ECCO ELENA UBEZIO, NEO ACQUSITO DELLA VIRTUS BIELLA -LA NOSTRA INTERVISTA-

Si inserisce nel gruppo in punta di piedi, carattere solare e sorridente, la nuova centrale nerofucsia si presenta ai tifosi nella nostra intervista realizzata dopo il ko contro Romagnano. Ironia del destino, la stessa società con la quale aveva deciso di smettere di giocare ora proprio contro lei ha ripreso a calcare il parquet

Un curriculum di spessore, grande professionista, simpatica e umile, questa la nostra prima impressione sul neo acquisto della Virtus Biella, la centrale Elena Ubezio. 35 anni, 1,90 di altezza, un lungo trascorso in B1, un anno in serie A nell’Asystel, una forte amicizia con il capitano Silvia Morandi. Proprio con l’opposto virtussino, Ubezio ha condiviso ben sei squadre ed è questo uno dei fattori che ha convinto la centrale a giocare in nerofucsia oltre all’indiscussa presenza di coach Cristiano Mucciolo come capo allenatore. L’abbiamo intervistata nel post partita persa dalla Prochimica Novarese contro Pavic, la sua ultima squadra prima dello stop durato oltre un anno. E’ seduta di fianco a noi, sempre col sorriso in viso, pronta nel rispondere alle nostre domande. Il campo le mancava, sebbene attualmente è allenatrice del settore giovanile under 12 del San Giacomo di Novara. Ma il parquet, la partita, lo spogliatoio, il rapporto con le compagne di squadra questo latitava da troppo tempo. E così eccola a Biella per sostenere la causa Virtus, per rimpiazzare l’infortunata Irene Zecchini, per portare esperienza in un gruppo ben consolidato e invidiabile. Un passaggio difficile aprire la porta di uno spogliatoio di una squadra dove le alchimie sono perfette, dove regna amicizia e armonia. Ma questo, dopo aver conosciuto Elena, non sarà un problema per ambo le parti. Si parte con l’intervista e dalla prima risposta iniziamo a capire il personaggio Ubezio. Ti ha ordinato il medico di ritornare in campo a 35 anni in un campionato di B2? “Non lo so nemmeno io -risponde Elena sorridendo- certo è che la pallavolo giocata mi mancava. In palestra mi diverto. Non ho smesso per motivazioni fisiche o altre, due anni fa avevo pensato che fosse arrivato il momento giusto dopo una bellissima stagione a Romagnano, ironia della sorte la nostra avversaria di questa sera. Volevo chiudere con un bel ricordo e così è stato. L’anno successivo mi sono tenuta alla larga dalle palestre per evitare tentazioni. Poi a Capodanno è arrivata la richiesta di coach Mucciolo di venire a fare qualche allenamento, fatto che sposava in pieno la mia idea di tornare a lavorare per divertirmi e mantenermi in forma. Mi è piaciuto tanto sebbene abbia faticato a livello fisico”. La sua freschezza e genuinità nel rispondere alla domanda è imbarazzante. Poi il momento tanto atteso è giunto inaspettato, un cenno dell’allenatore che le ha detto “devi entrare, ho bisogno di te”. Ed è arrivato anche il momento dell’esordio in nerofucsia davanti ai suoi nuovi tifosi nel primo set sul punteggio di 18-7 Pavic. “Non pensavo di giocare -dice la raggiante Ubezio- l’adrenalina mi era salita già dalla mattinata pur essendo consapevole del mio ruolo. Il fatto di dire entro in campo e avere la possibilità di essere tra le sei che lottano contro la squadra avversaria, personalmente è una situazione che mi piace molto. Purtroppo non ho aiutato in maniera consistente la mia squadra e questo mi rammarica moltissimo stasera”. Parla di squadra di apporto e supporto quasi fosse da mesi all’interno del meccanismo nerofucsia. “Entro in un fantastico gruppo in punta di piedi -racconta ancora la centrale- non chiuso a testuggine e quindi non sono vista come l’invasore. C’è veramente tanta armonia all’interno e questo potrebbe diventare un punto di forza della squadra. Chiaro che dobbiamo esprimere una pallavolo di un altro tipo rispetto a quella vista questa sera”. La chiacchierata continua piacevolmente con Ubezio che continua a parlare a ruota libera quasi non volesse sentire un’altra domanda. Ad un certo punto però ci spiazza con una risposta quasi paragonabile ad un potente ace in battuta, in gergo pallavolistico. Stiamo analizzando la sconfitta, brutta per onor del vero contro Pavic, un pochino la “bestia nera” della Virtus. A quel punto la centrale risponde così: “Allora andremo a vincere nel loro palazzetto, dobbiamo rendere pan per focaccia”. Ecco lo spirito della battaglia, della rivalsa che nello sport fa la differenza, maturata probabilmente in tanti anni giocati ad alti livelli.  Oppure, semplicemente un lato del carattere della 35enne. In tanto tempo, Elena Ubezio di ricordi positivi ne ha veramente tanti ma quello che ci racconta è uno degli ultimi, come dice lei “non vado molto lontano pesco nel presente”. Siamo curiosi di saperlo. “Stasera sono arrivata a Biella senza dire nulla a nessuno- ci racconta- ho gettato solo qualche amo. In realtà la gente sapeva che sarei venuta a fare il tifo. Al PalaSarselli ho trovato le mie x compagne di Galliate, di Romagnano, i miei genitori. Queste per me sono le vere emozioni, il sentire durante la partita i loro incitamenti, fatti che mi commuovono sempre e che vanno aldilà di tutti i risultati sportivi e delle soddisfazione che mi sono tolte in questi anni, anche se non ho mai vinto i play off. A me piacciono i rapporti con le persone con le quali ho condiviso momenti di vita. Spero che in questo breve periodo alla Virtus si possano creare situazioni simili con tutto l’ambiente nerofucsia”. La centrale parla di “breve periodo” riferendosi alla sostituzione di Irene Zecchini infortunata al ginocchio e fuori ancora per qualche mese, lei che anni indietro era stata vittima della medesima rottura. “Ho avuto lo stesso suo infortunio di Irene- conclude- e a lei faccio i miei migliori auguri ma ricordandole che sono tornata a giocare e per Zecchini questo deve essere un segnale positivo visto che sono una vecchia carampana della pallavolo”. Il tempo stringe, le compagne di squadra la attendono per andare a cena. Ci viene in mente un’ultimissima domanda, forse scontata ma che per noi chiude il cerchio del personaggio di Elena Ubezio. Allora le chiediamo di definire in una parola la pallavolo. Un attimo per pensarci poi esplode il sorriso e risponde: “Passione, banale ma è così”.

Fulvio Feraboli

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