FOTOGRUPPO RIFLESSI, L’8 GIUGNO APPUNTAMENTO A VILLA MOSSA

Il Fotogruppo Riflessi venerdi’ 8 Giugno 2018 alle 21 presenta a Villa Mossa – Occhieppo Superiore la proiezione collettiva dei soci e verranno proiettate una serie di audiovisivi realizzati dai soci del Fotogruppo La Serra e i sette laghi – Pietro Monteleone e Franco Soppera, Viverone – Dario Mezzo, Vermogno, Ecomuseo Serra e Bessa – Pietro Giusio, Bessa – Dario Mezzo.
I comuni canavesani della Serra – Dante Deusebis, Maria Grazia Schiapparelli, Federico Trombini, Anna Valz Gen, Alberto Zanin
I comuni biellesi – Sergio Canazza, Dante Deusebis, Maria Teresa Gasparini, Franco Mantoan, Franco Rizzo, Maria Grazia Schiapparelli, Federico Trombini
Le chiese romaniche – Maria Grazia Schiapparelli, Anna Valz Gen

Gesi˘n
Gesi˘n Ë il nome dialettale con cui è comunemente noto un edificio sacro, di cui ora rimangono solo le rovine, situato nel comune di Piverone in una localitaí completamente isolata in mezzo a vigneti e campi coltivati. Per le sue caratteristiche architettoniche il Gesi˘n (letteralmente “chiesona”, a dispetto delle modeste dimensioni) rappresenta una delle testimonianze pi˘ singolari dell’architettura romanica nel Canavese e sicuramente uno dei punti pi˘ suggestivi del tratto canavesano della via Francigena. Alcune caratteristiche architettoniche collocano la datazione tra la fine del X e la met‡ dell’XI secolo, altre fanno pensare a una datazione ancora pi˘ antica. I ruderi che si sono conservati vengono identificati con la chiesa dedicata a San Pietro, in località “Sugliaco” dove in antico sorgeva un centro abitato. Si tratterebbe dunque della ecclesia suliacj citata per la prima volta in un documento del 14 giugno 1227. Un’ipotesi alternativa Ë che si tratti della chiesa San Pietro di Livione, una borgata che all’inizio del XIII secolo contribuÏ alla fondazione del borgo franco di Piverone. La singolare struttura del “Gesiun”, ad aula unica ma con volte a botte rampanti verso un campanile tiburio, trova riscontri solo nella chiesa di Santa Maria di Mili in Sicilia.
I lavori di restauro hanno consentito di riportare alla luce, nella zona presbiterale, un frammento di affresco con una mano che sostiene un libro, opera collocabile forse nel XV secolo. Si può ipotizzare che sia parte di una perduta raffigurazione di San Pietro, santo al quale la chiesa era dedicata.

Chiesa di Santo Stefano di Sessano
La chiesetta romanica dedicata a Santo Stefano (Sancti Stephani de Sexano) nel comune di Chiaverano sorge isolata ove un tempo si trovava l’abitato di Sessano, in una localit‡ alquanto suggestiva con grandi massi dioritici che affiorano dal suolo. Il comune di Chiaverano, oltre al recupero dell’antico edificio di culto, ha finanziato la sistemazione dell’area circostante, ricavandovi anche un giardino di erbe officinali
Costruita nell’XI secolo, rappresentava il luogo di culto per gli abitanti dell’antico abitato di Sessano che si spopolò nel XIII secolo. La soluzione del campanile posto in facciata ed attraversato da una sorta di androne che dà accesso all’interno della chiesa, è poco diffusa in Italia ma trova molteplici esempi nell’architettura romanica canavesana. Le mura sono costruite in pietra locale, rozzamente lavorata, con pochi inserti in mattoni.
La chiesa custodisce al suo interno un ciclo di affreschi databili alla metà dell’XI secolo che, per quanto compromessi dal tempo e dall’incuria, rappresenta verosimilmente il momento più alto dell’arte romanica in Canavese. Al centro del catino Ë visibile la mandorla con la figura (assai rovinata) del Cristo pantocratore, seduto in maestà direttamente sull’arcobaleno.

Ciucarun – Campanile di San Martino di Paerno
Il campanile della chiesa di San Martino si trova nel comune di Bollengo; in epoca medioevale Bollengo si trovo’ nell’area di contesa territoriale tra Ivrea e Vercelli. Nel X sec. la zona comprendeva tre piccoli centri abitati di antica origine, forse Celtica. Il capoluogo Bollengo, Paerno e Pessano; all’inizio dell’XI sec. Ivrea, per contenere le mire espansionistiche di Vercelli decise di costruire un borgo franco o ricetto chiamando gli abitanti dei tre centri a risiedervi, offrendo condizioni favorevoli. Nel 1250 il ricetto era pronto ma nonostante le condizioni favorevoli non tutti gli abitanti del capoluogo aderirono allíinvito di spostarsi, accettarono invece quelli di Paerno e Pessano abbandonando i loro villaggi che con il tempo decaddero fino a scomparire.
Della località di Paerno rimane líimportante torre campanaria svettante solitaria da piu’ di 800 anni su un bellissimo pianoro che si apre tra i boschi della Serra, il campanile apparteneva alla Chiesa di San Martino che venne demolita nel XVIII sec. per ordine del Vescovo a causa delle pessime condizioni, rimase la torre con il nome locale di Ciucarunî.
Il “Ciucarun”, come lo chiamano i locali, si erge per un’altezza di sei piani evidenziati da cinque cornici di archetti pensili. Alla base, sul lato ovest, sono visibili un’apertura ad arco, ora murata, che era uno degli accessi al campanile, e tracce di muratura che confermano la presenza della chiesa annessa.

Chiesa dei Santi Pietro e Paolo
» L’unica testimonianza dellíantico borgo di Pessano. La chiesa presenta la torre campanaria in facciata, accostata frontalmente alla navata centrale.
All’interno l’unica navata termina con abside semicircolare con volta a semicatino; sia le pareti e sia líabside conservano tracce di affreschi.

Santa Maria Maddalena
Fu edificata presumibilmente nel secolo XI e rimaneggiata nei secoli successivi. Oggi la chiesa Ë composta da tre parti: líedificio principale a navata unica, sulla destra un vano oggi adibito a sagrestia (che forse anticamente era parte di una navata poi demolita) e il campanile unito alla chiesa e alla sagrestia da un muro. Un muretto delimita un piccolo cortile davanti allíedificio. L’abside rotonda è rivolta verso valle, sullo strapiombo.
Il campanile ha forma rettangolare; la parte inferiore ha una doppia porta di accesso e la parte superiore presenta tre campiture irregolari. obliqua rispetto alla chiesa, per seguire la forma della roccia.
Nella sagrestia esiste un affresco, attribuito al pittore marchigiano Domenico della Marca di Ancona, e realizzato intorno al 1430, rappresentante Cristo in croce tra due Sante, di cui quella a sinistra potrebbe essere Maria Maddalena. Allíesterno della chiesa, sul lato nord, Ë murata una lapide funeraria tardo-romana che, per le croci che reca incise, potrebbe essere stata riutilizzata come mensa díaltare. Líiscrizione reca la data ìanno 440 attestato dal Consolato di Valentiniano Augusto e di Anatolioî e il nome del ìnegotiator Basilius (nativo) del vicus Atarca (probabilmente in Siria).

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