ALTA VELOCITA’, SI FARA’ UNO STUDIO SULLA TORINO-MILANO

La regione Piemonte sposa il metodo Toninelli. Due le ipotesi: Santhià o Chiasso e Novara.

La Regione Piemonte ha commissionato uno studio per realizzare fermate intermedie sulla linea ad alta velocità Torino – Milano. Un cambio di passo positivo, finalmente si valutano costi e benefici di ogni intervento sulla base di analisi scientifiche sulla mobilità e non su posizioni ideologiche. Un metodo coerente con quello del Ministro Toninelli che intende valutare tutti i progetti in corso nel settore infrastrutture. Nell’incontro avvenuto giovedì 28 giugno presso l’assessorato regionale ai Trasporti sono stati esposti due scenari di studio, che prevedono una stazione nei pressi di Santhià (VC) o in alternativa due stazioni presso Chivasso (TO) e Novara (NO). Tali proposte nascono dal territorio, in particolare quella di Chivasso dall’associazione Identità Comune con la proposta “Porta Canavese – Monferrato”. 

“Abbiamo condiviso da subito l’approccio di proposta dal basso, a patto sia convalidato da adeguati studi di mobilità -dicono Andrissi, Bono e Valetti del Movimento 5 Stelle-. Pensiamo non debbano esistere territori di serie A e serie B in Piemonte ma tutte le aree debbano avere le stesse opportunità di spostarsi con il trasporto pubblico dentro e fuori regione. Proponiamo quindi che lo studio non si limiti ai soli due scenari proposti per quanto riguarda l’alta velocità, anzi che si proceda al più presto ad estendere questo metodo a tutto il Piemonte. Nei territori non serviti contigui alla linea ad alta velocità (cuneese, astigiano, alessandrino) le persone sono, di fatto, obbligate a passare da Torino per collegarsi al resto d’Italia. Esistono soluzioni di buonsenso, ed a costo zero, come portare i servizi AV al Lingotto di Torino oppure ripensare linee di intercity verso altre regioni per colmare la cesura con la dorsale AV. Inoltre la linea AV piemontese, attualmente satura solo al 14%, offre ampi spazi per servizi a media velocità quali l’ex “freccia bianca”. Di tutte queste proposte ci faremo portavoce in Consiglio regionale. L’approccio scientifico ci consentirà di realizzare opere utili senza rischiare vere e proprie cattedrali nel deserto come la stazione di Reggio Emilia AV. Avveniristica quanto inutile e scollegata dal resto delle ferrovie e pertanto sottoutilizzata”.

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