L’ultimo volo di Vanni Rivetti -VIDEO-

“Questa è stata l’ultima gara, arrivati alla mia età non hai più i ritmi, i tempi, la voglia di fare 250 o 300 lanci all’anno per tenerti in allenamento”. Vanni Rivetti ha chiuso la carriera di paracadutista ieri mattina, nella sua Biella, intorno alle 11,30 insieme ad un cast d’eccezione come la squadra femminile dell’Esercito Italiano. Continuerà ancora perchè il paracadutismo ce l’ha nel sangue ma basta con l’agonismo. A 66 anni Vanni ha detto stop dopo oltre 2600 lanci in carriera. “Non sono molti perchè oggi ci sono atleti militari professionisti che hanno alle spalle 10-12 mila lanci -ha raccontato Rivetti-. Io sono in pensione, mi sono sempre dovuto pagare i lanci e il paracadutismo non è uno sport economico”. Chiaccherando, in attesa dell’ultimo lancio, facciamo un salto indietro per sapere e raccontare la storia di Vanni Rivetti. “Avevo 24 anni quando ho iniziato -ha detto il parà-. Mi ricordo bene quel giorno a casa mia, Enzo Gulmini, attuale presidente della sezione di Biella ed ex Folgore, mi aveva convinto a provare l’emozione di lanciarsi nel vuoto”. Da quel momento il biellese non riuscì più a staccarsi dal paracadutismo, quasi diventata una droga per lui. E pensare che il militare lo aveva fatto nella Fanteria meccanizzata “nella buffa” come ha precisato Vanni, in pratica con i piedi piantati a terra, in mezzo al pantano. Qualche gara sporadica che con il passare del tempo diventò sempre più frequente. “Sono stato nella ex Jugoslavia, in Francia, Germania, Svizzera, Italia, abbiamo girato tanto -ha raccontato ancora Rivetti-. Avevamo una squadra creata ad Aosta poi spostata a Torino. Eravamo Gulmini, io, Malavasi, Boso e Silvia Guerreschi, una ragazza che è stata per parecchi anni campionessa italiana di precisione”. Passano gli anni e dall’agonismo vero si passa all’amicizia, la voglia di trovarsi insieme, in compagnia “non più come una volta nel tentativo sempre di ottenere risultati”. Rivetti ricorda con piacere tutti quegli anni trascorsi tra un lancio e l’altro. “Sembra scontato ma non so descrivere cosa si provi mentre ti lanci col paracadute -ha continuato a dire il biellese-. Ricordo i primi miei lanci, non avevo paura, dentro avevo il terrore. E’ stata una lotta contro me stesso perchè dovevo e volevo farlo. Poi con il trascorrere del tempo passa, anche se rimane sempre la giusta adrenalina al momento del lancio”. Rivetti è un personaggio da conoscere perchè di storie ne ha tante da raccontare a partire dalla vittoria nel campionato italiano di Pavullo nel 1987, sempre con gli storici compagni di volo, Gulmini, Malavasi e Boso. Tra un racconto e l’altro ci viene spontaneo chiedere se ci fosse stato un volo particolarmente significativo che ricordasse. “Sì, mi è successo una volta a d Aosta -ha risposto Vanni con lo sguardo fisso nei nostri occhi-. La colpa è stata mia perchè avevo piegato male il paracadute. Ho dovuto sganciare la vela principale e aprire quello di emergenza. Mi ricordo perfettamente come se fosse ieri, sono rimasto lucidissimo e ho attuato le procedure necessarie. Se mi fossi fatto prendere dal panico onestamente non so cosa sarebbe capitato. Come sono arrivato a terra mi hanno preso e rimandato a fare immediatamente un altro lancio”. Il tempo vola e arriva per Rivetti il momento dell’ultimo volo, uno speciale perchè come detto prima, in compagnie di quattro ragazze dell’Esercito. “Bellissimo. Mancava una loro compagna e così mi hanno messo in squadra -ha concluso sorridendo il biellese-. Come ultima gara non potevo chiedere di meglio. Una volta ero sempre attento alla classifica adesso non mi interessano più le misure”. Una stretta di mano e un arrivederci a dopo il lancio. E così è stato. Un ultimo volo con l’umiltà che contraddistingue Vannio Rivetti, perchè appena atterrato con un fuori bersaglio, si è girato verso le ragazze dell’Esercito e ha detto: “Scusatemi se vi ho fatto perdere”. Una sorriso, un abbraccio, la foto ricordo e l’avvio verso i lati del campo sportivo.

IL VIDEO DELL?ULTIMO LANCIO:

 

 

 

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