LA SFIDA SUL DIGITALE VA FATTA SUL PIANO CULTURALE E MANAGERIALE

I festeggiamenti dei primi 30 anni di Assintel, l’Associazione nazionale delle imprese ICT e Digitali, sono stati l’occasione per fare un bilancio della categoria e della diffusione della trasformazione digitale nelle imprese e nella Pubblica Amministrazione.

In Italia oggi la partita della digitalizzazione si gioca soprattutto da un punto di vista culturale e manageriale. Questo è vero per le migliaia di micro, piccole e medie imprese del terziario, che costituiscono l’ossatura del nostro sistema economico e in cui la diffusione tecnologica è ancora a macchia di leopardo. Il messaggio del presidente Sangalli è stato netto: la digitalizzazione è il futuro e deve essere incentivata in modo gentile, puntando sulla semplicità di utilizzo, che deve andare incontro alle esigenze delle imprese utenti e non viceversa.

Il controcanto del commissario Piacentini è ancora più diretto: per la P.A. “it’s day one” e lo sarà per i prossimi 10-15 anni. L’Italia è bravissima ad emettere leggi sul digitale ma non riesce a implementarle, a causa di una mancanza endemica di capacità di gestione dei processi e di change management nelle amministrazioni pubbliche. E la mancanza di fondi è spesso una scusa che maschera quella di competenze.

Il commissario ha poi commentato il Codice per l’Amministrazione Digitale, per buona parte da cambiare, sottolineandone una stortura su cui anche l’associazione farà pressing: il legislatore ha inserito nella norma i dettagli sulle tipologie di software, rendendole immediatamente obsolete. Queste invece andrebbero sempre stralciate e indicate nelle linee guida, che sono modificabili e adattabili a contesti ed evoluzioni tecnologiche. E ha commentato le vicende legate alle gare pubbliche d’appalto nell’ICT, sostanzialmente in linea con quanto da tempo evidenziato da Assintel: occorre lavorare affinché Consip faciliti l’accesso alle pmi e limiti l’eccessiva corsa al ribasso delle tariffe

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