanto si apprende dalla pubblicazione “Medici di Medicina Generale in Piemonte: studio analitico delle graduatorie e proiezione sulla carenza di medici nel periodo 2017-2032”, elaborato dal RIMeG (Ricerca e Innovazione in Medicina Generale), gruppo facente parte della Federazione dei Medici di Medicina Generale della Regione Piemonte (FIMMG Piemonte), e della Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (FIMMG), a partire dal 2020, i medici di medicina generale piemontesi non saranno sufficienti, esponendo così migliaia di cittadini al rischio di rimanere senza assistenza; rischio che interesserà soprattutto i pazienti più anziani che dovranno spostarsi, anche di parecchio, per raggiungere uno dei pochi medici della mutua rimasti. Se lo studio fotografa una situazione che potrebbe diventare critica a Torino a partire dal 2023, per molte altre province va ancora peggio. A Biella, per esempio, già dal 2017 a fronte di 8 pensionamenti di medici di famiglia, ci sono stati solo 7 nuovi diplomati pronti a rimpiazzarli e per il 2023, si calcola una diminuzione di 30. Entro il 2032 andranno in pensione 2627 medici e ne entreranno solo 1920; e la graduatoria regionale, che oggi conta almeno 1400 iscritti, non garantirà quasi più alcuna risorsa: infatti, dall’analisi di queste graduatorie degli ultimi anni e della partecipazione degli iscritti ai bandi per la copertura dei posti vacanti, emerge che soltanto l’1% dei medici in lista sono realmente disponibili, ad eccezione ovviamente dei giovani medici da poco diplomatisi in Medicina Generale su cui si regge la quasi totalità della copertura delle carenze».

Per gli specializzandi in medicina generale che inizieranno la formazione nel triennio 2018, la Regione ha messo a disposizione solo 119 borse di studio: una in meno rispetto alle 120 del 2017, mentre ne sarebbero servite 310 per far fronte al maxi-pensionamento dei medici nei prossimi anni. Il risultato è che nel 2022 mancheranno in Piemonte 190 medici di famiglia e 230 mila cittadini rischierebbero di restare senza medico.

Conclude Barazzotto: «Nell’ambito del confronto avviato con il Governo per l’acquisizione di ulteriori forme di autonomia, la Regione Piemonte ha chiesto di avere un ruolo maggiore in termini di programmazione dell’offerta formativa. È quindi necessario che la Regione Piemonte ponga come prioritario il problema del ricambio generazionale dei medici, in modo da poter dare una risposta assistenziale coerente con le sfide che le cure primarie dovranno affrontare per gestire al meglio, nei prossimi anni, l’invecchiamento della popolazione e le cronicità».

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