DELLAROLE-RICETTO: SVILUPPO O MEDIOEVO ?

Turismo, Ricetto, sviluppo alcuni temi toccati nell’intervista con Davide Dellarole, consigliere di Candelo.

PARLIAMO DI TURISMO, EVENTI, RICETTO.

Manca una seria programmazione turistica, le manifestazioni non sono turismo, a Candelo non c’è una evidente economia derivante dal turismo, sicuramente tanto impegno, ma pochissimi risultati concreti (che nel turismo, quello vero, si traducono in fatturato e ricchezza, anche per i cittadini normali; le faccio un esempio concreto, maggiore ricchezza per le attività che vivono di turismo, equivale a maggiori entrate per il Comune, che equivale ad abbattimento della tassazione per i residenti che si scarica sui turisti – posteggi a pagamento, servizi a pagamento e via dicendo. Oggi questo non c’è e il Ricetto resta un costo.”Qualche anno fa il responsabile del Master in Turismo Internazionale della USI mi disse: voi italiani affidate ai volontari una cosa così importante a livello economico come il turismo. I volontari, per loro natura, sono persone apprezzabili e volenterose, ma passeranno tutta la vita a chiedersi se sia giusto far pagare pochi euro, mentre chi fa turismo sa benissimo che il problema è capire che contenuti dare per farne pagare molti, ma far andare via la gente contenta di aver pagato”. Ecco, mai come oggi mi sento di condividere il pensiero di questo prof. Perché il problema è tutto in questa affermazione.
Tutto. Da 20 anni e, temo, ancora per parecchi a venire.

TANTI PARLANO DI SVILUPPO DEL TERRITORIO MOLTI A SPROPOSITO DA DOVE SI DEVE PARTIRE ?

Innanzitutto servirebbe studiare. Qui nel Biellese, soprattutto la parte politica, si è improvvisata esperta di turismo solo perchè partecipava a qualche tavolo istituzionale. Ora, non vorrei citare la mitica affermazione sgarbiana, ma senza solide basi di studio non si va da nessuna parte. Da dove partire. Esiste un processo di sviluppo, utilizzato con grande successo dall’OCSE, funziona, è un modello bottom up, crea condivisione e apre opportunità di ampio respiro. Mi limito a dire che sarebbe buona cosa ripartire da quel modello (che tra l’altro consente di capire se un territorio ha veramente un potenziale turistico oppure se sono tutte fissazioni dei locali che spesso si innamorano un po’ a casaccio).

IL RUOLO DELLA POLITICA ? ASCOLTO E POI DECISIONE OPPURE PROPORRE UN CONFRONTO CON GIA’ ALCUNE SOLUZIONI SUL TAVOLO

Ora cercherò di non prendermi troppe querele. La storia travagliata delle ATL, già da sola, indica chiaramente che il colpevole è la politica, ad ogni livello, dalla Regione (che ha cambiato le regole più volte), alla Provincia, ai sindaci che senza basi culturali ed economiche adeguate si sono mossi a casaccio per anni. Pensi solo a questo: a 5 cambi di governo della nostra provincia sono corrisposti 5 indirizzi diversi dati all’ATL circa la valorizzazione del territorio. Siamo passati dal faraonico progetto Di.Cu.Bi. (lo ha mai più sentito nominare?), agli investimenti sul target alto (golf, shopping), a spingere su manifestazioni popolari, fino a decidere che il tema portante era l’outdoor (in un territorio abbastanza bello, per carità, ma che da 300 anni si connota con l’impresa manifatturiera , il tessile, i prodotti di qualità). Abbia pazienza, ma se il turismo si considera “arrivato” sul medio – lungo periodo (i dati dicono che si devono trarre conclusioni apprezzabili sul successo o l’insuccesso almeno dopo 10 anni di lavoro), mi dica come si fa ad ottenere risultati visibili se ogni 4/5 anni cambiamo strada, indirizzo, strategia e obiettivi.

LE POTENZIALITA’ DEL RICETTO ?

Purtroppo scarse. O meglio, scarse se si prosegue sulla strada degli eventi quale unico motivo di attrazione.Diciamo subito una cosa: se partiamo da una semplice analisi ci rendiamo conto che il 96% delle cantine è di proprietà privata. Questo vuol dire che non ci sono così tanti spazi a disposizione per poter dare contenuti culturali stabili alla struttura (ogni volta che devi fare qualcosa devi chiedere il permesso). Capisce che senza spazi, anche creare contenuti è complesso, per questo i primi interventi erano singoli eventi di breve durata.In seconda battuta faccio una provocazione molto semplice: organizzare le due principali manifestazioni a Candelo costa più di 200mila euro. Con quella cifra prendiamo 30 opere di valore mondiale e le portiamo a dentro un borgo unico al mondo. 15 euro di ingresso e magari ci facciamo 20mila vistatori. sono 300mila euro di incassi, per gestire in un periodo a nostra scelta 1 terzo della massa che si riversa nelle manifestazioni (pagando 15 euro a persona, cosa che identifica turisti con capacità di spesa nei ristoranti o come possibilità di acquisto diversi rispetto al target attuale).

Perchè parlo di provocazione: dato che nè con Candelo in Fiore, nè con Vinincontro si crea poi una economia per il resto dell’anno (se venite fuori dalle manifestazioni non trovate botteghe che vendono fiori, piante o accessori), allora tanto vale puntare in alto, portare esposizioni di valore internazionale e magari riempire anche qualche stanza di albergo o B&B. Avrebbe molto più senso e sarebbe molto più facile trovare privati che partecipano (ha una vaga idea di quanti collezionisti, galleristi e appassionati sono disponibili ad affittare le proprie opere collaborando anche ai costi?). Monet e gli impressionisti nella magia del Borgo di Candelo. Et volià, 20mila presenze, un target alto, gente che spende, soggiorna, compra.

Provoco, sapendo di provocare, ma non dico una cosa così fuori dal mondo. Chiudo con una considerazione che non piacerà al sindaco, alla pro loco e a quanti hanno idee diverse dalle mie (molti dei quali sostengono il grande lavoro fatto fino ad oggi): sono 20 anni che il Ricetto ha una potenzialità. I 70 mila visitatori sono un risultato, sicuramente ne beneficiano le attività della piazza, ma da qui a parlare di economia turistica ci passa un abisso. E i contenuti culturali all’interno del Borgo sono praticamente nulli.

Oggi nessuno pagherebbe 2 euro per vedere le cantine di crono o la cellula della civiltà contadina, quindi, o si fa un vero salto di qualità o si continuerà a vivacchiare stancamente, fino a quando ci saranno dei volontari o fino a quando qualcuno riuscirà a trarre qualche piccolo vantaggio dalla presenza dei turisti (pochi) che passeranno per il borgo.

E’ MOLTO CRITICO, E’ SICURO CHE NON CI SIA NULLA CHE VADA BENE? NON PENSA DI PASSARE PER QUELLO SEMPRE CONTRO?

La mia storia lavorativa (e nel turismo qualcosina ho fatto) dice esattamente il contrario. Sono pronto a dialogare, costruire, impegnarmi. Ma su basi di lavoro serie e con persone che devono trarre dal turismo la propria sussistenza. Confrontarmi con i volontari (gente che ha stipendi pagati in altro modo) mi metterà sempre nella condizioni di “avere contro” la loro visione di turismo. Cito Jon Belushi, non è colpa mia.Poi, mi limito ad osservare i numeri. Numeri non sufficienti a creare posti di lavoro, o a sostenere un congruo numero di attività economiche. Direi che se non c’è lavoro non si può parlare di turismo, al massimo di tentativo.Di certo riconosco il grande impegno messo in tutti questi anni, ci mancherebbe, riconosco che grazie a quell’impegno si è riusciti ad ottenere fondi per sistemare il Ricetto (mi ricordo in che stato era negli anni Ottanta). Ecco, se proprio dobbiamo cercare un successo direi che questo è il vero, ed unico, successo ottenuto dal tentativo di sviluppare una economia turistica intorno al Ricetto di Candelo. E non è cosa da poco.

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