DANIELA ZACCHI, IL VOLLEY E’ EMOZIONE SACRIFICIO CONVIVENZA DIVERTIMENTO

Vi raccontiamo la storia del rapporto tra la centrale 37enne e la pallavolo, tenendo presente che la passione si accantona ma prima o poi esce sempre allo scoperto.

Incontrandoci sentiamo un profumo unico, riescono ad indossarlo in pochi, ci avvolge completamente per tutto il tempo che rimaniamo seduti ad un tavolino di un bar davanti ad un buon caffè. E’ un qualcosa di particolare non certo in vendita in negozio, neppure nelle famose Parfumerie de Paris. La passione non si inventa, non si compra, la si ha e basta. Questa è la nostra prima impressione dopo la stretta di mano e poche parole scambiate con Daniela Zacchi. Per chi non la conosce, gioca a pallavolo in serie C nel bonprix TeamVolley, ha 37 anni, è sposata, lavora ed è mamma di due bambine di 10 e 8 anni. “Non ho mai pensato di avere un maschio” ci sussurra sorridendo. Aveva smesso di giocare a volley per diversi anni, quando allora indossava la maglietta della Virtus Chiavazza, una delusione forte, lo stimolo inciampato in un ostacolo imprevisto. In fondo poco importa. La realtà ora parla diverso ed è questo l’aspetto sul quale cerchiamo di costruire la storia di Daniela. Il riemergere della passione accantonata per anni in uno stanzino del suo cuore fino a dodici mesi fa quando alla porta di casa bussa un dirigente della squadra del Calton. “E’ stato un qualcosa di inatteso che ha riaperto quel sentimento rimasto addormentato per troppo tempo” racconta la pallavolista. Disorientamento, emozione, adrenalina. Per Zacchi tutto in un attimo, tutto dannatamente incredibile, il ritorno a respirare a pieni polmoni. Questa è la passione allo stato puro che riemerge dal letargo. E così dopo qualche mese di “rodaggio” da quest’anno un campionato intero in serie C, nel bonprix TeamVolley, tutto a disposizione. Allenamenti compresi. “Sono troppo entusiasta, è una cosa bella dietro l’altra, le mie compagne sono fantastiche con me, mi fanno divertire. Ho capito che volevo riprendere a giocare. Mi hanno riportato in campo, mi hanno fatto ringiovanire di dieci anni e quindi non devo arrendermi mai. E’ una figata pazzesca. Devo essere onesta anche nel dire che a volte con le mie bimbe mi sento egoista. Poi c’è il rovescio della medaglia perché penso che loro vedano una mamma in forma, sorridente che cerca di darle il meglio quando siamo insieme”. Anche Giada e Noemi, così è il nome delle bimbe, giocano a volley nella Virtus Biella anche se la piccolina inizia ora a suonare il basso, come il suo papà ma senza forzature perché “dovranno scegliere loro quale sport praticare. Ripeto sempre che sarà e dovrà essere la loro passione e se decideranno per la pallavolo sarà per un desiderio ben preciso. La prima volta che ho visto Giada in campo con la palla in mano mi è scesa una lacrima, l’ho anche filmata. Mi sono rivista piccola, è uguale a me e quando esulta è carinissima e mi commuovo perché è il momento più figo della pallavolo. Spero che non sia come me quando perdo perché sto male per un giorno intero. Ho il broncio”. E’ tornata a divertirsi, a star bene nonostante i sacrifici, perché comunque una mamma ne fa tanti anche se supportata nei minimi dettagli dal marito, dalla famiglia. Questione di compromessi.  “Sono una iena, mi riassume così mio marito. In effetti è vero perché se voglio qualcosa veramente, devo ottenerlo. Sono testarda come l’occasione di tornare a giocare nonostante non fosse d’accordo nessuno (piccola smorfia di Daniela, ndr). Sono trasparente, mi piace farmi vedere quello che sono, ti dico cosa penso, mi piace sapere quello che pensi e se devo arrivare ad un qualcosa ci arrivo”. Dove? Il futuro è ancora presto per immaginarlo, non ci riesce neppure la diretta interessata. Di certo c’è un obiettivo stagionale. “Mi sto veramente divertendo, me la godo insieme alle mie compagne (convivenza, ndr). Stiamo facendo bene e mi piace perché tutte sono come me non si accontentano mai. Il futuro? Mi sono chiesta diverse volte se mi dovessero riproporre un altro anno. Sono molto combattuta, non so ma sarebbe difficile dire no”.

Fulvio Feraboli

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