FENOMENO DEL TROLLING, VIDEO SHOCK SUI SOCIAL: “NON DIFFONDETELI”

Filmati bambini seviziati e torturati. Diverse le denunce arrivate alla sezione della Polizia Postale di Biella in questi giorni.
Un video di sevizie su bambini dell’età di 4 o 6 anni sta girando sui social. Immagini forti. Shoccanti. Crude. Il fenomeno si chiama Trolling e chi registra questo tipo di video, spesso di stampo pedopornografico o raccapricciante, viene definito Troll. E’ arrivato anche nel biellese tanto da indurre diversi cittadini a recarsi negli uffici della Polizia Postale per denunciare il fatto. L’appello delle forze dell’ordine è quello di non divulgare assolutamente il video per evitare di rendersi partecipe del reato e non essere quindi inquisito in eventuali controlli. “Detenere o divulgare questo tipo di materiale non aiuta la Polizia anzi gioca a favore di queste persone” precisa il capo di gabinetto della Questura di Biella, Rossana Imbimbo.
Spesso molti utenti diffondono le immagini o le fotografie credendo di far intervenire la Polizia e di conseguenza bloccare la fonte. Non è così. Non fatelo anzi cancellate il messaggio ricevuto e bloccate l’utente di provenienza oppure recatevi alla Polizia a denunciare il fatto. Diffondere questo tipo di video non serve a nulla, è pericoloso per la persona stessa che lo condivide, da vittima diventa carnefice, e gratifica gli autori del filmato che si compiacciono nel vedere il loro “capolavoro” diventare virale. Il fenomeno si chiama Trolling.
Cos’è il Trolling. Nel gergo di internet e in particolare delle comunità virtuali è una persona che interagisce con gli altri utenti tramite messaggi provocatori, irritanti, fuori tema o semplicemente senza senso, con l’obiettivo di disturbare la comunicazione e fomentare gli animi. Preferiti sono i social tipo messanger e whattsapp, canali non soggetti a “censura”, come potrebbe avvenire su Facebook. I Troll ovvero tutti coloro che mettono in atto questa tipologia di video, fanno a gara tra loro per catturare la maggior parte delle condivisioni.
Fulvio Feraboli
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